La subcultura da eradicare e lo Stato che non garantisce futuro

Dom, 12/01/2020 - 19:30

La notte tra lunedì e martedì un ragazzo di appena 18 anni ha inferto quattordici coltellate alla sua convivente nella casa in cui si erano trasferiti appena ventiquattro ore prima, a Locri. Il caso, ovviamente, ha scosso tutta la nostra comunità e non soltanto per la brutale violenza domestica che ha richiamato alla memoria tutti gli orrendi casi di femminicidio verificatisi nel nostro Paese e subito rievocati dalle testate giornalistiche nazionali che hanno ripreso la notizia, ma soprattutto per la giovanissima età del carnefice. L’intervento tempestivo dei soccorsi ha fortunatamente permesso alla vittima, una ventisettenne di origini cubane, di avere salva la vita, complice anche un intervento d’urgenza svolto nel tanto bistrattato Ospedale di Locri prima che la giovane venisse ricoverata nel reparto di terapia intensiva a Reggio Calabria. Ma la gravità di quanto è accaduto resta, tanto più che dimostra una situazione di disagio sociale che dovrebbe costituire un assordante campanello d’allarme per tutti i noi. Ha provato a identificarlo il candidato a governatore della Regione Calabria Carlo Tansi che, sentito il dovere di fare visita alla giovane ricoverata in ospedale, ha dichiarato che la vicenda lo ha fatto riflettere “sulla subcultura da eradicare che ancora avvolge la nostra Terra: una vergogna che affonda le sue radici in un’eredità culturale arcaica che vede la donna come proprietà dell’uomo”. Una dichiarazione che costituisce una generalizzazione in grado di far inorridire qualunque sociologo e che, in verità, lascia perplessi anche gli opinionisti come noi. Nel caso presente, infatti, a nostro parere, il problema principale è che un giovane appena maggiorenne sia stato messo nelle condizioni di poter compiere un gesto del genere da quello che il legale Pino Mammoliti ha giustamente definito “il vero protagonista passivo di questa vicenda: quello Stato che non riesce a garantire un futuro ai giovani a cui mancano riferimenti familiari”. Come spiegarsi, infatti, che un ragazzo così giovane abbia già precedenti per possesso di armi, che fosse assente da scuola da tempo immemore senza che le istituzioni preposte se ne preoccupassero e che, come il giovane stesso ha dichiarato durante l’interrogatorio di garanzia, abbia incontrato la sua convivente, di ben nove anni più grande di lui, in una casa di appuntamenti? Sono queste, riteniamo, le domande che dovremmo porci per cercare di sciogliere i nodi di questa brutta vicenda, nella speranza che, in futuro, oltre al buon senso delle famiglie, siano anche le istituzioni che garantiscono dignità alle categorie svantaggiate e assistenza e impiego a chi ne ha bisogno a costruire la coscienza civica dei nostri giovani. Solo così eradicheremo quella subcultura tanto odiata da Tansi e preverremo qualunque crimine nei confronti dei nostri simili.

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