Alla ricerca della puzza e alla scoperta della natura

Dom, 01/03/2020 - 18:30

Sabato 22 febbraio io e un mio amico, andando in macchina a scoprire da dove proveniva la puzza che aveva invaso Siderno, scherzavamo e riflettevamo sulle scelte sbagliate che rovinano l’ambiente.
Quella stessa mattina, sui social, i cittadini diffondevano la notizia della presenza di puzza nell’aria che, presente già dalla sera prima in via Jonio, aveva successivamente raggiunto altre zone, compreso il centro e strade periferiche come Via delle Industrie, via Garibaldi e la Circonvallazione. Le ipotesi sulla sua origine erano contrastanti (dall’impianto per il trattamento dell’organico al depuratore consortile) in quanto i fetori erano vari: spazzatura in putrefazione, fogna e sansa.
Deciso a controllare con il mio olfatto, alle 13 mi sono recato al depuratore e, non avvertendo puzza di alcun tipo, ho invitato il mio amico, che abita a Locri, a raggiungermi per verificare personalmente la situazione. Anche lui mi ha confermato che di olezzi non vi fosse sentore e così abbiamo deciso di partire per San Leo, alla volta dell’impianto di trattamento dei rifiuti, in merito al quale un altro mio conoscente, noto ambientalista, mi aveva da poco comunicato di aversaputo che il biofiltro era stato movimentato.
Avvicinandoci all’impianto abbiamo effettivamente cominciato a sentire i primi effluvi, divenuti insopportabili una volta arrivati in loco, dove due camionisti, incuranti dello schifo, attendevano il proprio turno di scaricare la spazzatura, che peraltro avevamo notato in abbondanza, durante il nostro tragitto, anche a margine del greto del Novito. Ci siamo allora allontanati velocemente per recarci a Timpe Bianche, la vecchia discarica, per controllare lo stato di rischio della collina di spazzatura.
Attraversato su strade spesso difficili e strette San Leo, ho scoperto case di contadini costruite con difficoltà e ancora da finire dietro il mostro che avvelena verdure piantate, aranceti e mandarini, che con il loro colore spendente ti invitano a scendere e ad assaggiare il proprio succo, e oliveti, vigne e belle residenze, ville, che si innalzano su spazi verdi per le cui sorti ti piange il cuore. Ti chiedi perché tante persone, contadini o meno, che lì avevano i terreni su cui per anni hanno piantato verdure e altri ortaggi, hanno allevato galline e mangiato uova che assorbono veleni, siano state messe forzatamente dinanzi a una scelta: restare lì e rischiare la propria salute, oppure decidere di cambiare aria.
Oggi chi comprerebbe una casa o un terreno in quella zona? Se è vero che questi impianti non sono nocivi, perché è stato deciso che vanno costruiti sempre in zone periferiche e non vicino alle case di chi sta in centro?
Arrivati, non senza difficoltà, sul greto del torrente Novito per poter osservare meglio la discarica di Timpe Bianche, abbiamo notato che il cancello era chiuso e non si poteva entrare. Da una parte si potevano osservare Agnana, Gerace e il Monte Mutolo in una giornata di sole, tante colline verdeggianti e che ti liberano dai problemi quotidiani. Dall’altra, la collina, con tonnellate di spazzatura che si stanno muovendo, che oltre a sversare il percolato nel Novito, rischiano di riversarsi direttamente nel greto.
Una bomba ecologica a cui, in base alla direzione del vento, si aggiungono gli olezzi emanati dal depuratore consortile e i miasmi provenienti dai camion che attraversano Siderno con il loro carico di organico che, lasciando “tracce” del loro passaggio, mi fanno domandare se sia davvero il caso che si pensi alla costruzione di questo tipo di impianti in zone protette da vincoli paesaggistici e ambientali.
Il mio amico, esperto di terreni e territori, mentre osservavamo la discarica abbandonata di Timpe Bianche ha affermato: «Ecco cosa stiamo lasciando ai nostri nipoti. Tra cinquant’anni quella collina con i rifiuti non ci sarà più, perché sarà stata dispersa in mare dalle acque del torrente Novito!»

Francesco Martino
Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini Sidernesi

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