Francesco Moio: il politico corretto sciolto per motivi evanescenti

Dom, 05/07/2020 - 09:30

Francesco Moio è un avvocato prestato alla politica. Per quasi due legislature ha guidato l’Amministrazione Comunale di Brancaleone in qualità di Sindaco. Quel “quasi” è riferito all’intervenuto di scioglimento del Consiglio Comunale con decreto del Presidente della Repubblica del 31 Luglio 2017, che ha portato alla gestione del Comune di Brancaleone una Commissione Straordinaria, in considerazione di asseriti collegamenti emersi tra i componenti del consesso elettivo e la criminalità organizzata locale.
Il Ministero dell’Interno, con nota dell’11/09/2017, aveva trasmesso al Presidente del Tribunale di Locri copia del DPR 31/07/2017 e della relazione/proposta del Ministro dell’Interno del 28 luglio 2017 allegata al decreto Presidenziale, ai fini della declaratoria di incandidabilità di alcuni degli amministratori, ai sensi dell’art. 143, comma 11, D.Lgs. 267/2000, compreso l’avvocato Moio.
Il Tribunale di Locri, riunito in camera di consiglio, ha pronunciato un decreto con il quale ha respinto la richiesta di incandidabilità relativa all’ex Sindaco di Brancaleone, difeso da Rosario Infantino, stabilendo in sentenza che “quanto al Sindaco, Francesco Moio, figura apicale dell’Amministrazione Comunale, la contestazione fondata sull’assunto mancato adempimento dei suoi doveri d’ufficio, di impulso, direzione e controllo dell’attività dell’Ente rappresentato non ha trovato riscontro nella documentazione allegata, con la conseguenza che non vi sono i presupposti per pronunciare l’incandidabilità nei suoi confronti. Invero, si osserva che né nella relazione del 01/06/2017 del Prefetto di Reggio Calabria né nella memoria integrativa sono state indicate dalla Amministrazione procedente condotte - attive e/o omissive - costituenti elementi concreti, univoci e rilevanti di collegamento diretti o indiretti con la criminalità organizzata. Gli addebiti mossi nei suoi confronti, lungi dall’essere specifici e circostanziati, appaiono oltremodo generici ed evanescenti, atteso che si imputano al Sindaco delle responsabilità connesse alla sua posizione di garanzia della correttezza della azione amministrativa e alla dedotta e non dimostrata attuazione del compito di ‘promuovere la cultura della legalità e della sicurezza per assicurare una serena convivenza civile al riparo dai rischi e dal disvalore derivanti da condotte negative’ (cfr. pag. 11 della memoria integrativa)”. I Giudici di Locri hanno aggiunto: “È evidente che tali elementi sono troppo vaghi e che l’incandidabilità, come detto, non è automatica per effetto della posizione ricoperta anche considerato che nelle premesse della relazione prefettizia si legge testualmente che ‘nel Comune di Brancaleone non è censito alcun locale di ‘ndrangheta anche se è segnalata la notevole influenza dei clan operanti nel vicino comune di Africo Nuovo’ (cfr. pag. 2) […]. Da ultimo - concludono i giudici di Piazza Don Bosco - si evidenzia che non figura in alcun modo un coinvolgimento nelle vicende che hanno interessato gli altri amministratori rispetto alle quali il Moio è risultato estraneo o quanto meno non risulta aver ricoperto un ruolo rilevante nella vicenda dell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani da una attenta disamina della documentazione allegata”.
Avverso tale decreto il Ministero dell’Interno ha proposto reclamo.
Anche in questo caso i giudici della Corte di Appello di Reggio Calabria, Sezione Civile, hanno dato ragione all’ex Sindaco di Brancaleone. Tra l’altro evidenziando che “deve, pertanto, addivenirsi alla conclusione che privo di pregio si rileva l’argomento più volte speso nell’atto di reclamo, nella parte in cui è stata rimarcata, ai fini della declaratoria di incandidabilità, la decisività delle vicende via via segnalate, in quanto indicate nella relazione ministeriale fra le cause dell’adozione della misura dissolutoria. L’autonomia fra il provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale e la declaratoria di incandidabilità non consente che la rilevanza di condotte e/o eventi attribuita nel provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale possa automaticamente ridondare i propri effetti sull’amministratore del quale è stata chiesta l’incandidabilità, necessitando quel quid pluris indefettibilmente riferibile alla persona dell’amministratore”. E, dopo aver concluso la disamina dei motivi di reclamo, “deve la Corte dare atto che, conformemente al giudizio espresso dal Tribunale, non sono emersi elementi indicativi di condizionamento mafioso dell’azione amministrativa del Sindaco Moio, non essendo stati allegati elementi univoci e concordanti, idonei a rendere percepibile l’illecita ingerenza della criminalità organizzata nell’attività deliberativa e gestionale dell’Ente Pubblico, limitatamente a quanto riferibile alle condotte del sindaco. Il provvedimento emesso dal Tribunale, pertanto, è corretto e deve essere confermato”.
Per questo motivo “rigetta il reclamo. Condanna il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro – tempore, alla rifusione, in favore di Francesco Moio, delle spese di questo grado di giudizio”.
Francesco Moio è tornato a professare l’avvocatura.
Intanto due giudici, quello di Locri e quello di Reggio Calabria, hanno stabilito che l’avvocato Francesco Moio, eletto con la maggioranza delle preferenze dei cittadini di Brancaleone per “quasi” due mandati, è stato un politico corretto nella sua condotta amministrativa.

Autore: 
Romus
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