Lo “Stato” di abbandono

Dom, 05/04/2020 - 12:30

Più volte in questi anni ho fatto riferimento a un Governo “forte con i deboli e debole con i forti”. A testimoniare ciò sarebbe sufficiente ricordare le misure straordinarie adottate per i comuni considerati in “odore” di mafia, rivelatesi inefficaci, e confrontarle con gli aiuti insufficienti che lo stesso Governo ha previsto in occasione di questa emergenza epocale.
Sulla “miseria” concessa ai comuni per sostenere le persone e le famiglie bisognose, infatti, l’idea che diffusamente si sono fatti i sindaci è che il governo abbia voluto liberarsi di ogni responsabilità o, peggio, delle “rogne”. Ciononostante i primi cittadini e i consigli comunali eletti, così come hanno sempre fatto, non si ritireranno neppure stavolta dalla prima linea, anche se rimanerci è sempre più difficile e rischioso.
In questa cornice, senza linee guida indicate dallo Stato centrale relativamente alle Misure Urgenti di solidarietà Alimentare, i comuni sono stati costretti nel giro 24/48 ore a “autogestirsi”. Tuttavia, nel brevissimo lasso di tempo, i sindaci hanno fatto a gara fra loro per individuare i criteri più obbiettivi al fine di destinare il contributo alle famiglie realmente indigenti e bisognose, decidendo di utilizzare solo procedure di evidenza pubblica a garanzia di totale trasparenza, senza alcuna discrezionalità lasciata agli amministratori (specie perché la gestione è stata affidata direttamente ai Comuni).
Dal canto mio, non ho potuto fare a meno di notare che, nel periodo di massima allerta e rischio per la salute di tutti i cittadini, i procuratori antimafia non sono stati parsimoniosi nel rilascio di dichiarazioni relative a possibili scenari futuri e/o risvolti sociali determinati dal Coronavirus. In qualità di amministratore pubblico, però, l’intervista che mi ha maggiormente colpito è quella su Radio Capital del Dr. Gratteri, di cui riporto testualmente due stralci: «È bene dare ai sindaci i fondi perché si risparmiano molti passaggi, però se il sindaco è un mafioso e un faccendiere, i benefici li dà ai soliti noti e ai clienti elettorali, e gli altri che sono all’opposizione e hanno votato contrario non li avranno» e poi che il controllo degli atti va fatto «nel mentre», ovviamente non riferendosi al controllo di cui già si fa ampiamente carico l’amministrazione che eroga il contributo.
Partendo dalla fine, per i non addetti ai lavori, sarebbe opportuno evidenziare che i Comuni sono Enti di rango costituzionale, un pezzo della nostra Repubblica dotato di una propria autonomia amministrativa e gestionale e che nessuna legge dello Stato, finora, ha assegnato alla magistratura il controllo preventivo sugli atti amministrativi. Pertanto, se parliamo di rispetto della legalità, oltre ai principi di equità sociale e trasparenza, dovremmo tutti garantire che ogni istituzione possa esercitare le proprie azioni nel rispetto delle norme e senza condizionamenti psicologici.
Voglio credere che le considerazioni fatte dal Dr. Gratteri sul ruolo dei sindaci dipendano dal fatto che, prima di rilasciare la sua dichiarazione, non avesse ancora letto l’ordinanza di Conte, altrimenti si confermerebbe un pregiudizio di fondo sull'istituto del sindaco, in questi anni altre volte palesato anche in ordine alla normativa sugli scioglimenti dei comuni; anche perché, per lo stesso principio, nessun sindaco, o semplicemente cittadino, dovrebbe mai pensare di poter essere giudicato da un magistrato pensando che questi sia «un mafioso e un faccendiere».
Il mio auspicio semmai è che il Dr. Gratteri, con la sua potenza comunicativa, stimoli, ad emergenza conclusa, una verifica sugli scioglimenti dei comuni per mafia e sulle ragioni che hanno determinato gli stessi scioglimenti, al fine di riscontrare, o meglio “certificare” se, nella stragrande maggioranza dei casi, non si siano risolti in un clamoroso fallimento. Finalmente potrebbero essere accesi i riflettori sulle gestioni commissariali e sulle eredità che lasciano alle comunità locali e ai nuovi amministratori democraticamente eletti.
Da ultimo, chiederei se ritiene giusto un provvedimento come quello adottato dalla Commissione Straordinaria del Comune di Africo, che nell’avviso pubblico relativo alle “Misure Urgenti di solidarietà Alimentare” esclude l’accesso ai contributi per coloro che abbiano avuto condanne definitive ai sensi dell’art 416 bis del C.P. o dell’art. 7 della L. 203/91 o abbiano carichi pendenti per gli stessi reati.
Ergo, se hai riportato una condanna o sei presunto mafioso anziché presunto innocente, in barba ai principi sacrosanti della rieducazione del condannato, della presunzione di innocenza e ancor di più del principio morale di umana solidarietà, non mangerai né tu, né la tua famiglia!
Forse tale requisito così restrittivo, visto il clima in cui viviamo, potrà salvare da possibili rischi amministrativo-penali, ma non dalla propria coscienza!

Pierpaolo Zavettieri
Sindaco di Roghudi

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