Ambulatorio Jimuel: riprendiamo da dove eravamo rimasti

Dom, 16/02/2020 - 10:00

“Anteporre l’uomo al denaro” recita un passaggio dello statuto di una delle poche cooperative sociali ancora attive nella Locride che, a dispetto delle proprie “utopie” dà concretamente da vivere a diverse decine di lavoratori. Una frase potente nella sua capacità sintetica di esprimere un precetto fondante per ogni forma contemporanea di diritto naturale.
Crediamo sia stato proprio questo precetto a indurre Jimuel ad aprire, qualche anno fa, uno dei suoi ambulatori a Riace, seguendo il principio proprio della sua mission di “portare la cura dove non c’è”. La questione, allora, era che senso avrebbe avuto aprire un ambulatorio di Jimuel in Italia, Paese che possiede un Sistema Sanitario pubblico e un welfare state destinato sia ai suoi cittadini sia a coloro che, in situazione di estremo e oggettivo disagio, vengono accolti da uno degli Stati che si pregia di collocarsi nel novero dei paesi più sviluppati della Terra. La risposta era sotto gli occhi di tutti: dare risposta al bisogno. Era drammaticamente evidente che un crescente numero di cittadini italiani, soprattutto nel nostro territorio, non avessero più accesso alle cure per motivi economici, con conseguenze sulla salute e sul disagio sociale; a questo si aggiungevano le esigenze intrinseche all’intensa attività umanitaria che caratterizzava la vita di Riace, rendendolo, non dimentichiamolo, un esempio per tutto il mondo. Il Servizio Sanitario Nazionale, con gli ospedali e i presidi territoriali, dava sì alle persone rifugiate risposte, specie in caso di emergenza, ma si dimostrava impreparato nell’approccio umano con le diverse culture di provenienza degli ospiti e dimostrava evidenti difficoltà nella gestione degli aspetti quotidiani della medicina di base.
Grazie al contributo finanziario di una azienda privata che da decenni svolge funzione di sanità pubblica quale la Studio Radiologico di Siderno e, in particolar modo, grazie alla disponibilità di decine tra i migliori professionisti medici del nostro comprensorio, che hanno donato il loro tempo preferendo metterlo gratuitamente a disposizione della nostra mission piuttosto che monetizzarlo e renderlo “proficuo” secondo parametri meglio comprensibili e meno “sospetti” per le attuali classi dirigenti del Paese, siamo riusciti ad aprire l’ambulatorio Jimuel a Riace.
L’allora Sindaco Mimmo Lucano, dimostrando nei fatti di comprendere a pieno l’ utilità sociale per i suoi concittadini e per gli ospiti dei progetti di accoglienza, volle mettere a disposizione un’ambiente all’interno dello stesso Palazzo Comunale, rappresentando così la centralità di un servizio essenziale effettuato a vantaggio di un’intera comunità. Gli ambienti furono adeguati alle normative vigenti in materia di pratica sanitaria, superando i complessi iter burocratici previsti per legge. Sin dal giorno della sua apertura, l’ambulatorio di Jimuel ha rappresentato un punto di riferimento inaspettato per Riace e per le vicine comunità di Camini, Stignano, Monasterace, Caulonia e in particolare per l’entroterra, nettamente penalizzato dalla cronica mancanza di un sistema di trasporti adeguato. Sono centinaia i bambini, le donne, gli anziani, cittadini italiani e i migranti che, dal 6 Agosto 2017, hanno goduto dei servizi sanitari erogati per le specialità mediche di pediatria, ginecologia, cardiologia, endocrinologia, gastrenterologia, dermatologia, ma anche nell’insostituibile settore della medicina di base e con il supporto della psicologia. Grazie a una donazione della General Electric abbiamo potuto dotare l’ambulatorio anche di un importante strumento ecografico multidisciplinare, per dare ulteriore valore, anche medico-strumentale, al lavoro degli specialisti, e dove non arrivavano i piccoli strumenti dell’ambulatorio abbiamo potuto sempre contare sulla disponibilità totale di centri specializzati in diagnostica medica, con il solo obiettivo dell’assistenza a tutti coloro che si rivolgessero alle cure del nostro servizio senza preclusione alcuna e a puro sostegno del primario concetto di “umanità”.
Ad agosto, con fare collaborativo, l’Amministrazione guidata dal Sindaco Antonio Trifoli ci ha richiesto di liberare i locali dell’ambulatorio per fare spazio all’Ufficio del Commissario Liquidatore, proponendoci di adattarci nei locali dell’attuale Guardia Medica, inadeguati e non autorizzati all’esercizio. L’autorizzazione all’esercizio di arte sanitaria è atto obbligatorio, e sebbene per l’Ente Pubblico (di cui la Guardia Medica è un servizio) sia uso soprassedere alle necessarie autorizzazioni, per un soggetto privato quale è l’associazione di utilità sociale Jimuel tale requisito risulta indispensabile soprattutto trattandosi di salute delle persone. Jimuel ha accolto il cortese invito di sgombero ma non ha potuto, giocoforza, accettare la soluzione alternativa proposta con spirito lieve dall’attuale Amministrazione Comunale. Si è trovata perciò costretta a sospendere il servizio umanitario di assistenza sanitaria ai soggetti bisognosi, che in questo momento sono in prevalenza assoluta cittadini italiani di Riace e del suo comprensorio, in attesa di trovare altra opportuna collocazione e dopo averla sottoposta al regolare iter burocratico di autorizzazione previsto dalla legge italiana. Per ironia della sorte l’assunto iniziale di “anteporre l’uomo al denaro” è stato negato dallo svolgersi degli eventi, che porta, oggettivamente, il denaro (qui rappresentato dalle funzioni del Commissario Liquidatore) ad anteporsi ai bisogni più essenziali dell’essere umano. Non è insolito che il “nuovo” tenda a sostituire il “vecchio”, è deprecabile che questo avvenga in una logica che porta all’impoverimento e alla perdita di elementi utili alla qualità della vita sociale dei cittadini, con il solo, maldestro, scopo di annientare ciò che prima c’era.
Tuttavia, come era stato preannunciato, con l’aiuto di Mimmo Lucano, della Cooperativa “Città Futura”, della Fondazione “È stato il vento”, di tecnici e operai, in pochissime settimane è stato ristrutturato e reso idoneo un locale che, precedentemente, aveva ospitato una falegnameria e, il 7 febbraio, con una bella manifestazione, abbiamo inaugurato la nuova sede dell’Ambulatorio Jimuel. Una cerimonia sobria ma ricchissima di emozioni, a cui hanno preso parte qualche centinaio di persone. Alla serata, coordinata dal responsabile della Locride dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, hanno portato un contributo il magistrato Emilio Sirianni per la Fondazione, Isidoro Napoli per Jimuel, Mimmo Lucano, Mario Oliverio, già Presidente della Giunta Regionale della Calabria; Sasà Albanese del comitato “11 Giugno”, Madre Rita Sgambellone, Generale delle Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo e Angelo Broccolo per Sinistra Italiana.
A concludere ha voluto essere presente Pietro Bartòlo, Medico di Lampedusa, oggi anche Europarlamentare. Non credo si possa essere capaci di riportare le emozioni suscitate da quest’ultimo intervento. So che nessuno, all’uscita dalla sala, si è sentito intimamente uguale a quando era entrato qualche ora prima.

Isidoro Napoli
Carlo Frascà

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