Vi racconto una storia che non riesco a comprendere. Mi dispiace per l’ex prefetto, perché è evidente che sia finito nelle maglie di un gioco fatto sopra la sua testa che lo ha visto prima carnefice e poi di nuovo utile alla causa Dove lo Stato si presenta e rappresenta in modo quantomeno anomalo, utilizzando i servitori fedeli come se non avessero una propria anima.
Vi racconto una storia che non riesco a comprendere, ma tale è la mia voglia di capire che ho cercato di farlo attraverso la lettura di alcuni articoli che hanno segnato il caso in questi ultimi due anni. Partiamo dalla mia curiosità. Sono molto interessato e curioso, ho infatti scritto molto su questa vicenda e sul prefetto Di Bari, perché è stato prefetto a Reggio Calabria ed in questo ruolo ha inviato 19 commissioni d’accesso antimafia, sciogliendo così la bellezza di 18 consigli comunali, unico superstite il comune di San Giovanni di Gerace. Non mi permetto di giudicare l’operato del prefetto e nemmeno di negare l’esistenza della ‘ndrangheta nel nostro territorio, ma sicuramente è stato il recordman degli scioglimenti, basti pensare che il suo successore il prefetto Mariani, ne ha sciolto solo uno (Portigliola) in un periodo molto più lungo.
Comunque, nella storia succede che il prefetto, nominato da Salvini nel 2019 capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, venga sospeso come racconta tutta la stampa, perché la moglie è tra le persone coinvolte in una operazione in Puglia. Riportiamo dal “Corriere della Sera” del 10 dicembre 2021: “Caporalato, indagata la moglie del prefetto Michele Di Bari, autore della circolare contro lo sfruttamento lavorativo”. La ministra Lamorgese ha saputo giovedì sera dell’indagine di Foggia che, tra le 16 persone coinvolte, vede anche la moglie di Di Bari che si è dimesso.
A questo punto tutto il Centrodestra chiede la testa del prefetto, scrive “La Repubblica” sempre il 10 dicembre: “Salvini attacca Lamorgese sul caso del prefetto Di Bari, nominato da lui.
Il capo del Dipartimento Immigrazione del Viminale lascia dopo l’indagine per caporalato a carico della moglie. Fdi chiede le dimissioni della ministra, il Pd la difende”.
Nessuna notizia per tutto il 2021, fin quando il 5 di gennaio del 2022 esce su “Tgcom24” la notizia: “Caporalato nel Foggiano, liberata la moglie del prefetto Di Bari. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, i legali di Rosalba Livrerio Bisceglia hanno evidenziato come l’azienda agricola sia totalmente meccanizzata. Il gip del tribunale di Foggia ha revocato le misure cautelari nei confronti di Rosalba Livrerio Bisceglia, titolare di una delle nove aziende agricole coinvolte nell’inchiesta sul caporalato in Capitanata denominata Terra Rossa. La moglie del prefetto Michele Di Bari, nonché ex capo del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione al Viminale, era stata coinvolta nel blitz che aveva portato all’arresto di cinque persone nel dicembre 2021. Alla cinquantacinquenne imprenditrice pugliese sono state revocate le misure personali dell’obbligo di firma e di dimora”.
“Il Riformista” il 6 gennaio 2022 scrive: Accusata di caporalato tra i titoloni: era innocente. “La moglie sfruttava i braccianti, anzi no”. Giravolta del gip ma intanto il prefetto Michele Di Bari si è dimesso… Tutto finto. Non era vero nulla. L’indagine nei confronti di Rosalba Livrerio Bisceglia, moglie dell’ex capo del dipartimento Immigrazione e le Libertà civili del Ministero dell’interno, il prefetto Michele Di Bari, è il classico buco nell’acqua. A questo punto sembra evidente che qualcosa sia successo, anche perché tutto sembra avere il sapore di una vendetta giustizialista nei confronti dell’ex prefetto.
Da qui in poi andiamo a caso perché il curriculum del prefetto è rimasto bloccato al 2021.
Il 18 novembre del 2022 il foggiatoday.it pubblica questa notizia: “Il Prefetto mattinatese Michele Di Bari ottiene un nuovo incarico dal Consiglio dei ministri. Il prefetto di Mattinata si occuperà di Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016. Nell’ambito di un più ampio movimento di prefetti, il 31 ottobre scorso il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha inviato il prefetto Michele Di Bari a dirigere la struttura di missione”
Mentre leggiamo in un successivo articolo di un altro incarico che non conoscevamo, dal manfredonianews.it leggiamo: Attualmente è Presidente del CCASIIP, Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Infrastrutture e degli Insediamenti Prioritari, un ruolo molto complesso sul piano tecnico e giuridico per la delicatezza delle funzioni attribuite all’organismo. Numerosi gli attestati di stima per l’importante riconoscimento del Consiglio dei ministri che premia l’assiduità e la diligenza ma anche la passione di un uomo che ha interpretato con costanza una dedizione istituzionale sempre ispirata all’interesse pubblico.
Infatti, successivamente leggiamo sul corrieredellacalabria.it questa notizia
“L’INCONTRO Contrasto alle infiltrazioni mafiose negli appalti, Ferro: «Una priorità del governo Meloni». L’incontro, presieduto dal prefetto Michele Di Bari, presidente del Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Infrastrutture e degli Insediamenti Prioritari (CCASIIP), ha rivolto la propria attenzione alle numerose attività in corso o in procinto di essere avviate nella regione. «In Calabria – ha aggiunto il sottosegretario Ferro – sono in corso di realizzazione numerose opere, per le quali risultano anche sottoscritti appositi protocolli di legalità, che interessano pressoché tutte le province, relativi ad opere importanti per il territorio, per i cittadini, per le comunità».
Ora, quello che voglio capire è perché Fratelli d’Italia e la Lega che nel primo articolo chiedevano le dimissioni del prefetto dal suo incarico e del ministro, oggi che sono al governo hanno dato non uno ma due incarichi a Michele Di Bari?
Mi dispiace per l’ex prefetto, perché è evidente che sia finito nelle maglie di un gioco fatto sopra la sua testa che lo ha visto prima carnefice e poi di nuovo utile alla causa, da parte di chi può evidentemente muovere le vite delle persone a proprio piacimento, ma permettete un dubbio a chi scrive, delle due l’una? Mi sembra evidente che in questo caso c’è molto di quel modo di fare, tutto italiano, degli ultimi anni che abbiamo visto nel caso di Palamara ed in altri casi. Dove lo Stato si presenta e rappresenta in modo almeno anomalo, utilizzando i servitori fedeli come se non avessero una propria anima. Anzi quasi sfruttando al massimo la dote di servitori per utilizzarli come paravento a di manovre più complesse.