Intitolato il lungomare di Roccella a Zito, un po’ di meno a Sisinio

Dom, 26/05/2019 - 12:20

Questa settimana sono stato a Roccella per l’inaugurazione del rinnovato lungomare intitolato a Sisinio Zito. Molto bello il monumento e tutto il contesto, sembra di affacciarsi sul mare in una città europea, tutto molto ordinato e pulito. La cerimonia, però, mi ha un po’ stancato, se devo dire la verità. Cinque preghiere per l’inaugurazione di un lungomare mi sono sembrate troppo. Lo so, non dovrei dire la verità, il prete si potrebbe risentire, ma io voglio sperare che mi legga e prenda in considerazione questa mia critica (chi scrive ascolta sempre la gente, non improvvisa). Devo dire che da un pò di tempo si sta esagerando anche con le inaugurazioni nella Locride, anche se per fortuna non ci sono più le forbici della prefettura a tagliare i nastri. A Roccella, ad esempio, al posto del grande inauguratore è comparso Big Jim Falcomatà e le distinzioni tra autorità e gente normale si è acuita. Voglio bene al sindaco Certomà, rimane per me caro perché è uno degli ultimi comunisti, oltre ad aver commesso il crimine di celebrare il mio matrimonio circa 22 anni fa. Gli voglio bene, dicevo, ma questo non significa che non possa esprimere il mio pensiero, senza ipocrisia. Giuro, è da giorni che ci penso e ho cercato di scrivere altre cose per non compromettermi un'altra amicizia, ma alla fine il nostro istinto non ci lascia scampo. Pazienza, vuol dire che resterò un pò più solo. Ma veniamo al punto. Ho ammirato la fantastica rappresentazione in arte di Francesco Misuraca dedicata al senatore Zito. Lì c’è quasi tutto Sisinio: la sua bicicletta, gli occhiali, “Rumori Mediterranei” il Festival Jazz, il Regno di Napoli, una barca oltre le note e la scritta “Nella vita non dobbiamo mai perdere la capacità di realizzare cose impossibili”. Questi, però, sono solo alcuni degli elementi che ricordano subito il senatore Zito; io ne conservo altri, come l’orologio tolto dal polso quando iniziava una riunione, o anche il giornale (non per essere di parte, ma Sisinio è stato direttore di più giornali). Ma soprattutto il garofano non doveva mancare, perché Siso era un vero socialista. Nessuna critica a Francesco, solo precisazioni per sottolineare che, come ho spesso detto, l’uomo che si sta ricordando e di cui dobbiamo lasciare memoria alle future generazioni era molto più complesso di quanto si possa rappresentare in una bella opera d’arte. Il mio pensiero in merito a questo evento, invece, è nettamente critico, perché mentre l’artista ha scelto forse gli elementi migliori, che ti fanno subito pensare al senatore, lo stesso non si può dire per la manifestazione che poco spazio ha dato al celebrato e molto all’opera in toto. Come sia potuto succedere che non si sia pensato di far ricordare il senatore, a parte che dal figlio Bruno, da una personalità di livello, che ne so, qualche dirigente del partito socialista ancora vivente, oppure qualche personaggio di spicco della politica calabrese. Questo non mi è piaciuto, cioè non posso pensare che a ricordare una persona che riusciva a vedere il futuro, sia stata una persona che ci sta distruggendo il futuro come il sindaco della Città Metropolitana. Io ci ho provato, ma gli spiriti che invadono la mia mente non mi hanno permesso di stare zitto, e quel giorno sono andato via molto contrariato, e molto dispiaciuto. È stata persa un’occasione per piantare un seme di memoria per le future generazioni.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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