Tra l’Inferno e il Paradiso

Dom, 14/06/2020 - 11:30

Seby provvede a impressionarci con una citazione (di Oscar Wilde): «Il Paradiso lo preferisco per il clima, l'Inferno per la compagnia.» Vito, presidente di ADDA e ANGSA, associazioni per i disabili, mio vicino di casa, aggiunge - e il discorso si fa serio - «Come vogliamo descriverlo il Purgatorio di ogni giorno?» Sappiamo delle vite "sospese", in sofferenza e in grazia di Dio, di chi  - come lui - ha una figlia autistica: i condizionamenti e i miracoli dei genitori, le pastoie burocratiche, il dialogo a singhiozzo tra sanitario e sociale, i servizi vitali e i progetti carenti. Un purgatorio in cui si fa allenamento con le preoccupazioni e si gioca la partita del grande amore e dei sorrisi "andata e ritorno” - li chiamerebbe Mimmo Gangemi - con Francesca. Per noi che vogliamo dare una mano, il modo di capirlo questo mondo è, intanto, di raccontarlo. Pasolini scriveva "Amo la vita ferocemente, disperatamente. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno…” La frase vorremmo completarla rimandando alle "lotte"  malinconiche, al "trasporto" che si riverbera nelle famiglie con disabili. Spesso vediamo le immagini di chi è condannato a vivere su di una sedia a rotelle. La scienza per loro puntualizza: sono stati fatti grandi progressi, compreso quello di poter avere un bambino con la fecondazione assistita e altre tecniche. Ascoltiamo altre "raccomandazioni": non vanno divisi per "categorie", i "diversamente abili" meritano tutti il massimo di attenzioni e di fiducia. Viceversa si corre il rischio di avere norme di legge non uguali per tutti. Ci scandalizziamo per il parcheggio che comunque rubiamo al disabile, e consideriamo un "lavoro straordinario" quello del personale dedicato, che dimostra sensibilità non sempre uguali. Bello il gesto dell'ombrello del "handicappatino" (così è stato presentato) nel servizio televisivo a chi gli ha dimostrato commiserazione. Cesira Gemelli, dirigente all'ASP, scrive (praticamente una "figlia d'arte"), progetta: «Sono sociologo presso il Dipartimento di Salute Mentale; l'epidemiologia e la prevenzione, le normative di riferimento, mi hanno fatto scegliere il terzo settore, anche perché non ha finalità di mercato né tanto meno di profitto.» E già questa affermazione la vogliamo leggere come una sana diffida verso i meccanismi che si inceppano, l'assistenza che difetta. «Nel territorio calabrese sono dichiarati circa 8mila studenti diversamente abili a cui necessita una giusta e concreta inclusione scolastica, sociale e nel gruppo dei pari. Quale strumento di integrazione sarebbe migliore se non lo sport? Attraverso le attività sportive il ragazzo "speciale" potrà dimostrare le proprie abilità e dignità, potrà condividere questi momenti con ragazzi cosiddetti "normali", squadre miste per giocare a bowling, a pallacanestro, per il nuoto, il karate e anche per la musica. Sono specialità (e successi importanti) dei nostri ragazzi, i "Girasoli della Locride". Grazie a Special Olympics Italia, associazione riconosciuta in Italia dal CONI, che dialoga con il Comitato Olimpico e Paraolimpico a livello mondiale attraverso azioni di tutoraggio, si offre anche l'opportunità ai volontari di diventare tecnici e coach qualificati (i nostri genitori e volontari lo sono) con corsi e percorsi di preparazione e linee guida.» Con la collaborazione con Irma Lombardo Circosta, presidente e principale protagonista dei “Girasoli della Locride” Cesira Gemelli ha conosciuto due realtà ed assunto in entrambi ruoli direttivi di rilievo: «Hanno cambiato il mio modo di agire come professionista, adesso più operativo.» I componenti dell'associazione sono degli stakeholders, per dirla sociologicamente, ovvero erogatori e fruitori degli stessi servizi prodotti. Sono dei veri testimonial della società come la vorremmo anche qui nella Locride, che deve prestare cure più che "fare rumore". «Il concetto dell'appartenenza responsabile che ho letto nella rubrica della settimana scorsa, la logica dell'inclusione sociale - puntualizza la professionista - l'abbiamo sperimentata con grandi soddisfazioni negli appuntamenti che abbiamo organizzato e ai quali abbiamo partecipato. Ma non basta, dobbiamo fare di più!» Noi non siamo rimasti fermi.

Autore: 
Franco Crinò
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