Un giardino per i cani

Mer, 18/03/2009 - 00:00

E’ una verità scontata: un cane cambia la vita. Oltre ad addolcire il carattere e in qualche modo ad insegnare o fortificare la pazienza e la tenacia, il cane rafforza il legame che si ha con le altre persone e con la natura. Con le persone perché è un’ottima scusa per uscire a passeggio in centro o sul lungomare, per vedere gli altri e farsi vedere, per conoscere i fatti del paese, parlare con gli amici e con gli sconosciuti. Con la natura perché i meno socievoli hanno un buon motivo per fare lunghe passeggiate in campagna, lontano dalle altre persone, vicino a fiori ed alberi. Un cane di taglia media vuole un grande spazio per correre e giocare. Un giardino, anche grande, è insufficiente: ci vogliono spazi aperti. Non bastano neanche i parchi e le villette (ma tanto che ne parlo a fare: nella Locride non ci sono parchi e villette neanche lontanamente degni di questo nome), ci vogliono prati lussureggianti, declivi più o meno dolci, scarpate, saliscendi, terrapieni. In poche parole ci vuole un giardino settecentesco all’inglese, di quelli che stanno attorno alla dimora della famiglia reale nel castello di Windsor. Una “campagna ben coltivata” come dicono i testi inglesi di quel periodo, con macchie di alberi, collinette, vallecole, stagni, laghi, staccionate e vialoni dove passeggiare placidamente seguendo i propri cani con lo sguardo. Io sono costretta a portare i miei cani –che sono un allegro miscuglio di razza medio-grande, desiderosa di correre e saltare- nei pochi spazi residuali di quello che rimane della campagna, negli incolti, dove nessuno si lamenta e cita assurde leggi e decreti barbari che vogliono cani al guinzaglio e con museruola. Vietata l’orribile pista ciclabile sidernese, una vergogna in faccia alla città, dove le signore vanno a correre con tuta e cappello, e diventano isteriche se vedono un innocuo cane che le saluta abbaiando. Vietato il lungomare, vietate le strade cittadine. Un cane di taglia media ha due sole possibilità: o stare al guinzaglio e vivere una “vita da cane”, oppure avere un padrone ricco che possieda ettari di campagna. Io sono costretta a caricarmi i cani in macchina ed andarmela a cercare, la campagna. Perché non si può vivere una vita intera al guinzaglio e con museruola. Anche un barboncino, una volta o l’altra, dovrebbe essere condotto in campagna a rotolarsi nell’erba. Ne uscirà un po’ sporco e spettinato, ma un cane non è una bambola o un soprammobile. In questo periodo della mia vita desidero un giardino per i cani: in una sola parola, la campagna.

Autore: 
Lidia Zitara
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