Le feste patronali senza fuochi sono tristi

Dom, 14/06/2020 - 18:00

La scorsa estate sono rimasto estasiato nel vedere i fuochi di artificio realizzati in un paese vicino. Mi sono informato su quale ditta li avesse realizzati e mi è stato risposto «Da “Apocalisse”». Dopo un po’ ho conosciuto Raissa, la titolare di questa azienda, una ragazza che sembra avere il fuoco dentro. Ho parlato con lei, mi ha raccontato che sin da bambina amava le feste patronali perché, oltre le giostre, i dolci e le bancarelle, gli davano la gioia dei fuochi d’artificio. Diciamo la verità: a tutti piace il fuoco, c’è un qualcosa che ci spinge a essere attratti dalle fiamme che sprigiona. Basti pensare a quando abbiamo avuto per la prima volta un accendino in mano. Il fuoco è l’elemento che più ci avvicina al nostro essere naturale, per questo penso che ci sia questa attrazione fatale. Figlio di questa passione, per Raissa, è il piacere della realizzazione dei fuochi d’artificio, che soprattutto nel nostro territorio è molto diffuso, vuoi per tradizione popolare, vuoi perché esiste una tradizione artigiana. Infatti, nella Locride, molte sono le famiglie di antichi artigiani che lavoravano in questo settore, mentre lei si è avvicinata solo per passione. Oggi, con l’emergenza sanitaria dalla quale siamo appena usciti a causa del Covid-19, è un periodo difficile anche per chi porta avanti questo antico mestiere. Proprio così, “Apocalisse”, insieme a molte altre aziende, sta pensando davvero di smettere con questo lavoro, lasciando a casa molti operai. Anche con l’avvio della Fase 3, restano sospese le feste civili e le processioni per tutto il 2020. Probabilmente sarà salvato solo il programma ecclesiastico della Diocesi di Locri-Gerace per le varie feste patronali della Locride. La decisione riguarda tutta la Calabria, naturalmente, ma ci piace pensare che, a pensarci bene, almeno la parte che riguarda i fuochi d’artificio delle varie feste si potrebbe salvare, sia perché con la giusta organizzazione potrebbe non provocare assembramenti, sia perché così i cittadini avrebbero un modo per essere ugualmente coinvolti nella vita cittadina. Rivolgiamo, a nome nostro e delle aziende del settore in Calabria, una preghiera alla presidente Jole Santelli e ai vescovi calabresi, affinché sulla questione venga riaperto il discorso, anche solo per effettuare una nuova analisi che, questa volta, tenga presente il sorriso di un bambino con il padre che lavora in una di queste aziende.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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