Emergenza rifiuti e raccolta organico: non ci resta che lottare!

Dom, 26/01/2020 - 10:30

In queste ultime settimane la situazione dei rifiuti è ingestibile. Ci sono discariche a cielo aperto con rifiuti abbandonati nelle strade. Vedo, ormai da un mese, in via delle Industrie, a non più di trenta metri dal deposito dei camion di Locride Ambiente, un’accozzaglia di rifiuti vari, in sacchi neri, buste, cartoni, e anche contenitori di plastica, che sembrano quelli per il pesce. Mi sembra incredibile che non venga raccolta. Sono stato informato che questo servizio, nel disciplinare dell’accordo tra il Comune di Siderno e Locride Ambiente, è contemplato nell’accordo, cioè l’azienda deve raccogliere i rifiuti porta a porta, ma anche quelli nelle strade. Non parlo, poi, delle diverse foto che girano in rete sui rifiuti abbandonati nelle varie vie periferiche o centrali del paese. Si sommano a queste inefficienze l’abbandono selvaggio dei rifiuti da parte di cittadini che non vogliono pagare e ancora non sono stati individuati come abusivi. Si aspetta che, in Comune, incrocino i dati e vengano costretti a contribuire, come fanno la maggior parte dei residenti.
In questo periodo è impossibile accusare i turisti di questa situazione!
Rimane ancora insoluta la questione dell’indifferenziato che arriva da Reggio Calabria e viene portato a San Leo, che comporta una minore disponibilità per i comuni della Locride e dell’area Grecanica.
La stessa situazione si è creata per l’organico che, a causa della necessità di soddisfare anche le esigenze di Reggio Calabria, ha comportato la riduzione del tonnellaggio di cui si consente il conferimento al comprensorio. Siderno ha visto ridotta la quantità che può conferire da 12 a 10 tonnellate e, in questi giorni, i Commissari invieranno alla Regione, all’Ufficio Ambiente, una lettera di protesta per questa situazione, con la richiesta che si ritorni alla cifra iniziale.
La puzza è ormai una questione di vento e di temperatura per i cittadini. Si è fortunati se il vento spira dalla parte opposta alla tua casa, oppure se fa freddo e stai con le finestre chiuse! Abbiamo senza ombra di dubbio la prova che l’impianto di San Leo non può gestire enormi quantità di organico. In tutti questi anni, ogni qual volta è stata superata una certa soglia di rifiuti, la puzza si è diffusa inondando, a seconda dei venti, le case, a partire da quelle più vicine per arrivare anche in centro, addirittura fino al palazzo comunale e oltre. Solo l’intervento del Sindaco, in questi anni, aveva attenuato il problema, con le ordinanze che contingentavano l’organico a 18 tonnellate.
Pensiamo che anche i Commissari dovrebbero intervenire in tal senso, il prima possibile. Scaricare le inefficienze della gestione dell’organico da parte dell’ARO di Reggio Calabria non può ricadere sulla vita quotidiana dei sidernesi e anche sulla loro salute.
Siamo convinti che non ci sia altra scelta, a questo punto, se non riprendere le iniziative, prima che parta la ristrutturazione dell’impianto di San Leo. Un finanziamento, da parte della Regione, di 43 milioni, dovrebbe garantire la riprogettazione dell’impianto per poter riciclare meglio i vari materiali da inviare alle catene che gestiscono quelli riciclabili e migliorare anche la parte relativa al trattamento dell’organico. Il progetto sta andando avanti e rischiamo di trovarci una nuova bomba ecologica nel paese.
Non è sufficiente l’esperienza della ex BP: il bando è stato pubblicato in questi giorni, ma con fondi insufficienti, e con il rischio che parte dei materiali rimanga sul posto, se non viene rifinanziato il progetto. Ancora irrisolta la situazione dei pozzi privati e dei piezometri intorno alla Sika, con impegno da parte dei Commissari di finanziare interventi con le economie rimaste, dal finanziamento regionale di 174 mila €. Il TMB, come il depuratore, si trovano in Sito di Interesse Comunitario, sulle sponde di un torrente, che nel caso di inondazione, creerebbe problemi anche per chi ci lavora.
Non riusciamo a capire come abbia potuto ottenere le autorizzazioni necessarie, ma occorre intervenire presto con tutte le possibili azioni di mobilitazione, anche legali. Non possono Regione, Città Metropolitana e Comune approvare un nuovo progetto in questa zona.
In zone protette non possono costruire i cittadini, ma nemmeno gli Enti dello Stato, che dovrebbero fare rispettare le leggi approvate, e non si può derogare quando c’è di mezzo uno dei compiti, che l’articolo 32 della Costituzione stabilisce, come prioritario e fondamentale, la salute e il benessere dei propri cittadini.
Non sappiamo se i tribunali abbiamo il tempo di occuparsi delle vicende ambientali di Siderno, come quelle denunciate, quaranta anni fa, per la BP dal Comitato Ecologico di Pantanizzi e per anni rimasta nel dimenticatoio, fino al 2016, quando siamo intervenuti come Comitato per la Difesa della Salute dei Cittadini. Nel 2013, sempre i vecchi militanti del ormai defunto Comitato Ecologico, sciolto nel 1985 per protesta contro l’indifferenza dei cittadini del centro e dei politici, con una lettera, firmata da settecento cittadini sidernesi, si rivolgevano anche ai Commissari Governativi di Siderno, al Procuratore della Repubblica di Locri, alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio, al Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, all’ArpaCal di Catanzaro, all’Ufficio Igiene e Malattie Infettive di Siderno, ai VVFF di Siderno e al Capo Dipartimento Protezione Civile di Roma, preoccupati per la presenza della Sika vicino alle abitazioni. Nessuno ha risposto fino a quando, sempre nel 2016, il nostro Comitato ha ripreso la vecchia missiva e si è rivolto all’Assessore all’Ambiente, incontrando subito il Sindaco. Questo passaggio della petizione si adatta perfettamente alla situazione odierna: “La lavorazione delle sostanze chimiche utilizzate, […] al di là dei rischi per la salute, provoca la diffusione nell’aria di un fetore insopportabile, che penetra nelle abitazioni anche a infissi chiusi e procura malesseri e bruciori”.
Di nuovo a tantissime famiglie viene negato il diritto a una vita civile, serena e sana. Urgono, pertanto, accertamenti rapidi e, nel frattempo, provvedimenti per impedire emissioni gassose nell’aria”.
Le puzze che arrivavano non erano acqua distillata, ma sostanze che oltre gli odori, spargevano veleni, alcune anche potenzialmente cancerogene in atmosfera, parliamo dei COV, composti organici volatili, dell’idrogeno solforato, delle microparticelle (PM10) e composti solforati. La puzza alla SIKA è stata eliminata, da qualche anno, aggiungendo soda caustica all’impianto e modificandolo, le sostanze però sono ancora presenti.
Le stesse sostanze cancerogene e odoranti escono dall’impianto di San Leo.
La puzza arriva anche alle porte di Locri, speriamo che qualcuno intervenga.
Nel frattempo, lasciamo le tastiere e proviamo a proporre iniziative, prima che sia troppo tardi. Urge, come nel 2017, una risposta corale di tutti i cittadini perché si trovi una nuova collocazione dell’impianto, in zona distante dalla zona protetta dal SIC e dalle abitazioni!

Francesco Martino
Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini

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