Peperoncino corno d’ariete di Caulonia

Sab, 04/07/2020 - 11:08
I frutti dimenticati

Tutte le varietà dei peperoncini piccanti derivano dal genere capsicum, che si divide all’interno in cinque specie.
Tanto per cominciare, il termine capsicum i botanici lo fanno derivare dal latino capsa, che significa cassa, forse per il fatto che alcuni tipi hanno la forma di cassa ma, più probabilmente, derivano dal verbo greco “capto” o “capso” che si significa mordere con avidità, nel senso di ingoiare qualche cibo con ingordigia, ma in questo caso significa addentare dolorosamente, in quanto il bruciore che determina l’addentare un peperoncino, ricorda addirittura il morso che si subisce da parte di qualche animale.
I peperoncini diffusi da più tempo nei nostri territori sono quelli ascrivibili alla specie “capsa frutescens” e, probabilmente, sono quelli che per primi raggiunsero la Calabria, direttamente dall’America, generalmente Centrale e Meridionale da cui derivarono.
Bisogna ricordare che tali territori furono i primi ad essere colonizzati dagli spagnoli, assieme alle isole del Mar dei Caraibi e naturalmente la diffusione raggiunse la nostra terra immediatamente dopo la colonizzazione spagnola di tante aree dell’America.
L’Italia meridionale fu governata dagli spagnoli a cominciare dalla prima metà del XV secolo, prima con gli Aragonesi, nella persona di Alfonso V d’Aragona il Magnanimo, che nel 1443 si impadronì del regno di Napoli, assumendo il titolo di Alfonso I, e poi direttamente dagli spagnoli nel 1503, quando si sostituirono agli Aragonesi che li chiamarono in aiuto contro i francesi che avevano invaso il Regno di Napoli.
Quindi dall’America, che cominciò ad essere colonizzata dagli spagnoli subito dopo la scoperta di Cristoforo Colombo, avvenuta nel 1492, cominciarono a essere introdotti in Europa nuovi prodotti alimentari, che cominciarono a essere utilizzati prima con diffidenza.
Tra di essi ricordiamo i pomodori, che divennero d’uso diffuso solo a partire dal ‘700, le patate, alcuni tipi di fagioli e naturalmente tra i nuovi prodotti alimentari giunti dal nuovo continente, ci furono anche i peperoni e, naturalmente, i peperoncini piccanti.
Con il passare del tempo i nuovi prodotti alimentari raggiunsero i Paesi Europei e furono accolti dapprima con molta circospezione e prudenza, passando prima dalla curiosità ornamentale con cui furono utilizzati, ad esempio, i pomodori; infatti essi furono utilizzati come piante alimentari solo a partire dal ‘700, come già abbiamo accennato.
Più rapida fu la diffusione delle patate, che ebbero un successo migliore, in quanto si adattavano meglio ai climi svariati che andavano da quello Mediterraneo, a quelli temperati freddi.
Inoltre, le patate avevano una maggiore capacità di soddisfare le esigenze delle popolazioni più povere dell’Europa, che attraversata costantemente da eserciti in armi che danneggiavano i seminati provocando fame e carestie.
Esse avevano la possibilità di essere coltivati in piccoli spazi costituiti dagli orti e dare prodotti abbondanti, come capiterà in seguito per i pomodori.
Dall’America arrivarono tante varietà di fagioli, tranne i dolici, ovvero quelli che producevano baccelli lunghi e generalmente tondeggianti, originari dell’Africa e presenti già in Europa da tempi immemorabili; tra questi ricordiamo i fagioli dell’occhio, che sono i più diffusi nel mondo.
In Calabria ebbero tanto successo i peperoncini piccanti, oltre che in tutta l’Italia meridionale, anche nell’ambito dei territori dominati dagli spagnoli.
Delle tante varietà di peperoncini piccanti, in Calabria, ebbe una rapida diffusione la varietà “capsicum fructescens”, che offre caratteristiche particolari dovute alle infiorescenze bianche che si trasformano poi in peperoncini verdi, che alla fine assumono definitivamente il colore rosso.
In tutti i nostri territori prevalevano, fino a pochi decenni fa, solo i peperoncini colorati di rosso a varie forme ma, di recente, sono stati diffusi anche altri tipi di vari colori.
Nei miei spostamenti all’interno della Locride, spesso vado a Caulonia a trovare il mio amico carissimo Santo Strati, che ha trasformato il suo campo sulla destra idrografica dell’Amusa in un rifugio privilegiato di biodiversità, prevalentemente del territorio, anche se talvolta deroga da tale regola, accettando anche piante esotiche.
Nell’estate 2019 visitai il campo di Santo e, girando all’interno e cercando di fotografare m’imbattei in una pianta particolare di peperoncini piccanti che il mio amico denominò Corno d’Ariete, in quanto si sviluppano notevolmente in lunghezza, ma in forma contorta, come talvolta capita per le corna dell’ariete.
Risultano più piccanti di ogni altra varietà del nostro territorio e rigorosamente sono originari di Caulonia.

Autore: 
Orlando Sculli
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