Bruno Gemelli ci parla della visita di Einaudi ad Africo.
Bruno Gemelli
Luigi Einaudi, di cui ricorre il 150esimo anniversario della nascita, fu il primo Capo dello Stato a visitare la Calabria. L’occasione fu data dalla disastrosa alluvione del 1951. Tra il 12 e il 20 ottobre di quell’anno caddero oltre 1000 mm di pioggia e almeno 1700 furono le abitazioni crollate. Anche nei giorni a seguire la quantità di acqua caduta risultò essere elevata con conseguenze disastrose per i territori compresi fra l’Aspromonte e Serra di San Bruno.
Dopo Enrico De Nicola, capo provvisorio della Repubblica appena nata, Lugi Einaudi fu eletto Presidente dal Parlamento nel 1948 al quarto scrutinio. Egli partecipò alla rinascita del Paese come membro dell’Assemblea costituente. Al referendum sulla forma di Stato votò per la monarchia come Benedetto Croce ed Eugenio Scalfari; personalità di stampo liberale che spiegarono che solo il potere affidato alla monarchia avrebbe arginato il contropotere del Vaticano. Questo fatto non impedì a Einaudi di custodire e difendere i principi repubblicani nella totale incondizionata lealtà.
Economista di livello mondiale, nel momento della sua elezione ricopriva la carica di Governatore della Banca d’Italia. «Grande è il debito – ha commentato ieri Matterella – che la comunità nazionale ha verso questo padre della Patria e ricco il patrimonio di pensiero, di azione politica, di equilibrio istituzionale, di coerenza personale, che ci ha lasciato».
Torniamo alla sua visita in Calabria.
L’alluvione aveva provocato grande allarme nei palazzi romani: dal Viminale a Palazzo Chigi. Ma il più sollecito a reagire fu il Quirinale. Il presidente Einaudi giunse alla stazione ferroviaria di Catanzaro Sala il 21 ottobre 1951 accompagnato dalla moglie Ida Pellegrini, da molti membri del governo in carica e dalle massime autorità calabresi. Dopo una breve sosta a Catanzaro Marina e Soverato il corteo presidenziale iniziò a visitare i centri colpiti maggiormente dall’alluvione: Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, Isca, Badolato. Il corteo presidenziale si trasferì poi a Serra San Bruno e da lì visitò altre zone colpite, da Fabrizia e Nardo di Pace; poi la carovana presidenziale scese a Pizzo per prendere il treno che lì avrebbe portato alla stazione di Gioia Tauro; quindi un sopralluogo ad alcuni centri della Piana. Da Gioia a Tauro a Melito Porto Salvo attraverso Reggio Calabria, con tappa calabrese finale ad Africo vecchio, completamente distrutto.
Scrisse Andrea Morabito: «La disastrosa alluvione dal 15 al 20 ottobre 1951, che provocò notevoli danni a ben 75 comuni della Calabria, aveva indotto le autorità a trasferire gli abitanti di Africo e della sua frazione Casalnuovo verso la marina. Rimasero così deserti i due asili da noi costruiti con tanto amore, oltre al laboratorio femminile e il dispensario medico di Africo». A redigere il nuovo piano regolatore della costruenda Africo nuovo fu chiamato il professor Manlio Rossi Doria, meridionalista di fama e preside della facoltà di Agraria a Portici, che aveva già collaborato per lo studio di fattibilità dell’Opera Valorizzazione Sila.
Su Africo vecchio e nuovo c’è una vasta letteratura con riflessioni di Vito Teti, Corrado Stajano, Pasquino Crupi e Gioacchino Criaco.