La centralità del Crimine di Polsi

Mar, 11/02/2020 - 11:00
Giudiziaria

Come emerso dal procedimento denominato Crimine, la ‘ndrangheta del vibonese ha sempre fatto Capo al Crimine di Polsi. Prova certa di ciò deriva dalle emergenze storiche e attuali relative in particolare ai Mancuso di Limbadi, alle locali di Vibo Valentia, Sant’Onofrio, Zungri, San Gregorio d’Ippona e di Piscopio, con riferimenti specifici anche ad altre strutture di ‘ndrangheta individuate nel territorio vibonese. Alcuni capisaldi emersi dal citato procedimento Crimine offrono spunti per comprendere come le diverse componenti dell’associazione operanti nella provincia vibonese abbiano sempre fatto capo, in relazione alla dipendenza formale sancita dalle regole dell’organizzazione, al Crimine reggino (di Polsi) o Provincia. In particolare, nella conversazione intercettata il 24/08/2009, al progressivo 87 della linea 1.679, in cui Oppedisano Domenico, che avrebbe assunto il ruolo di Capo Crimine, commentando la situazione di fibrillazione presente in quelle fasi nell’area vibonese, affermava: “adesso queste cose sono cose che se la devono vedere questi di qua, i Vibonesi… inc… mi litigo io per loro, è giusto o no? Sono fatti che si devono vedere loro…. Tuttavia l’Oppedisano sentenziava: “Il Vibonese ha fatto sempre capo qua”.
Nella sentenza 3.655/11 del 2012 veniva statuito che “il territorio delle c.d. Serre (ricadenti nella provincia di Vibo Valentia) dipendeva sotto il profilo criminale dal CRIMINE di Polsi”. Lo stesso giudice, interloquendo sulla struttura unitaria dell’organizzazione, affermava: “Quella unitarietà si manifesta anche sotto il profilo psicologico nella adesione da parte di ogni singolo accolito ad un progetto criminale collettivo proprio della associazione nel suo complesso, accomunato da identità di rituali di affiliazione (e dalla comunanza della c.d. copiata, cioè della terna di soggetti abilitati a conferire determinate cariche, come la santa), dal rispetto di regole condivise, dal comune sentire di appartenere ad un corpus più ampio, che coinvolge non solo le cosche tradizionalmente operanti nel territorio di origine (provincia di Reggio Calabria), ma anche le cosche che, pur se più o meno distanti (SERRE VIBONESI, Lombardia, Piemonte, Liguria, Germania, Canada, Australia) si riconoscono nel c.d. Crimine di Polsi (i locali c.d. allineati); su tale aspetto, si rinvia anche a quanto si dirà infra sul contributo delle varie articolazioni territoriali alla ‘Mamma di San Luca’”.
E ulteriormente si legge: “…omissis… Premesso che delle cosche del vibonese, ‘federate’ a quelle della Piana di Gioia Tauro, si parla già nel processo c.d. Tirreno (v. Cass. 25 maggio 2002, n. 29.615, in faldone 65), uno degli elementi di novità emersi nel corso dell’indagine che ha portato al presente processo è che la criminalità organizzata operante nel territorio delle c.d. Serre, in provincia di Vibo Valentia, dipende dal “Crimine di Polsi”, avendo nella Ndrangheta reggina il suo punto di riferimento. Siffatta circostanza risulta non solo dalle affermazioni (del tutto specifiche sul punto) di Giuseppe Commisso e di Domenico Oppedisano (quest’ultimo anche nei dialoghi con Brunello F., nativo di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia e capo locale di Francoforte in Germania (v. infra, cap. 36) e Giuseppe P., ritenuto capo del locale di Fabrizia, ma anche dal monitoraggio effettuato con riguardo ai coimputati provenienti, appunto, da quei territori e che si sono recati in visita all’anziano boss rosarnese, oltreché dalla vicenda relativa al conferimento di cariche di ‘ndrangheta ad esponenti della criminalità vibonese.
Il 14 ottobre 2009 (progr. 5.261), all’interno della lavanderia Apegreen in Siderno, Giuseppe M. aveva portato un messaggio al “Mastro” in vista di un importante incontro di ‘ndrangheta, spiegando che: ‘… gli vogliono dare qualcosa… a Vibo… gli devono dare qualche cosa di più di la, no?…’; a questo punto Commisso aveva chiesto: ‘Che CARICHE gli devono dare?’, ottenendo come risposta: ‘La SANTA’. In conclusione, le plurime emergenze processuali depongono univocamente nel senso dell’esistenza di locali di ‘ndrangheta operanti nella provincia di Vibo Valentia e strettamente collegate al Crimine reggino (dal quale mutuano rituali, cariche, regole e, conseguentemente, anche metodologie, secondo quanto evidenziato nel cap. 9), come dimostrato anche dalle inequivoche vicende inerenti il Galati, delle quali si parlerà di qui a poco, ricavandosi che le cariche a soggetti affiliati, residenti in quel territorio, debbono ricevere l’autorizzazione da parte della struttura unitaria.

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