Vera Donovan says

Sab, 17/02/2018 - 10:00

Non c’è niente da ridere, vi avviso. Il 31 gennaio scorso, Studio Aperto (il “tg” di Italia1), dà, tra le altre energizzanti notizie di cronaca nera, quella del ritrovamento del corpo di Pamela Mastropietro. Per le poche che non lo sapessero, la giovane è stata smembrata e i suoi resti chiusi in due trolley, abbandonati nelle campagne del maceratese dall’uomo che l’ha ammazzata, che per ironia del destino, di nome fa Innocent.
A seguito dell’assassinio di Mastropietro, quel tal Luca Traini ha poi sparato su dei giovani neri a Macerata. Innocent che uccide, Traini che traina il carro del razzismo, a quanto pare ormai inarrestabile. Febbraio non è iniziato bene.
Con piglio hitchcockiano, “Studio Aperto” mostra gli omini con le tute bianche della scientifica, tanto simili alle scene finali di “E.T.”, tirarsi dietro i due trolley. Due valige scure, con i bollini delle vacanze e gli adesivi con “I love Dubai”. Sì, ma non è “La finestra sul cortile”, e quel tizio non è un attore, è un assassino, anche se di nome fa Innocent. E questo non è un film di Hitchcock, ma è la realtà. In quelle due valige non c’era la signora Thorwald, ma una ragazza di appena diciott’anni. La vista delle due valige non è orrorifica di per sé: sono due valige. È ciò a cui è alluso, che non vediamo, a sollevare l’orrore (e Hitchcock lo sapeva bene).
Non è stata una svista o una leggerezza: quelle due valige sono state mostrate per due secondi, ad arte, per far sgorgare un senso di naturale disgusto, dolore, orrore e sconvolgimento.
La cronaca va bene. La cronaca nera va bene. L’orrore no. Il giornalismo non è “Criminal Minds”.
A tal proposito la vostra Vera ha scritto all’Ordine dei Giornalisti, da cui è certa di non ricevere alcuna risposta.

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