La rosa rifiorente di Ofelia

Gio, 06/02/2020 - 21:00
I frutti dimenticati

Ogni volta che si ritorna sull’argomento delle rose, con il relativo ritrovamento di esemplari antichi nel comune di Ferruzzano, si resta sbalorditi per il culto delle rose esistente in tale comunità ora quasi scomparsa, che basava la sua vitalità sulle tradizioni e sul lavoro.
Probabilmente la riverenza per le rose, che veniva tramandata, si basava sulle tradizioni elleniche e dato che i rosai venivano collocati accanto ai pozzi, esse avevano un significato ben preciso di purificazione ed erano legate a qualche divinità pagana greca, probabilmente ad Afrodite.
Infatti, quando le ragazze delle famiglie distinte si sposavano, venivano prima sottoposte a un bagno lustrale impreziosito da petali di rose profumate.
Del resto i cognomi, fino all’inizio del ‘800, erano quasi tutti di origine greca, come Monorchio, Rodi, Rodinò, Scordo, Caridi, Gullì, Gullace, Messinò, Papasergio, Tallariti, Manglaviti, Potamisi (originari di Potamia) ecc.
La stranezza è che le varietà di rose antiche, quindi profumate, erano numerosissime e, per poterle ritrovare in minima parte, è stato necessario recarsi nei campi ormai abbandonati dove esistevano dei pozzi nei pressi dei quali erano stati piantati dei rosai.
Talvolta, in mezzo ai rovi più intricati, protetti pertanto dal pericolo di essere brucati da fameliche capre a pascolo brado, è stato possibile recuperare delle talee di rose preziose per cui si è potuto ridare loro nuova vita.
Infatti è in atto un tentativo di salvataggio che comprende circa dieci varietà tutte presenti nel territorio di Ferruzzano, che sono state visionate, e alcune usate, dal tecnico di alimentazione Antonio Elia, della provincia di Crotone, per produrre dei prodotti sofisticati.
Per il momento sono state messe a dimora le talee di tre varietà che talvolta sono anonime, mentre quelle che hanno un nome si riferiscono impropriamente alla rosa di Damasco.
Le talee della varietà qui presentata sono state recuperate dentro un orto abbandonato di una casa disabitata ormai da trent’anni e la pianta è stata identificata perché i boccioli disperatamente sono andati alla ricerca della luce, superando un roveto e, aprendosi, proprio in questi giorni di gennaio, hanno dato apparendo un messaggio per cui, con tanto sacrificio, sono state staccate delle talee successivamente messe a dimora con la speranza che possano attecchire.
Pertanto tale tipo di pianta rifiorisce per tutto l’anno, a partire da maggio, e riesce a farlo persino nel periodo più freddo a patto che riesca ad avere acqua con regolarità; in tale caso non ha avuto acqua l’estate scorsa, ma solo a partire dall’autunno, quando sono cominciate le piogge.
Essa si presenta non in fiori singoli, su lunghi steli, ma in gruppi di boccioli sormontati da uno con lo stelo più sviluppato che si apre per primo spandendo subito attorno un profumo inebriante.
Le rose, medio piccole, sono composte da un numero limitato di petali, circa venticinque, che quando cominciano ad aprirsi sono di un rosa intenso, che diventa mano a mano più tenue quando sono completamente aperte; il loro profumo permane sempre intenso fino a quando i petali cominciano a cadere.
In riferimento alla varietà è difficile stabilire a quale tipo possa appartenere tale rosa ma, dato che essa è dotata di una quantità limitata di petali, potrebbe avvicinarsi al tipo della rosa gallica che evidenzia la caratteristica di possedere, per l’appunto, pochi petali.
È impossibile sapere da dove provenissero le varietà ritrovate in un territorio così marginale, e  considerando improbabile che esse siano state tramandate dalle antichità più remote, è ipotizzabile che le famiglie più eminenti di comunità vicine si siano scambiati piante di fiori e di rose o che i figli, mandati a studiare a Napoli, al ritorno dagli studi abbiano portato alle loro madri e sorelle un dono costituito da piante ornamentali; infatti le ragazze curavano numerose varietà di fiori che andavano dalle begonie alle ortensie, senza trascurare i garofani sempre profumati, i gigli e i gelsomini.
Il papà della signora Ofelia aveva fatto l’amministratore preciso e corretto della bellissima e sfortunata Margherita Romeo, che morì di parto a 34 anni, dopo aver avuto una vita tormentata, agli inizi degli anni ‘30 del ‘900.
La madre della signora Margherita apparteneva alla famiglia dei baroni De Blasio con proprietà immobiliari nei dintorni di Reggio e a Cardeto e aveva a Ferruzzano superiore una bella casa dotata di un giardino ricco di tante varietà di rose, ora infestato da sterpi e rovi.

Autore: 
Orlando Sculli
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