Una bellissima giornata di democrazia

Dom, 29/10/2017 - 12:40

Carissimo Ilario, ho partecipato all’iniziativa di Siderno di domenica scorsa, perché è impossibile dire di “no” a te che metti tanta passione e tanto coraggio nelle battaglie politico-culturali. Questa sull’applicazione dell’art. 3 della Costituzione è perfettamente in linea con la battaglia meridionalista che ti ha visto sempre in prima fila sia nella militanza politica sia nell’impegno culturale a fianco del compianto prof. Pasquino Crupi. Ti conosco da tempo e so lo spirito indomito che ti anima, per cui, pur non condividendo alcuni passaggi del documento portato in assemblea, ho voluto rispondere all’appello e far quadrato con chi questa terra la ama, non solo a parole.
Ma conosci pure la mia schiettezza e non mi piace nascondermi dietro un dito: immettere sul giusto binario della questione nazionale (richiamando l’applicazione dell’art. 3 della Cost.) la “questione meridionale”, specie in occasione dei referendum Lombardo-Veneto, è cosa diversa da quanto scritto nel documento presentato in assemblea in materia di giustizia, argomento questo che ha monopolizzato il dibattito dell’intera mattinata. Perché accostare la “questione meridionale” alla “questione giustizia”? L’Italia tutta, non solo la Calabria, è alle prese con inchieste dal grande fragore mediatico che finiscono, purtroppo, in bolle di sapone! L’Italia tutta da decenni è sospesa tra una giustizia, direbbe Pietro Nenni, “forte con i deboli e debole con i forti” e un Paese che si sveglia dopo lustri con un nulla di fatto! È il Paese nella sua interezza che non riesce a venir fuori da una corruzione imperante e da una “giustizia” che fa più prove TV che assicurare alle patrie galere i delinquenti! Il vero problema è che ci sono troppi delinquenti a piede libero, carissimo Ilario, e a pagarne le spese è il Paese Italia nel suo complesso.
Ascoltare nell’aula del Consiglio Comunale di Siderno storie di “giustizia ingiusta” fa certamente male, ma nulla a che vedere con la “questione meridionale” e con la prova referendaria Lombardo-Veneta e i suoi sviluppi! L’accostamento, poi, di queste vicende di ingiustizia manifesta alla Legge Pica è storicamente forzato e distorce, a mio modesto parere, la portata della nostra iniziativa.
Pur non condividendo alcuni passaggi dell’intervento di Angelo Errigo, specie quello riferito al tuo trascorso amministrativo, mi riconosco nella sostanza del discorso del passionale figliuolo dell’indimenticabile Peppe Errigo (rivedo con piacere, in alcuni tratti, la verve polemica del papà). In particolare, mi riconosco nell’invito a leggere il referendum Lombardo-Veneto alla luce dell’art. 116 della Costituzione Repubblicana. Anzi, è bene fare un exursus storico dell’articolo riformato nel 2001 e delle richieste conseguenti provenienti dal Nord leghista, proprio per rappresentare la strumentalità dell’iniziativa referendaria di Maroni e Zaia.
L’ “autonomia differenziata”, come ricordava Angelo Errigo nel suo intervento, è stata introdotta in Italia nel 2001 dalla Riforma del Titolo V della Costituzione voluta da D’Alema e ricevuta in eredità dal centrodestra a seguito del ritorno al Governo di Silvio Berlusconi. Per sei anni non si è fatto nulla e nel 2007, con il ritorno di Romano Prodi al Governo, le istanze autonomiste del Lombardo-Veneto si fecero di nuovo sentire salvo arenarsi quando, nel 2008, tornò a capo dell’esecutivo il Cavaliere. Tutto tacque fino al 2015 quando Matteo Renzi incaricò il Ministro Costa a trattare la questione con i governatori di Lombardia e Veneto e il Ministro si “sentì rispondere da Zaia che occorreva prima svolgere il referendum consultivo”. Il resto è cronaca di questi giorni.
