“Caro Babbo Natale, porta doni a chi mi restituisce speranza”

Dom, 22/12/2019 - 12:30

Caro Babbo Natale,
Sono un vecchio e intorpidito comunista. Ne ho viste proprio tante, in questi lunghi e complicati anni. Le gioie, espresse con furore giovanile ,tra gli anni '60/'70. Politica, musica, amori e amorazzi, una vita proiettata costantemente verso le magnifiche sorti e progressive…
Il buio del terrorismo, le vittime innocenti di un potere sull'orlo della crisi di nervi. Le stragi fasciste, brigatiste, mafiose. Forse sempre di Stato. Poi il reflusso, la secolarizzazione che reca con sé crisi e presunta indifferenza delle identità. Il Made in Italy, i nani e le ballerine. La Milano da bere. Sfavillante luccichio che si spegne sotto i colpi degli avvisi di garanzia. È Tangentopoli bellezza. Ma in realtà è quel tragico muro che cadendo cancella il comunismo, non l'anticomunismo, e ogni forma di protezione sorta al riparo della sua ombra.
Insomma tana libera tutti. La politica dei Grandi Partiti si rattrappisce, si chiude in sé stessa, come avvolta da un vento impetuoso non più protetta dal Muro. Si ritrae, scompare. E per una legge di fisica lo spazio viene occupato da altri. Il potere non ammette vacatio. Si sostituisce con altri. Magistratura e giornalismo sono i più lesti. E Berlusconi, che mette assieme diavolo e acqua Santa. Vince. Tranne nel periodo ulivista. Del resto la produzione di olio avviene ad annate alterne. Un turbinio di tanti uomini e poche cose. Si fa fatica a rammentare gli uni. Berlusconi a parte.
Non pervenute le altre. E così lentamente ci dimeniamo nell'eterno presente. La crisi con gli scatoloni della Lehmann Brothers. Il trasloco di una generazione verso il nulla. La globalizzazione, il potere, che vede e non è visto, come nella rappresentazione del “Panopticon” di Bentham, si appropria delle nostre vite, distribuisce ricchezza in maniera ineguale, distrugge la scala sociale, frantuma i corpi intermedi. L'Europa, il nuovo orizzonte della sinistra, perde lo smalto sentimentale dei Suoi Padri ed è preda del grigiore dei burocrati che sfornano parametri sciocchi, che diventano Totem. In questo contesto di paure, un tempo sopite dal benessere che il welfare aveva garantito, si afferma una nuova classe dirigente globale che crede di rialzare muri per continuare a proteggere il nulla dal nulla. Il nulla dalla finzione del pericolo che si esprime non come realtà, ma come rappresentazione.
Eppure… Eppure, caro Babbo Natale, io ancora ci credo e, famiglia e amici a parte, ti scrivo questa letterina perché vorrei recapitare i miei regali a chi, oggi, mi restituisce speranza. Sono tre anziani, due giovani e dei Pesci. Comincio dai primi.
La prima sosta le renne dovrebbero farla al Quirinale. Sono laico, comincio dal mio Presidente. Mattarella, con il suo dolente sorriso, non ha mancato di porre la barra dritta, a difesa del bene supremo, di cui è custode: la Costituzione. Lì vicino abita Francesco. Sì, Lui, il Papa. Quello che finalmente ha posto la Chiesa dove Cristo voleva che fosse. Con i poveri, i deboli, gli oppressi. Vi sembra poco? Poi cerca in giro la Senatrice Liliana Segre. Le sue parole, semplici e profonde, ogni giorno ricordano ai tanti smemorati cosa è stato l'Olocausto. Cos'è il razzismo. Insomma che l'uomo è prima di tutto dignità. Poi fai qualche giro e passa da Carola Rackete. Sì, Lei, la Capitana. Quella giovane donna con tante treccine che ha sfidato Capitan Fracassa. E tenendo dritta la barra dell'Umanità ha portato in salvo tanti poveri disperati. Vicino casa tua abita Greta, quella bimba che in impermeabile giallo, con un cartello scritto a pennarello, ci ha ricordato che stiamo distruggendo il Mondo. Questo piccolo mondo, come diceva Berlinguer, per incosciente bulimia produttivistica. Infine le Sardine. Qui, caro Babbo Natale, ti tocca un gran giro. Sono tante, crescono in continuazione sono anche all'estero. Anche loro hanno sfidato Capitan Fracassa, dicendogli che a difendere la democrazia, la civile convivenza, la politica fatta di rispetto eccetera, saremo sempre uno in più.
E l'hanno messo in crisi. Io credo che tutti questi destinatari di doni rappresentino quel bisogno, per tanto tempo sopito, di liberazione dalla paura, di ri-creazione di identità, di voglia di dire che dalla china si può risalire. Che nessun processo è ineluttabile. Che si può riaprire un civile confronto tra posizioni diverse, in un ambiente di valori condivisi.
Le donne e gli uomini che hanno personificato questi simboli costituiscono l'identità di una nuova generazione. Almeno ci spero. Auguri.
Grazie Babbo Natale.

Autore: 
Francesco Riccio
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