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sabato, Aprile 5, 2025
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Partono… e noi non sappiamo cosa lasciano

Stanotte ho dormito che era mattina. Non ricordo cosa ho sognato. Ricordo solo turbolenze alla serenità del sonno. Tutti sappiamo che la notte può essere uno spazio di pace, o un inferno. E nelle pieghe delle ore brevi riportiamo i fatti del giorno, trasformati in altro. Steccato di Cutro toglie il sonno a tutti. A me, scrivente onirico del Mare di Kubra, facile profezia di un disastro in acqua e di un distacco da madre, tornano volti. Ovvio che ho dormito male e sognato peggio. Il giorno prima avevo scelto di non aderire all’appello ecumenico alla preghiera ed al silenzio. Di fronte a sessanta morti di tutte le età, e un terzo bambino, il silenzio è indifferenza, e l’urlo è lotta. Steccato di Cutro è una vergogna per l’umanità che si gira dall’altro lato, il lato comodo della vita. E non è assolutamente una tragedia dell’immigrazione clandestina, come dice la Premier Meloni. È tragedia della assurda colpevolizzazione, anzi clandestinizzazione dell’immigrazione.

E ripetere come un mantra che occorre evitare le partenze è stupidaggine accettata soltanto da chi guarda al proprio giardino come fosse il mondo intero. La gente che sceglie il mare, pur non conoscendo le onde, è risoluta a partire perché sa ciò che lascia.

Noi non lo sappiamo.

Il mondo occidentale dal ventre pingue non conosce i morsi della fame, l’aridità della polvere senza acqua. Tuttavia, il dolore non ha senso se non si trasforma in reazione.

Qui e là i destrorsi chiedono di non speculare sui morti, come se il pensiero critico su politiche castranti ogni forma di accoglienza, da Lucano in avanti, fossero speculazione. Sappiamo, e non ci dobbiamo stupire, che il pensiero diverso, per le forze totalitarie, è già speculazione. La destra fa la destra.

Altrove, però, occorre reazione. Sarebbe forse utopia che le forze di opposizione trovassero il coraggio di occupare il parlamento fin a raggiungere l’abolizione dei decreti sicurezza, degli accordi con la Libia e di ogni norma assassina che colpevolizza i potenziali salvatori, come per esempio le ONG?

La gente deve essere libera di circolare nel mondo senza muri e barriere, come in terra come in mare.

Mario Alberti

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