Il barcone della speranza di Corrado Armocida

Dom, 22/12/2019 - 19:30

Con il cuore in gola si immergono nelle gelide acque con la speranza di essere fortunati degli altri e di sbarcare in lidi tranquilli, di toccare la terra ferma. Scappano dalle guerre, si lasciano alle spalle il deserto, le tetre prigioni e la cruda miseria e, poi, le tempeste e il mare grosso donne, bambini e uomini in cerca della sopravvivenza. Molte volte divengono pasto per i pesci e, questa volta, il mare si tinge di rosso e diventa tomba crudele per tante anime terse.
Il maestro Corrado Armocida, pittore e scultore di Gioiosa Jonica, si compenetra nel cuore di queste nitide anime e cerca, a tal punto, di cogliere l’attimo fuggente sui barconi della speranza. Inizia, così, un duro percorso carico di patos, di intensi gusti drammatici tesi a dar vita ad immagini terrificanti, tutte dominate da un violento senso della morte.
La creta, materia antichissima, allora consente al maestro di plasmare con uno stile del tutto personale volti cupi e appesantiti, donne angosciate, bimbi dal volto sognante con lo sguardo rivolto all’infinito.
Cosicché mi sovvengono dinanzi le attente valutazioni espresse dalla prof.ssa Marisa Napoli che si sofferma a scrutare le opere del buon Corrado nella sua casa-museo di Gioiosa Jonica e, in particolare, il “barcone della speranza”. Questa creta che porta in sé l’intenso gusto drammatico caratterizzato dalla potenza vigorosa del tratto e dall’acuta, talora spietata, osservazione della realtà.
«Mi sorprende, comunque, più di ogni altra cosa – scrive Marisa Napoli – il Barcone di migranti – per l’attualità del tema e la resa drammatica, da cui traspare spirito di solidarietà e partecipazione: donne, bambini ad essi aggrappati, uomini stremati stesi uno accanto all’altro, altri ancora in bilico sui bordi, volti tesi allo stremo ma composti, che evocano i dannati di dantesca memoria sulla barca di Caronte, il traghettatore infernale, nella traversata dell’Acheronte, viaggio estremo tra la vita e la morte. Non si può non riconoscere in quest’opera il modello della Zattera della medusa di Theodore Géricault (Louvre, Parigi), sia come tecnica compositiva, sia come perno tematico: il viaggio di persone in balia di un naufragio, come quello dei migranti che attualmente mettono a rischio la loro esistenza alla ricerca di condizioni di vita migliori, di libertà, di felicità».
Tantissimi auguri per un
Sereno Natale e un felice Anno Nuovo

Autore: 
Giovani Pittari
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