Antonio Tallura tra i protagonisti di “Squadra antimafia”

Sab, 01/11/2014 - 11:40
Nella puntata di lunedì 3 Novembre in onda su Canale 5 parteciperà al summit organizzato a Catania

È andato via dalla Calabria nel 1978, e si è recato a Roma per frequentare l'Accademia d'Arte Drammatica. Dopodiché è entrato a far parte di alcune fra le più grande compagnie italiane, ottenendo l'opportunità di lavorare con alcuni mostri sacri del teatro.
Antonio Tallura è nato a Locri, alla fine degli anni Cinquanta, in un periodo storico e sociale in cui tutto stava per cambiare ma tutto poi è rimasto immutato, anzi forse è peggiorato.
In quegli anni in cui però la coesione sociale era molto forte, in cui Steve Jobs non aveva ancora realizzato il suo progetto, e in cui le televisioni trovavano posto solo nelle case dei più ricchi.
A quel tempo i ragazzi, si ritrovavano giù nei cortili o per le strade, e non avendo né internet, né whatsApp, trascorrevano le ore a inventare giochi, a fantasticare...talvolta anche a recitare.
Quest'ultimo è stato il caso di Antonio Tallura, che scoprì la sua vocazione per il teatro, così, per gioco, partecipando alla messa in scena di un lavoro di Pirandello per la scuola.
Spinti anche dall'ambiente sociale che, senza dubbio, favoriva l'aggregazione, lui e il suo gruppo di amici si incontravano il pomeriggio, e avevano messo in conto, persino di fondare una compagnia; c'era l'operatore tecnico, c'era chi si occupava dei testi.
Ma questo è rimasto solo un progetto.
Diventati adulti, ciascuno di loro ha intrapreso la propria strada: Tallura quella del teatro. "Certo, per un ragazzo così giovane, in quegli anni, è stato difficile trasferirsi in una realtà totalmente diversa. Oggi, i ragazzi hanno molte più possibilità di confrontarsi con mondi diversi. Noi invece no" - afferma l'attore riferendosi al suo trasferimento a Roma in giovane età.
Così dopo lo studio e la sua collaborazione con alcune compagnie di teatro, ha fatto televisione, figurando tra i protagonisti di varie fiction: da "Vivere" ad "Orgoglio", da "La ladra", all'indimenticabile Dottor Nicola della clinica "Life" nelle puntate di "Incantesimo".
Fino a quando recentemente gli è stata chiesta la collaborazione a "Squadra Antimafia".
Una stragrande maggioranza coloro che hanno detto "sì" al lunedì sera in pigiama sul divano di casa propria, con il fiato sospeso a seguire le vicende del commissario Calcaterra
e della sua squadra.
Ebbene sì, Antonio Tallura ha preso parte al cast, impersonando un mafioso calabrese che nella puntata di lunedì 3 Novembre parteciperà al summit organizzato a Catania.
Non voglio rovinare l'attesa, per cui non chiedo nulla, nessuna anticipazione. Anche se la tentazione è forte: hanno sparato a Calcaterra, e la scorsa puntata è terminata così.
Chiedo del cast, dei sacrifici che questo lavoro ha comportato.
"Grandi e interminabili sparatorie, una sera c'era un temporale ma noi non abbiamo potuto fare a meno di girare la scena. A volte si cominciava a girare alle cinque del mattino, altre volte si continuava sino alle dieci di sera. È una fiction molto complessa, per quanto riguarda le scene. A volte abbiamo dovuto girare con i tappi alle orecchie: il rumore degli spari era assordante."
Noi telespettatori non abbiamo idea di quale lavoro ci possa essere dietro le varie puntate,  ci sembra che tutto sia dettato dall'impeto. Invece no, vi é una sceneggiatura e una miriade di persone che coordinano il lavoro di registi, attori e tecnici.
Chiedo qualche altra notizia sulla sua partecipazione a questo genere di fiction.
"Mi sono divertito, è stata un'esperienza diversa, ho girato con De Silva e Rachele, sono simpatici. E poi quelle distese di aranceti a Catania...mi sembrava di ricordare quelle della Piana". E quando lo dice, diventa sentimentale.
Afferma di essere molto legato alla sua terra d'origine, di avere un bel rapporto con Locri.
"Non riesco ad accettare il senso di rassegnazione, di credere a tutti i costi che tutto va così perché deve andare. Il rapporto qualità/vita tra le grandi città e Locri non ha paragoni.
L'aria pulita, la campagna, le distese della Locride... ma paradossalmente nelle grandi città si vive meglio. Ci sono più opportunità e più soddisfazione. Al Sud si è sempre pronti a lamentarsi, ma impreparati quando è tempo di agire. Culturalmente si ha tanto, ma si fa poco".
Mi lascia perplessa con un interrogativo: "Pensa... se sulla Calabria si fosse abbattuta, la stessa catastrofe che ha colpito Genova".
La Calabria non si sarebbe mai rialzata, già messa in ginocchio da troppi eventi, un ulteriore colpo l'avrebbe vinta per sempre - penso.
È lui che mi ricorda il disastro del lungomare di Siderno, è lui che riporta alla mente le polemiche cittadine per la discarica.
Ma è sempre Antonio Tallura, quello stesso uomo che tesse l'elogio di "Riviera", dei suoi fondatori e sostenitori, grazie ai quali le notizie appaiono sotto più punti di vista, a volte più ravvicinati, altre più generali, e che offrono nuove prospettive attraverso le quali osservare i fatti.
L'attore, consapevole dei sacrifici di ogni natura, è stato tenace e determinato nell'intento di seguire il suo sogno. Ed è brillantemente riuscito.
Un'altra passione che lo caratterizza e che conferisce dignità alla nostra terra è il fatto che Tallura si sia dedicato anche alla scrittura, scegliendo come varietà linguistica, proprio il dialetto. "Nu cuntu", uno dei suoi lavori in cui si narra di una famiglia povera nel Novecento e di un figlio che dopo esser stato carbonaio decide di diventare brigante. Tutta la narrazione, è calata nello scenario di una natura che si manifesta in tutta la sua straordinaria bellezza, e in tutta la sua furia.
Il successo dell'opera ha spinto Pasquino Crupi a congratularsi e a scriverne una prefazione.
Con molta curiosità, domando: "Perché il dialetto?"
"Perché il dialetto, conferisce colore e vitalità a tutti i dialoghi” - mi risponde - “E poi la ricerca dei termini mi ha molto appassionato, mi piace coltivare il mio essere calabrese".
Sì, anche se scartato e molte volte anche bistrattato, il dialetto è lingua viva che si evolve con le generazioni. Non è una lingua fissa e chiusa ai neologismi, e questo mutamento continuo, conferisce al dialetto una nota di fascino.
Durante la nostra lunghissima chiacchierata, Antonio Tallura non perde mai l'occasione di definire lo studio e il sacrificio un connubio perfetto per la realizzazione dei propri sogni.
Incita all'ambizione. Chi più sa più ambisce, e chi più ambisce più sa. Ambire significa avere lo spirito aperto, migliorare. E la conoscenza è alla base di qualsiasi progresso.
“Perché gli esseri umani - dice Tallura - devono vivere e non tirare a campare”.

Autore: 
Sara Leone
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