Una tesi per valorizzare l’antica Kaulonia e rigenerare Monasterace

Lun, 21/08/2017 - 19:50

Monasterace ha straordinarie potenzialità. In buona parte, risiedono nel suo patrimonio storico-architettonico: invidiabile ma, inconcepibilmente imbalsamato. Davanti al mare, a pochi metri l’uno dall’altro, attendono di essere ancorpiù valorizzati gli scavi ed i  mosaici di Kaulonia (VII°-II°sec a.C.), il Faro (1891/1895), il Museo archeologico (1985/97). Uno straordinario paesaggio costiero che potrebbe vivere il presente del suo passato. Rigenerato con mirati interventi di valorizzazione della città storica (in gran parte ancora sepolta ed a rischio di essere divorata dal mare), integrati con nuove e compatibili dotazioni.
Una recente tesi di laurea in Tecnologia dell’Architettura presso la Mediterranea-Reggio Calabria, tra STORIA e CONTESTO, INNOVAZIONE e SOSTENIBILITA’ propone di rifunzionalizzare il Faro (ad Ostello Gioventù per turisti ed appassionati); realizzare nuove residenze temporanee (per alloggio studiosi, ricercatori e collaboratori impegnati in scavi, ricerche e manutenzioni archeologiche); proteggere gli scavi archeologici.

A) FARO P.ta STILO/38°26.8′N-16°34.7′E
Attivo elettronicamente, resta riferimento per i naviganti nello Jonio.
Luce e sinonimo di speranza per la storia del passato, conserva intatto il fascino legato alla sua antica simbologia. Costruito su ruderi di epoca classica, la vecchia torretta cilindrica (Torre del castellone) è oggi una torre a base ottagonale alta 15m con bande bianche e nere che s’inserisce in un edificio rettangolare a un solo livello. Una scala a chiocciola in pietra conduce al ballatoio esterno, da lì una scaletta in metallo porta alla lanterna.
La struttura è intatta e richiede solo manutenzione ordinaria, adeguamento impiantistico, rifacimento di pavimentazioni esterne, per il riutilizzo attivo e l’integrazione funzionale ad Ostello della Gioventù, con 6 camere per 12 posti letto (raddoppiabili), due bagni, cucina self-service, sala mensa e l’ampio corridoio per esporre le cartografie antiche e i documenti storici.
Mantenendo così, la vocazione a punto di connessione tra la cultura antica della speranza di superare l'ignoto e la luce nel buio, intesa come metafora per indicare la strada del sapere in un territorio da scoprire. 

B) RESIDENZE ACCOGLIENZA TEMPORANEA
Previste fuori dall’area archeologica, ai margini della strada per Monasterace Centro, in un punto strategico per i visitatori: a meno di 1 km da scavi, museo e faro. L’area d’impianto (80mt*14mt),si rapporta al basamento rettangolare della torre (*4 lati*20mt*14mt).L’architettura è essenziale come il carattere minimale del Faro: una serie di corpi lineari in c.a. rivestiti in pietra, orientati mare-monte senza una precisa regola, intersecano un retrostante corpo parallelo alla costa. In buona parte ipogeo, il complesso si affaccia con grandi vetrate dalla collina verso il sito archeologico e la Marina. Interessante è l’integrazione di materiali semplici, locali e riciclati, con sistemi innovativi, complessi ed eco-funzionali. Le mini-residenze ipogee (35 mq) accolgono 28 archeologi e ricercatori. Sono previsti l’auditorium, due laboratori, la cucina self-service con sala mensa, parcheggi, archivi e depositi. L’impatto ambientale è minimo. Per le scelte progettuali e le soluzioni tecnologiche, ispirate dalla cultura estetico/costruttiva mediterranea, orientate al risparmio di risorse naturali (es. suolo) ed autosufficienza energetica. Sicchè:

  • i corpi edilizi ipogei ricevono luce ed aria naturale da captatori solari (Velux) posti sul tetto (un diffusore raccoglie la luce dall’esterno e uno speciale condotto altamente riflettente la convoglia e distribuisce all’interno);
  • la copertura a giardino pensile è studiata per il meteoclima mediterraneo. Un sistema semplice da realizzare e mantenere, di basso peso e contenuto costo. Funzionale per la mitigazione e compensazione ambientale, l’isolamento termico (assorbimento calore estivo) e la permeabilità alla pioggia;
  • la facciata esterna (unica interamente visibile ed orientata a sud) è un sistema integrato adattivo a moduli (SCHUCO) che sostituisce la muratura tradizionale. Tre sovrapposte superfici (trasparente, oscurante, schermante), scorrevoli ed automatizzate, dotate di sensore delle condizioni climatiche interno/esterno, si azionano in apertura/chiusura per massimo risparmio energetico e miglior comfort interno.

C) AREA SCAVI ARCHEOLOGICI
La Kaulonia scoperta dall'archeologo Paolo Orsi - che individuò il sito dalle terrecotte rinvenute durante la costruzione della torre (e della ferrovia-1896) - insiste su un terrazzamento fortemente eroso dalle mareggiate, di difficile fruizione, con i reperti esposti agli agenti atmosferici. Gli interventi ordinari ipotizzati (pulizia; conservazione mura; sistemazione verde; protezione antierosione), s’integrano con opere di salvaguardia di strutture murarie e superfici dipinte/mosaicate (nuove coperture, raccolta acque meteoriche, ecc.) e dotazioni necessarie alla funzionalità/fruibilità del sito (percorsi distributivi e connettivi).Il sistema a falda di copertura è in teli tirantati in fibra di vetro siliconata: origami verdi leggeri ed eleganti dispiegati sugli scavi archeologici con delicatezza, sostenuti da supporti in legno ancorati a plinti. Sotto la copertura, una passerella leggera e sospesa si snoda per consentire di conoscere ed ammirare da vicino le meraviglie di Kaulonia: antica città della Magna Grecia, tesoro per il futuro di Monasterace e dell’entroterra.

Autore: 
Corrado Trombetta, C. Maurizio Diano, Giuseppina Bombardieri
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