L’autonomia delle regioni o la salute dei cittadini?

Lun, 04/05/2020 - 09:00

In questi due mesi di “quarantena” abbiamo osservato in modo quasi religioso le prescrizioni che di volta in volta venivano emanate nella scala gerarchica, prima DPCM, poi ordinanza della Regione, infine dei Comuni.
Dal poter fare passeggiate al non potersi spostare più di 200 m, usare le mascherine, stare in fila a 1 m per fare la spesa.
Non è facile gestire una crisi e penso che un’epidemia sia più difficile da gestire di un terremoto, e sappiamo che in Italia distruzioni per il sisma ci sono state e lasciano in sospeso la ricostruzione per tempi infiniti.
Abbiamo assistito a giravolte improvvise di politici, sindaci e “esperti”, dal “non ci dobbiamo preoccupare”, “Milano vive”, “apriamo”, al “chiudiamo” che dimostrano che certi rappresentanti dovrebbero essere esonerati o almeno essere messi in panchina per 10 anni per non fare danni alla salute pubblica.
Sì, abbiamo la necessità che si affrontino seriamente i problemi dei cittadini, con uno sguardo rivolto al futuro, lasciando indietro il passato, ma prendendo atto dei problemi irrisolti.
In questo periodo vi è stato un forte accentramento dei poteri e delle decisioni in mano al Presidente del Consiglio, esautorando di fatto Parlamento e Regioni, non sempre con scelte precise.
Le regioni del Nord, delle volte, non hanno brillato nelle loro scelte, non riuscendo a contenere la diffusione del virus o a gestire i malati spostati nelle RSA, che hanno creato altri focolai.
Non ultimo, le scelte politiche sulla sanità, con la chiusura degli ospedali sul territorio e la creazione di poli di eccellenza, nei fatti erano completamente errate.
Per quanto riguarda la Calabria, meglio tacere. Tutti coloro che si sono avvicendati al governo della Regione hanno messo in primo luogo l’esigenza clientelare di difendere il proprio bacino elettorale, più che la salute degli ammalati, lasciando ai cittadini, assenti colpevolmente, la scelta obbligata di curarsi al Nord.
Ultima perla, la gestione commissariale della Sanità e da parte delle ASP, che hanno lasciato una voragine.
Sono convinto che tra qualche anno troveremo le stesse persone ai posti di comando, al massimo spostati in qualche altro settore, cioè non ci liberemo mai di questi incapaci.
Noi tutti li conosciamo, li abbiamo eletti oppure raccomandati sperando che risolvessero solo i nostri problemi, non quelli di tutti i residenti.
In questo bailamme, le regioni con governi a guida di centrodestra del Nord hanno voluto marcare in qualche modo la loro autonomia dalle scelte accentratrici del presidente del Consiglio e di in ristretto gruppo di fidati ministri e consulenti.
Giusta esigenza di essere consultati, ascoltati e condividere le scelte in materia sanitaria, oppure scelta politica per non far perdere voti ai partiti di cui sono espressione?
Speriamo che si mettano a un tavolo per discutere di come ricostruire una sanità sul territorio, ospedali funzionanti, assunzione di personale preparato, non assunto per clientela e dirigenti capaci, e forse sarebbe ora di ridiscutere la gestione complessiva della politica sanitaria in Italia, che gestita a livello regionale ha fallito completamente.
In questo contesto anche la Regione Calabria ha avuto un sussulto di orgoglio.
Dopo aver protestato con “grida di aiuto, non lasciateci soli, chiudiamo la regione dall’assalto del ritorno dei corregionali dalle altre regioni, la colpa sarà del governo del disastro che arriverà con la diffusione del virus”, dal quale siamo stati in qualche modo risparmiati, all’improvviso tutti liberi, attività sportive, attività di ristorazione.
Viviamo in un mondo di savi oppure in un mondo in cui i politici ascoltano le esigenze della propria parte politica, che vede scendere i propri consensi?
La frase di Cetto La Qualunque che non ripetiamo “… a salute dei cittadini” è la più espressiva.

Autore: 
Francesco Martino
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