La conquista della Libertà 75 anni fa

Dom, 26/04/2020 - 11:00

Gli anni passano per tutti e anche le ricorrenze rischiano di diventare un rito.
Quest’anno ricorre il 75º anniversario della Liberazione dell’Italia.
Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI, formato da rappresentanti di tutti i partiti politici italiani di allora, proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa.
Era necessario quest’attacco prima che arrivassero le truppe alleate, in modo da potersi sedere al tavolo delle trattative.
Il termine effettivo della guerra sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all'esercito alleato e la fine del ventennio fascista, si ebbe solo il 3 maggio.
Non occorre dimenticare che, già sotto la dominazione fascista, gli operai delle fabbriche scioperarono contro il carovita: nel 1942 vi furono scioperi a Carbonia e successivamente a Sesto San Giovanni.
All’inizio del 1943 nasce a Milano il primo embrione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e, a partire dal 5 marzo, lo sciopero di Torino (iniziato alla Fiat di Mirafiori e con una forte connotazione antifascista) e per tutto il mese di marzo, anche nella provincia di Milano, le grandi fabbriche parteciparono agli scioperi indetti dal PCI, PSI e Partito d’Azione, coinvolgendo circa 100.000 lavoratori; molti degli organizzatori pagarono a caro prezzo la loro ribellione e finirono anche nei lager tedeschi.
Nei primi giorni di marzo1944 una nuova ondata sconvolse tutto il triangolo industriale con una forte connotazione politica ancora più importante rispetto a quelli dell'anno prima, con la partecipazione di 208.549 operai.
Malgrado le minacce di deportare 70mila operai, pari al 20% degli scioperanti, secondo le indicazioni di Hitler, solo 1.200 furono arrestati e inviati nei lager, la maggior parte degli altri si unirono alle formazioni partigiane, che avevano dato una mano agli scioperi con atti di sabotaggio alle linee elettriche e agli impianti e alle vie di comunicazione.
A fine settembre 1943 ci fu la rivolta dei civili napoletani contro l’occupazione dei nazisti che vennero cacciati permettendo agli alleati di entrare nella città senza colpo ferire.
Anche da questi fatti occorre partire, la storia di oggi è collegata a quella di allora.
Partendo da quei fatti, dalle lotte delle fabbriche e dal sacrificio dei partigiani, si è costruita una Costituzione che è stata per anni una delle migliori nel mondo, con le conquiste ottenute poi negli anni ’70.
C’è stato un filo rosso ideale che molti giovani degli anni ’70 sentivano con i partigiani e che li spingeva a chiudere quel ciclo iniziato nel ’45.
Ancora in pieno sviluppo industriale vi era infatti la repressione delle avanguardie comuniste in reparti confino della Fiat, malgrado quegli stessi operai avessero difeso la fabbrica perché non fosse distrutta dai nazisti in fuga.
Sempre negli anni ’70 la celere di Scelba andava contro i lavoratori in sciopero.
Furono allora conquistate le libertà sindacali con lo Statuto dei lavoratori del 1970, le pensioni sociali anche per chi non aveva lavorato, la sanità pubblica per tutti, il divorzio, la libertà di autodeterminazione delle donne e la maternità consapevole.
Non occorre dimenticare, subito dopo la guerra, l’occupazione delle terre da parte dei contadini e dei braccianti, sconfitti dalla repressione dello Stato e dalla mafia in Sicilia.
Questi uomini trasferitisi al Nord per le migliori condizioni di vita, furono tra le avanguardie di quel ciclo di lotte che trasformò, insieme con alle lotte degli studenti, un paese arretrato.
Tutte conquiste smantellate, finito quel ciclo di lotte, con il continuo attacco alle pensioni pubbliche, che hanno portato ad avere pensioni inferiori ai 1.000 € per buona parte dei lavoratori, allo smantellamento della sanità pubblica, con la precarizzazione di un lavoro già di per sé sottopagato e un impoverimento generale della popolazione di cui adesso, con il virus Covid-19, paghiamo le più gravi conseguenze.
Ecco quello che non bisogna dimenticare: è necessario avere più consapevolezza e continuare a lottare per difendere i diritti conquistati.
Per me questo è il lascito di quei padri: universalità, solidarietà, salute, lavoro, diritti, assistenza ai meno abbienti e lotta per un mondo migliore.

Autore: 
Francesco Martino
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