Ripercorriamo, insieme, gli avvenimenti e i personaggi più importanti che hanno segnato la data del 27 febbraio.
Accadde che:
380 (1645 anni fa): gli imperatori Graziano, Valentiniano II e, soprattutto, Teodosio promulgano l’Editto di Tessalonica, un documento con il quale il Cristianesimo diviene la religione di Stato. L’editto proibisce, in primo luogo, l’arianesimo e, secondariamente, anche i culti pagani. La nuova legge riconosceva alle due sedi episcopali di Roma e Alessandria d’Egitto il primato in materia di teologia. Furono distrutti molti templi, con incendi, devastazioni, come quello di Giove di Olimpia e, dovunque, si compirono stragi ed atti di violenza contro il paganesimo e gli ordini sacerdotali: uno dei più noti, fu la distruzione, nel 392 circa, del Serapeum di Alessandria, ad opera del vescovo di Alessandria Teofilo che, alla guida di un esercito di monaci, provocò l’uccisione di numerosi pagani che erano intenti alle loro funzioni sacre. Inoltre, l’arcivescovo Giovanni Crisostomo organizzò una spedizione di asceti fanatici ad Antiochia, per demolire i templi e far uccidere i fedeli, mentre il vescovo Porfirio di Gaza fece radere al suolo il famoso tempio di Marnas.
1933 (92 anni fa): un incendio a Berlino devasta il Reichstag, il Parlamento nazionale tedesco. Questo episodio drammatico, quanto oscuro, offre al partito Nazionalsocialista, guidato da Adolf Hitler, l’occasione per una durissima repressione contro gli avversari politici. L’incendio viene provocato dai nazisti che ne addosseranno la responsabilità ai comunisti. Dopo l’incendio Hitler abolì l’articolo 7 della Costituzione tedesca che garantiva le libertà dei cittadini. Secondo la polizia, il comunista, Van der Lubbe, aveva sostenuto di aver appiccato il fuoco per protestare contro il sempre maggiore potere dei nazionalsocialisti. Sotto tortura, il comunista olandese, mentalmente squilibrato, confessò ulteriori dettagli e fu portato in giudizio unitamente ai leader del Partito Comunista all’opposizione. Al Processo di Lipsia, Van der Lubbe, celebrato otto mesi dopo, fu riconosciuto colpevole e condannato a morte, una condanna comminata in seguito alla reintroduzione della pena capitale nell’ ordinamento giuridico tedesco, avvenuta dopo l’incendio del Reichstag e dopo l’arresto del presunto autore. Fu decapitato il 10 gennaio 1934, tre giorni prima del suo venticinquesimo compleanno. Considerando la velocità con cui il fuoco invase l’edificio, è quasi certo che una sola persona non avrebbe potuto appiccare un incendio di così vaste proporzioni. La reputazione di Van der Lubbe di essere uno sciocco assetato di fama e i commenti oscuri di alcuni ufficiali nazisti, oltre a numerosi altri fatti, fanno dunque ritenere alla grande maggioranza degli studiosi che la gerarchia nazista fosse coinvolta nella vicenda, al fine di ottenerne quel guadagno politico che avrebbe cambiato il destino dell’Europa e che in effetti ottennero.
Nata oggi:
1932 (93 anni fa): nasce, a Londra, Dame Elizabeth Rosemond Taylor, nota anche come Liz Taylor, attrice, considerata l’ultima grande diva dell’era d’oro di Hollywood per le sue doti recitative e una delle più singolari bellezze cinematografiche. Suo padre, Francis, era un facoltoso mercante d’arte; sua madre, Sarah Sothern, era un’attrice ritirata dalle scene subito dopo l’arrivo di Liz. La bambina vive un’infanzia felice, in Inghilterra, nonostante stia arrivando la guerra mondiale. La sua famiglia vive infatti nel lusso e frequenta la buona società. Un amico di famiglia manda un suo provino a vari studios e la convoca la Universal. Mamma Sara riesce a farla mettere sotto contratto per setta anni a 200 dollari a settimana. A soli 9 anni Elizabeth fa il suo debutto cinematografico in There’s one born every minute, mai arrivato in Italia. Ma la Universal non la fa più lavorare e dopo un anno decide di rescindere il contratto. Si fa avanti la Metro-Goldwyn-Mayer, i cui vertici le danno più fiducia e le offrono un contratto di prova di tre mesi. È così che ad appena dieci anni le viene assegnato un ruolo nel film. Torna a casa, Lassie!, perché il regista aveva bisogno di qualcuno con l’accento britannico. Finisce per essere la più notata in assoluto. Ancora adolescente, la giovane Elizabeth era riluttante a continuare la carriera di attrice, ma la madre la spronò a esercitarsi senza sosta per imparare a piangere a comando, controllandola durante le riprese e segnalandole gli errori. Nel 1949 gira un altro film destinato a diventare un classicone, è Amy in Piccole donne. In seguito, gira Un posto al sole, L’ultima volta che vidi Parigi, Il gigante, La gatta sul tetto che scotta e Venere in visone. Con quest’ultimo arriva il primo Oscar per l’attrice. Nel 1960, comincia malvolentieri, ma con un compenso di 1 milione di dollari, la travagliata lavorazione di un kolossal destinato a fallire: ”Cleopatra”. Il budget è tra i più elevati della storia di Hollywood, il film esce nelle sale nel 1963, ottenendo un enorme fiasco al botteghino. Sul set del film, però, l’attrice e il suo co-protagonista, l’affascinante attore inglese Richard Burton, si innamorano follemente l’una dell’altro. Nascerà così un’appassionata quanto travagliata storia d’amore sfociata per ben due volte nel matrimonio. Gli anni ’70 sono segnati, infatti, dai tira e molla con Burton e dalla partecipazione a pellicole spesso deludenti. Negli anni ’80, l’attrice si dedica con grande successo al teatro. Negli ultimi anni di vita ha continuato la sua campagna di sensibilizzazione in favore dell’AIDS e a raccogliere fondi per finanziare la ricerca. Muore, a Los Angeles, il 23 marzo 2011.