Fico erbe janchi

Mar, 11/02/2020 - 12:30
I frutti dimenticati

Da alcuni anni Piero Schirripa sta compiendo strani percorsi alla ricerca di piante di fico, probabilmente perché amante dei suoi frutti. La sua ricerca non è sistematica ma lasciata al caso, eppure in grado, quando lo conduce a scoprire una varietà nuova, di non lasciargli sfuggire l’occasione di seguire la crescita dei frutti fino alla perfetta maturazione per poi farlo ritornare, qualora li giudichi interessanti, in tempo opportuno per rifornirsi di di innesti o di talee da piantare.
A me è capitato di accompagnarlo a reperire le marze e poi di ritornare in tempo opportuno per praticargli degli innesti su altre piante di fico nel suo orto di Locri, che prima era un grande giardino. Devo stare molto attento nell’eseguire gli innesti, in quanto egli pretende l’attecchimento certo, ragione per cui non pratico sulle sue piante la tecnica della gemma vivente o di quella dormiente, che offrono una garanzia minore, e ricorro all’inusuale, per i fichi, innesto a corona, che garantisce un successo quasi sicuro.
Da qualche anno a questa parte, da quando gli ho presentato Benedetto Tuscano, detto Fortunato, di contrada Stabile, nel comune di Staiti, ritorna spesso in tale territorio per la stima che ha nei confronti di Benedetto e per il fascino che gli ispira il posto, sprofondato in un mondo ancestrale e lontano dalla mondanità e persino dai rumori. Generalmente andiamo assieme e quando, per un motivo qualsiasi, io non posso accompagnarlo, va in compagnia del suo amico Arturo Rocca, di Locri.
Benedetto ci guida nel suo regno di recente privato della regina, la moglie che per tutta una vita ha seguito il marito nel percorso della biodiversità, da quello animale, con le murine e le capre a quattro corna, a quello vegetale, con il cavolo gigante, le rose antiche e tutto quello che ricorda il passato perso per sempre in breve tempo dopo un percorso lungo migliaia di anni.
Nonostante la sua apparente superficialità nel settore agricolo, Schirripa riesce a cogliere nel segno quando si tratta di individuare una novità interessante e, qualche decina di giorni fa, siamo andati in contrada Stabile per reperire qualcosa d’insolito. Personalmente ho fatto ritorno con dei peperoncini piccanti di svariate forme, ma di colore arancione e una pianta di mandorlo particolare unitamente all’ultimo tralcio di una malvasia nera che produce grappoli dagli acini minuscoli; non sarà facile salvarla dall’estinzione. Schirripa invece ha ricevuto in dono il rametto di un fico che produce frutti tardivi, che riescono a superare abbondantemente il mese di novembre.
Invece, alcuni anni fa, ebbe modo di esplorare, sempre alla ricerca di fichi, il territorio tra Natile Nuovo e Platì ed era proprio in un’area limitrofa tra il comune di Careri e quello di Platì, a ridosso di contrada Lacchi, quando la sua attenzione fu attratta da una pianta particolare.
Da pochi giorni era stata superata la prima decade di luglio e gli sembrò inusuale imbattersi in una pianta di fico con i frutti già maturi, di colore marroncino, allungati, con la buccia (cammisella) leggermente screpolata. Ne assaggiò qualcuno e gli sembrarono di gusto divino, dolci al punto giusto, dalla polpa soda e leggermente rosata.
Cercò in giro qualcuno a cui chiedere se quei frutti fossero fioroni o forniti (fichi) e un tale disse di non essere sicuro ma che, probabilmente, non erano fioroni, chiamandoli “gotti”, ma probabilmente fichi, di cui però non conosceva il nome. Quella varietà, aggiunse, matura i frutti almeno una decina di giorni prima di quella bianca (il Dottato), che comincia a offrire i suoi doni non prima della fine di luglio. Anzi, i primi fichi maturi cominciano ad apparire in cima alle piante solo dopo la festività di Sant’Anna, che ricorre il 26 luglio; un detto ricorda infatti “A Sant’Anna fica ca canna” ossia che durante quella giornata si possono cogliere i frutti  in cima alle piante con una canna. Chiese ancora in giro e seppe che quel fico viene chiamato nel comune di Careri e in quello di Platì “Erbi Janchi”, nonostante sia di colore marrone chiaro.
Chiese dei pezzetti di virgulti adatti agli innesti e io ebbi il compito d’innestare un po' fuori tempo un fico di Schirripa a ”gemma vivente”, che miracolosamente attecchì. Quest’anno, per il secondo anno, ha prodotto dei frutti che io ancora non ho assaggiato, ma spero di farlo cogliendoli da una mia pianta che ho innestato l’anno scorso.
Fotografia: Arturo Rocca

Autore: 
Orlando Sculli
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