Due anni fa sulle coste calabresi di Steccato di Cutro, l’attuale Governo ha toccato il suo punto più basso, mostrando tutta la sua disumanità. Quella tragedia poteva essere evitata.
Pasquale Aiello
Quella tragedia si poteva evitare.
«L’accoglienza non produce morte, la guerra e le armi sì. Cos’è cambiato dalla strage di Lampedusa e da quella di Cutro? Niente. Anzi, è tutto peggiorato. Il decreto che è seguito all’ignobile strage di Cutro ha cercato di ostacolare ulteriormente le navi delle Ong che provano a salvare vite in mare e a criminalizzare ancora di più chi giunge vivo sulle nostre rive. I torturatori e i veri trafficanti di esseri umani, che Giorgia Meloni voleva ricercare in tutto il globo terracqueo, vengono invece protetti e ricondotti a casa con tante scuse proprio dal governo che dovrebbe perseguirli senza sosta. Noi non possiamo dimenticare né restare indifferenti.»
Con queste parole Mimmo Lucano, ha voluto lanciare nel giorno del 26 Febbraio 2025, in occasione dell’anniversario della strage di Cutro, dalla sua Riace dov’è sindaco, la denuncia per una tragedia che si poteva e doveva evitare. Un raduno modesto ma sentito, a cui hanno preso parte don Battista Masini e don Giovanni Piscioneri della diocesi di Locri-Gerace e Sasà Albanese, attivista impegnato per i diritti civili, un incontro di gente che non vuole dimenticare e che si è materializzato dalla mattinata nella piazzetta del villaggio globale a Riace per commemorare i 94 morti di cui 35 bambini e molti dispersi, vittime di un naufragio di migranti che non hanno ricevuto aiuto, non sono stati soccorsi in un mare in tempesta e che peserà per sempre sul governo in carica. Da Cutro, luogo della strage si leva alto il monito della gente del posto e le testimonianze dei sopravvissuti “la gente in mare va salvata sempre”, mentre da Riace il sindaco e parlamentare europeo Mimmo Lucano afferma che “il modo corretto di affrontare l’accoglienza deve essere quello di non ritenere mai nessuno clandestino. Volevano solo una vita migliore – dice – volevano solamente raggiungere quel sogno chiamato Europa e invece sono morti a pochi metri dalla spiaggia”. Ma la memoria non basta perché quelle vittime aspettano ancora verità e giustizia.