La pittura calda del maestro Salvatore Pipicella: terra, fuoco e infanzia calabrese temperati dal blu

Dom, 09/02/2020 - 19:30

Il maestro Salvatore Pipicella è appassionato di pittura, e d’amicizia intesa come un mix tra la poesia vivace che nasce dai fiori e il profumo di Krisma ottenuto da olive candide come la neve.
L’ho conosciuto alla fine di quest’estate, da qualche parte, verso il santuario della montagna. Oltre la valle de pini monumentali scapezzati dai fulmini e quella successiva delle vacche sacre perseguitate dalla follia, c’ha fatti incontrare il fantasma di Pasquino Crupi, celebrato con amicizia la prima domenica d’ottobre nella sala alta del Santuario di Polsi.
Originario di San Luca, Salvatore (Turi) Pipicella, maestro in pensione, opera da tantissimi anni in Romagna, prima come maestro elementare, dopo come maestro di vita, di modi, di saper stare al mondo. Nonostante più di quarant’anni in una terra meravigliosa, in cui s’è realizzato, nella pancia dei suoi quadri e nella sua anima sono fortemente presenti il fuoco, l’aria e l’infanzia saporita della sua terra d’origine. Sullo sfondo, invece, c’è il blu, tantissime lastre di blu che temperano lo Jonio arrabattato, permaloso, lungo e attorno l’antica rotta Achea.
«Mi piace guardare le cose con gli occhi allegri da bambino, raccogliere e intrecciare rami, imprimere sul foglio arcobaleni di colore, impastare il pane. Ecco, per me dipingere è come impastare il pane» afferma il maestro originario di San Luca.
E gli altri? I visitatori che hanno ammirato i suoi quadri?
«Ho visto il sole, il mare, la vita».
«Colori che scaldano».
«Luminosità che penetra il profondo».
Abbiamo trascorso insieme poche ore, ci siamo sentiti qualche volta al telefono… basta e avanza per capire che nel mondo c’è ancora tanto altruismo, c’è la voglia di dare una mano, ci sono i toni bassi e le lacrime di gioia.

Autore: 
Ercole Macrì
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