Abbiamo bisogno di uno Stato umano per sconfiggere la ‘ndrangheta

Dom, 05/04/2020 - 13:00

Ho pensato che il Coronavirus ci potesse far riflettere sulla nostra condizione di uomini. Lo penso tuttora, anche se con qualche dubbio.
Appena pochi mesi fa gruppi di scalmanati inveivano contro poveri immigrati, tra cui bambini e donne incinte. Nei talk show dominava la “bestia” mai sazia di odio mentre dalle nostre piazze si alzava la voglia di avere un “nemico” su cui sfogare i nostri istinti primordiali e le nostre frustrazioni.
Oggi il nemico è tra a noi. Non teme le nostre armi, passa attraverso le porte blindate, ci minaccia nelle nostre case. E noi tendiamo le mani in segno di aiuto. È umano che ciò avvenga, ma sarebbe utile riflettere sulle nostre fragilità mentre accogliamo come fratelli i medici cubani, albanesi, russi o cinesi.
Eppure la “bestia” non è morta, ma solo ferita e pronta a rialzarsi e aggredire.
Ci sono coloro che se non gridano contro “il nemico” vanno in crisi di astinenza.
Per esempio, sono ritornati a farsi sentire gli “eroi dell’antimafia”. Credo abbiano timore di perdere la loro costruita “centralità”, anche tenendo conto che l’epidemia ha ribaltato sulla scena autentici combattenti come i 69 medici morti in corsia e spesso privi dalla protezione essenziale, oppure gli infermieri che si sono ammalati stando in prima linea. Accanto a loro le commesse, i camionisti, i coltivatori, i braccianti e i tantissimi lavoratori che in silenzio – e senza sirene spiegate - hanno continuato a fare il loro dovere.
È la resistenza delle persone normali che ci dice che è ora di cambiare musica.
In Calabria una cosa è certa: hanno miseramente fallito i tanti commissari antimafia che, nel momento del pericolo, hanno lasciato i Comuni loro affidati senza punti di riferimento e i loro colleghi che reggono l'ASP di Reggio Calabria. Accanto a loro i generalissimi, i prefetti, i burocrati, e altri chiamati a occupare posti chiave, ma spesso non all’altezza del loro compito.
In nome dell’antimafia declamata è stato costruito un Moloch crudele, che demolisce lo Stato democratico.
Lo dimostra la determina della triade antimafia che regge il Comune di Africo, con cui si escludono le famiglie in cui vive un condannato per mafia dalle Misure Urgenti di solidarietà Alimentare previste dal Governo.
Con un colpo solo, costoro hanno asfaltato la Costituzione, il Cristianesimo e l’idea stesa di Stato.
Secondo la triade che occupa Africo i cittadini non sono uguali dinanzi alla Legge. Quindi hanno  deliberato facendo finta di non sapere che, anche in caso di condanna, i “colpevoli” devono scontare la pena comminata dal giudice. E solo e soltanto quella. Nessuno può dare loro una pena aggiuntiva a suo piacimento. Inoltre il “Dio” della Bibbia ha “segnato” Caino sulla fronte affinché nessuno si sentisse libero di offenderlo secondo il suo arbitrio. La lezione che ci viene dall’epidemia è che abbiamo bisogno di uno “Stato”, umano espressione d’una società solidale. Non per agevolare i mafiosi ma proprio per sconfiggerli, perché crudeltà chiama crudeltà e ingiustizia invoca ingiustizia. Uno “Stato che dimostra di essere giusto ed umano nelle comunità difficili e che non si ferma sulla soglia delle carceri. Una delibera di cui chiedono giustamente la revoca i sindaci della Locride, le associazioni, gli intellettuali, i sindacati e i partiti.
Qualora questo appello rimanesse inascoltato io, che non ho mai denunciato nessuno, mi sono già dichiarato disponibile a sottoscrivere una denuncia contro il palese abuso di potere. Lo faccio non contro i commissari ma per difendere l’Idea di Stato costituzionale ed i principi di giustizia e umanità per cui hanno combattuto le generazioni che ci hanno dato la Libertà e la Democrazia.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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