“Smart Games”: anche gli Special Olympics sono #DistantiMaUniti

Dom, 14/06/2020 - 11:00

L’emergenza sociale determinata dal diffondersi della pandemia da Covid-19, abbiamo già avuto l’occasione di sottolinearlo, è stata ancora più grave per le persone portatrici di handicap. Per cercare di ammortizzare l’isolamento di questi individui, l’ambito territoriale di Reggio Calabria dell’associazione Special Olympics ha ideato un’iniziativa che fosse in grado di gestire il periodo di quarantena degli individui che esprimono la propria personalità attraverso il contatto e le manifestazioni corporee.
«Ci siamo domandati come poter coniugare le loro esigenze comportamentali con il distanziamento sociale - ci ha spiegato il presidente Giuseppe Lombardo, - evitando di rinchiudere le persone all’interno dell’ambito esclusivamente famigliare, circostanza che avrebbe potuto determinare un peggioramento della loro condizione sociale e un ulteriore indebolimento della qualità cognitiva. Special Olympics ha dunque sviluppato un programma basato sul principio dell’accrescimento dell’autonomia, divulgando una serie di buone pratiche che consentissero ai nostri atleti di prendersi cura di se stessi con l’obiettivo di ridurre al minimo, per quanto possibile in ragione delle esigenze di ciascuno, l’assistenza da parte di terzi, un processo articolato, che mira a implementare il percorso di sostituzione del sistema binario: “puoi fare/non puoi fare”, con quello della cosiddetta autonomia assistita.»
Ma com’è stato raggiunto questo obiettivo?
«Con un fitto programma di attività motorie che sottraessero il disabile alla televisione o alla tavola, continuando così a sollecitarne la crescita individuale come avveniva già prima della pandemia» continua Lombardo.
Sono nati così gli “Smart Games” che, grazie a una cabina di regia nazionale, hanno permesso ai portatori di disabilità di espletare un programma di attività sportive limitate all’interno dei confini domestici, ma comunque consone alle loro esigenze.
«Grazie allo sfruttamento dello strumento telematico - ci spiega Lombardo, - abbiamo avuto modo di fornire un valido programma di allenamento agli atleti speciali, che al contempo hanno potuto sperimentare nuove metodologie di comunicazione per interfacciarsi con gli altri atleti, con gli istruttori e i referenti dell’area famiglie. I ragazzi hanno così continuato a svolgere un programma di esercitazioni assimilabile a quello tradizionale, che si adattasse facilmente ai nuovi ritmi e consentisse loro di vivere con gioia il momento del videotutorial, con un impegno profuso quotidianamente nella riproduzione dei gesti atletici in confronto con gli altri. L’attesa e l’attività fisica, anzi, hanno costituito due momenti che, unitamente alla diagnosi della qualità dell’esercizio da parte dei tecnici, ha permesso ai singoli atleti di continuare a vivere senza che la costrizione esterna influenzasse troppo la loro quotidianità.»
Il risultato è stato sorprendente, confessa Lombardo, perché «siamo riusciti a dimostrare che nulla è impossibile fino a quando non lo si riesce a realizzare e che i nostri ragazzi non hanno limiti se non quelli che gli imponiamo noi. Grazie allo staff tecnico, unitamente alle famiglie e ai volontari, anche il limite più grande, l’isolamento imposto dalla pandemia, è stato trasformato in una potenzialità. Inoltre, abbiamo avviato un processo di alfabetizzazione informatica che cercheremo di portare avanti anche in futuro, permettendo così ai nostri atleti di uscire dal guscio immobilistico che sarebbe stato proprio di un modello comportamentale esclusivamente fisico anche in questa fase di emergenza.»
Un supporto indispensabile anche sul brevissimo termine, dato che, se le Fasi 2 e 3 sono state formalmente un “liberi tutti” per le persone normodotate, non hanno comportato un pieno ritorno alla “normalità” per le persone affette da disabilità psico-motoria.
«Certo - prosegue Lombardo, - ciò non rende meno urgente un ritorno alle condizioni pre-Covid, perché i nostri atleti hanno bisogno di muoversi da casa. D’altronde non solo di intelletto vive l’uomo! La fisicità, nel caso dei nostri atleti, deve inoltre essere vissuta nei luoghi più consoni, perché più saranno i luoghi in cui faremo palestra di vita, maggiori saranno i loro spazi di crescita. Questo mi pare il modo migliore di far crescere l’individuo e di continuare ad affrontare quel percorso che, idealmente, dovrebbe consentire il perseguimento di quell'autonomia assistita di cui parlavamo in precedenza.»
Intanto, non si può che fare un plauso all’associazione per aver consentito anche a queste persone di essere #DistantiMaUniti.

Autore: 
Jacopo Giuca
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