Ho riassunto la storia dell’art. 116 della Costituzione riformato, per motivare il mio giudizio sul referendum leghista – uno spot elettorale pagato con i soldi dei contribuenti – anche se è giusto non sottovalutare la portata politica devastante che potrebbe avere sulla politica nazionale l’esito referendario qualora il Sud assistesse silente al dibattito politico in corso. Da questo punto di vista hai ragione tu, ma, a mio parere, è sbagliato mettere sul tavolo contenuti, come quello della giustizia, che esulano dal nucleo nevralgico della discussione sulla forma di Stato che si profila all’orizzonte. Concordo, invece, con il richiamo operato da Angelo Errigo: occorre partire dai concetti di “autonomia differenziata” e di “Regione virtuosa” se vogliamo rispondere in maniera efficace all’attacco dei leghisti nuova versione e capire come una Calabria malridotta possa mai sedersi introno ad un ipotetico tavolo governativo. Certo non potrà essere la solita Calabria malata di piagnisteo, di lassismo e di vittimismo quella capace di richiamare l’applicazione dell’art. 3 della Costituzione! Ha ragione, secondo me, Angelo Errigo: che attinenza ha l’applicazione dell’art. 3 della Costituzione con lo sfascio della sanità calabrese? Ma potremmo chiamare in causa la politica regionale in materia ambientale e l’art. 3 della Costituzione non avrebbe il minimo spazio. Nello sfascio delle politiche sanitarie e ambientali, temi oggetto delle rivendicazioni referendarie e nostro tallone di Achille nel confronto politico con il Nord, c’è moltissimo del nostro pressappochismo (diverso il discorso per quanto riguarda le reti infrastrutturali). Ha ragione Angelo Errigo: guardiamo al nostro recente passato e non facciamo finta di cavarcela accusando i soliti rapinatori del Nord nel mentre abbiamo prosciugato irresponsabilmente le nostre casse regionali. Con quale dotazione meritoria potremmo mai sederci ad un tavolo governativo sull’ambiente quando abbiamo dissipato montagne (è il caso proprio di dire!) di denaro per pagare un esercito di forestali erranti per i boschi (negli anni ’80 abbiamo raggiunto la fatidica cifra di 28.000 addetti, più forestali che alberi) o per realizzare depuratori, opere pubbliche eterne incompiute! Possiamo mai su questi temi invocare l’applicazione dell’art. 3 della Costituzione o dovremmo, piuttosto, con il capo cosparso di cenere presentarci a Roma e a Bruxelles e implorare perdono per le nostre storiche nefandezze? E per la sanità negata, carissimo Ilario, te la senti in coscienza di accusare l’assenza dello Stato in Calabria? È colpa dello Stato se abbiamo realizzato ospedali guardando più ai sani che agli ammalati? È colpa della mancata applicazione dell’art. 3 della Costituzione se nell’ASP di Reggio Calabria è impossibile venire a capo dei bilanci d’esercizio e hanno dovuto alzare le mani in segno di resa valenti professionisti dei bilanci pubblici?
Se non partiamo da noi, se non facciamo piazza pulita delle nefandezze gestionali e politiche di casa nostra, l’art. 3 della Costituzione continuerà ad essere, sulla carta, un capolavoro di democrazia sostanziale, ma di difficile applicazione nelle nostre contrade.
Il dibattito dialettico con l’insidiosa politica nordista andrebbe affrontato, secondo me, impedendo alla Lega di spezzettare il discorso: autonomisti in materia di servizi gestiti obiettivamente in maniera virtuosa e sovranisti per riparare le falle del malaffare politico-finanziario. Penso, ad esempio, alla montagna di denaro sborsata da Roma per salvare dalla bancarotta le banche Lombardo-Venete prosciugate da allegre gestioni nordiche. Bisognerebbe essere capaci di ricondurre in autonomia, anche, questo sfasciume clientelare e allora si ne vedremmo delle belle! Ma ciò sarà possibile solo se riusciremo noi, italiani del Sud, ad essere severi con noi stessi e a mettere fine alle nostre storiche inettitudini. Il lamento greco non ripristinerà nessun patto costituzionale se non verrà sostituito dalla responsabilità dell’appartenenza ad una terra poco ama principalmente da noi.
Infine, una nota circa l’appassionato intervento dello scrittore Mimmo Gangemi il quale, in un passaggio, ha chiesto alla classe politica di mettersi da parte. Vale lo stesso discorso fatto sopra: è credibile pensare ad una auto-conversione ragionevole del politico inconcludente a lasciare il passo o è solo una civitas matura e responsabile quella in grado di togliere di mezzo una classe dirigente inetta e irresponsabile? L’eletto, proprio perché tale, ha la sua investitura democratica nel popolo il quale accorda e revoca la fiducia con lo strumento del voto: se l’elettore non lo sa usare o lo utilizza guardando al suo particulare, inutile aspettarsi harakiri politici! Siamo la patria di Machiavelli e Guicciardini, carissimo Ilario, anche se conosciuti come popolo di santi, poeti e navigatori.

Autore: 
Vito Pirruccio
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