16 anni e mezzo, donna, capomafia

Dom, 11/01/2015 - 16:50
La ‘ndrangheta e le sue donne

Non ce li ha ancora 17 anni, il compleanno è a giugno, ma nelle conclusioni delle indagini preliminari viene indicata come capomafia. La Padrina. Poco importa se incensurata: per la procura dei minorenni di Reggio Calabria è capo promotore di uno dei clan più potenti di Palmi, i Gallico. 16 anni e mezzo, femmina. Nel 2011 una volante della polizia si lancia all’inseguimento di un’autovettura a bordo della quale, lato passeggero, c’è la little boss, lato guida, Loredana Rao, che finirà in carcere quello stesso anno. La ragazzina, che allora non aveva ancora 14 anni, giunta in commissariato sfilerà dalle mutandine un foglietto in cui ci sono solo numeri: date e cifre. Gli inquirenti valuteranno che si tratta di un elenco che fa riferimento agli imprenditori e ai commercianti di Palmi da taglieggiare. Chi tra questi ultimi collaborerà alle indagini, confermerà ogni cosa. Le indagini preliminari si concludono “in epoca successiva al 12.05.2011”. A giugno la little boss avrebbe compiuto 14 anni, pertanto poteva essere perseguita per il delitto associativo. 14 anni, femmina. Nel 2012 viene intercettata una telefonata col fratello, il quale, secondo gli inquirenti, le indica dove recarsi a riscuotere il pizzo. Quel denaro serviva a sostenere i parenti in carcere e per continuare a finanziare le attività del clan, dissanguato dalle continue retate, ma non piegato. 14 anni, femmina, regge una cosca. Fa da gambe e braccia a una testa tra le sbarre. Mentre il resto della “famiglia” deve accontentarsi di guardare un cielo tra parentesi, lei, sotto quel cielo, si muove, mantiene i contatti, riceve ordini per sé e per gli altri affiliati al clan. Com’è possibile? La ‘ndrangheta non era un fenomeno maschile, governato da regole maschili, che privilegiano il maschile? Alla donna non spettava solo un ruolo nella formazione e nel mantenimento della personalità e del comportamento mafioso?
Sono ferma a una ‘ndrangheta in cui la donna, rimasta vedova, consegnava a uno dei figli o a uno dei congiunti il segreto dell’impegno della vendetta. Non diveniva capomafia. Mio nonno mi raccontava che era stato ammazzato uno che aveva un solo figlio di 2 anni. La madre conservò la giacca che il padre indossava quando fu ucciso fino quando il figlio fu abbastanza grande da potergli spiegare tutta la storia. Non appena l’assassino uscì dal carcere, prima ancora di arrivare a casa, venne ucciso dal ragazzo che portava in dosso la giacca del padre. La donna di ‘ndrangheta raramente impugna una pistola, piuttosto educa il figlio a essere capace di vendetta. Sono cambiate, dunque, le regole di ‘ndrangheta? Una donna che oggi non ha ancora 17 anni può gestire una cosca? Può esserle riconosciuta la stessa autorevolezza, la stessa capacità decisionale e lo stesso carisma di un uomo? 16 anni e mezzo, donna, capomafia. A un capomafia spetta l’ultima parola per le questioni più spinose nei delicati assetti criminali: tutti si rimettono al suo giudizio senza mai osare contraddirlo. Volete farmi credere che una ragazzina di 16 anni e mezzo abbia questo potere da scalare le gerarchie della cupola mafiosa di Palmi?!

 

Fonte Il Garantista

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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