Qualche giorno fa è uscito un articolo sul Sole 24Ore che riporta i dati statistici degli ultimi 25 anni della glaciazione demografica, un dato che rappresenta sempre più la definizione di “scomparsa” del nostro paese, causata principalmente dalla fuga di giovani cervelli non solo dal sud verso il nord Italia, ma di quelli che emigrano fuori dal paese.
In Italia nel 2000 c’erano 13milioni e mezzo di giovani, solo nel 2022-2023 sono almeno 100mila quelli che hanno lasciato l’Italia, solo i due terzi sono tornati, circa 37mila. Oggi sono 9 milioni, questo significa che in meno di un quarto di secolo l’Italia ha perso 4 milioni e mezzo di giovani. Sono la popolazione totale di una nazione grande come l’Irlanda o la Croazia. I giovani di ieri, che dal 2000 ad oggi sono chiaramente invecchiati, non sono stati sostituiti da altrettanti giovani. Le cause sono moltiplici, ma se questo andamento dovesse proseguire con la stessa intensità, significa che fra altri 25 anni l’Italia sarà un paese quasi del tutto anziano.
Una grande casa di riposo a cielo aperto abitata da pensionati o da lavoratori cinquantenni, che non avrà le energie ne i lavoratori attivi sufficienti per reggere il sistema economico, politico, culturale e sociale.
I dati riportati dal Sole24ore sono da pelle d’oca: complice la denatalità e il fatto che molti ragazzi mantengono la residenza in Italia, nel 2023 la Lombardia ha registrato il saldo peggiore con -5.760 giovani (-63.639 nei tredici anni, 2011-2023). A seguire il Veneto, -3.759 (-34.896 nei tredici anni considerati). L’emigrazione sta aggravando il calo dei giovani italiani scesi da 13,5 milioni nel 2000 a 9,1 milioni nel 2024.
La scarsa natalità è sicuramente una delle principali cause di questo rapido invecchiamento. Ma c’è in realtà un altro fattore di spopolamento giovanile che forse è altrettanto indicativo per capire la totale noncuranza della politica, ma anche della popolazione sociale in generale. Non c’è solo la glaciazione demografica a pesare sui giovani. Dopo il rallentamento legato alla pandemia Covid è ripartita infatti la fuga all’estero dei giovani, 100.000 sono partiti nell’anno 2022-2023 e solo un terzo è rientrato, questa è la fotografia reale che ci restituisce Fondazione Nord Est. Nel periodo 2011-2023, nella fascia d’età 18-34 anni, il totale delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è salito a 550.000 unità contro le 172.000 iscrizioni, (quindi rientri) per un saldo negativo di 377.000 giovani.
Deflusso che riguarda il nord, con un saldo negativo anche per gli 80.000 giovani dal nord est e 100.000 giovani dal nord ovest. Non è da meno il sud, che come ben sappiamo è la zona da cui il deflusso di giovani parte per emigrare al nord, con -141.000. Si tratta di un’emorragia di giovani scesi da 13,5 milioni del 2000 a 9,1 milioni nel 2024.
Insomma nella caccia globale dei talenti, l’Italia è una preda. In pratica l’Italia spende miliardi e miliardi per formare i suoi giovani, però quando loro sono pronti e formati, dopo anni e anni di studi, master, stage non pagati, ore di tirocinio infinite e inutili, quando finalmente sono pronti a produrre ricchezza per il loro paese, se li prendono gli altri perché offrono loro condizioni migliori qualitative e quantitative. In pratica regaliamo centinaia di miliardi agli altri paesi. In questi anni l’Italia ha perso quasi 134 miliardi di euro, con la Lombardia in testa. Un’investimento di cui stanno beneficiando i paesi che i giovani scelgono come meta di destinazione. Fondazione Nord Est ha elaborato i dati sulle motivazioni dell’espatrio e tra queste due figurano sopra le altre: retribuzione congrua rispetto le capacità e il lavoro ed equilibrio tra il lavoro e la vita privata.
L’identikit dell’espatriato è ben rappresentata da un giovane laureato. L’emorragia dei giovani colletti bianchi è più intensa nelle regioni settentrionali, sembrerà strano ma è così – il sud Italia ripopola il nord, e il nord Italia ripopola l’Europa -. Gli espatriati inoltre partono per la ricerca di migliori opportunità di lavoro, ma anche per trovare dei miglioramenti negli aspetti sociali e culturali della società in cui vivono.
Se la situazione non sembra già abbastanza allarmante così, possiamo avere un altro dato alla mano, sugli arrivi. Ogni 8,5 giovani italiani che emigrano solo uno straniero sceglie l’Italia come meta estera.
E noi che facciamo?
La nave affonda e l’orchestra suona.