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lunedì, Aprile 7, 2025
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Gabbie salariali o gabbie territoriali?

Francesco Martino analizza e ci fa riflettere su gabbie territoriali di stipendio, salario minimo e differenze economiche tra nord e sud Italia, mettendoci dinnanzi ad un problema culturale e economico mai risolto nel nostro Paese.

Francesco Martino

Quando si tratta di attaccare i lavoratori, Pietro Ichino è in prima fila.

È stato dirigente sindacale della FIOM-Cgil negli anni caldi delle lotte sindacali (1969-72), ex parlamentare del PCI del PCI (1979-83), del PD nel 2008 e poi di Monti nel 2013, docente di diritto del lavoro all’Università di Milano, un ottimo curriculum occorre dire. Sempre attivo nel dibattito sui diritti dei lavoratori in tutti questi anni di attacco ai diritti acquisiti.

 In questi giorni è intervistato sulla questione del minimo salariale e la sua proposta è sempre la stessa, contro cui dagli anni 60 i lavoratori sono scesi in sciopero. Non si capisce quale sia la differenza tra gabbie salariali, di infausta memoria e gabbie territoriali.

Sempre di differenziare gli stipendi tra Nord e Sud si tratta.

I ragionamenti sono sempre gli stessi, giustificati dal fatto che la vita al Nord costa di più, oppure ultimamente che 9 euro di salario minimo (proposta dalle opposizioni in Parlamento) è troppo alto causa la più bassa produttività del Sud rispetto al Nord.

Per chiarezza, secondo questo ragionamento, 9 € è basso per il Nord, dove la produttività è più alta, mentre è alto per il Sud. In pratica, i lavoratori del Sud dovrebbero accontentarsi di stipendi più bassi, in attesa che il Sud decolli e abbia aziende più produttive.

Detto in parole povere: accontentatevi di quello che avete.

Un’idea di investire al Sud con aziende di alta produttività non viene messa in conto.

Anche eventuali aumenti sarebbero collegati ai valori medi interregionale (Nord e Sud). L’idea della autonomia differenziata si allarga anche in questo settore, ormai non si salva niente. Sanità disastrata, e costi maggiori per curarsi al Nord, trasporti pubblici minimi e quindi necessità di avere auto famigliari.

Ci manca anche che al Sud occorra adattarsi anche al potere d‘acquisto minore, cioè, stringere la cinghia e ridurre i beni “voluttuosi” che al Nord, una parte si può permettere, ma che significano anche attività economiche, lavorative e commerciali aperte e maggiore ricchezza.

Il Sud ha sole, mare e si vivrà d’aria, come diceva Otello Profazio.

 

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