Il Covid-19 visto con gli occhi di una studentessa

Dom, 14/06/2020 - 17:00

Da mesi ormai la vita degli abitanti del mondo è stata sconvolta, l’intero universo è stato ribaltato, le abitudini cambiate e, alcune, perse del tutto; mentre tutto quello che è fuori di noi si è arrestato, quello che invece è dentro di noi continua ad agitarsi, i pensieri si annidano e ha inizio un vero e proprio viaggio alla riscoperta di noi stessi.
All’interno delle nostre umili dimore, che oggi più che mai si sono trasformate nel nido pascoliano, un luogo sicuro, protetto da quel “atomo opaco di male”, a oggi minacciato da questo terribile virus, ci sentiamo come tanti osservatori, che guardano in modo scrupoloso e attento tutto quello che ci circonda, le catastrofi, i morti, uomini, donne e bambini che lottano continuamente tra la vita e la morte, senza poter avere alcun supporto dalle famiglie, lontane dalla loro stanza d’ospedale; i nostri supereroi sono diventati medici, infermieri, l’intero personale sanitario che rischia ogni giorno la vita per salvare quella di altre persone. E al solo pensare che il Covid-19 non sa l’unico male che affligge il mondo il cuore si stringe; è veramente assurdo che, nonostante tutto questo, le guerre persistano, gli uomini avidi continuino la loro lotta spietata alla ricerca di denaro, supremazia e potere. E allora è spontaneo pensare: “Che cos’è il Coronavirus se non una guerra?” Una terribile guerra, in cui le armi migliori sono le protezioni sanitarie, ma anche senso di responsabilità e civiltà e, in particolare, la ricerca scientifica e tutti i suoi collaboratori, che anche prima dello scoppio dell’epidemia nella nostra Italia cooperavano alla ricerca di un vaccino o una cura per salvare l’intera umanità.
E a pensare al loro duro e faticoso lavoro è lecito sentirsi quasi inutili, a stare fermi di fronte a tutto questo.
Ma cosa faremmo al posto di un ricercatore, per aiutare il mondo?
Certamente quello che oggi aiuterebbe di più è la scoperta di una cura o di un vaccino.
Dai telegiornali sentiamo però dire che la scoperta di un vaccino ha tempi di “creazione” abbastanza lunghi, all’incirca due anni; e come potremmo vivere per altri anni in questa cattiva situazione, in cui tutto è stato sconvolto?
Le persone, già adesso, dopo pochi mesi, iniziano a cedere, e più la “convivenza” con questo virus si prolunga più il mondo andrà in rovina e, sicuramente, non è così che riusciremo a salvarlo.
Qualcuno potrebbe pensare che, se un giorno, seppur a distanza di anni, quando magari il virus si sarà modificato diventando anche meno pericoloso portando con sé persino un calo di morti, la scoperta di un vaccino porterà comunque le persone a subire una crisi “di nervi” dato che, dopo anni di dura lotta contro questa minaccia, disperati e desiderosi di un ritorno alla vita normale, si tenterà di tutto per avere una cura. E persino coloro che sono già stati contagiati, allora, pagherebbero qualsiasi cifra per la paura di cadere nuovamente malati.
Proprio come diceva lo storiografo Tucidide, durante la peste del Peloponneso nel 430 a.C. “Atene fu distrutta dalla paura della peste, non dalla peste”.
La scoperta di una cura, invece, potrebbe essere un’altra considerazione efficace, che avrebbe anche tempi di scoperta meno brevi rispetto a un vaccino. E infatti numerosi ricercatori in diverse nazioni, stanno sperimentando nuove ipotesi per trovare una possibile cura, tra queste la trasfusione di plasma prelevato dai pazienti guariti in modo tale da infondere anticorpi specifici contro il virus; e pare proprio che in alcune “cavie volontarie” affette da Covid-19 questo metodo di cura stia proprio funzionando. Ovviamente i pareri contrastanti sono numerosi, si schierano pro e contro e anche le critiche riguardo il sistema che sta adottando lo Stato in questo periodo sono molte.
È certamente difficile schierarsi in modo ragionevole da una delle due parti, ma in questa difficile situazione, la “Speranza” è l’ultima a morire e spero che a lungo questo sentimento rimanga sul fondo del “Vaso di Pandora”.

Greta Mazzaferro
2ª D Liceo Classico “Ivo Oliveti” Locri

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