Un anno senza Franco Mammoliti

Dom, 15/07/2018 - 17:20

Il 12 giugno di un anno fa ci lasciava Franco Mammoliti, fondatore dell’Ascoa (sindacato datoriale delle piccole e medie imprese), abile amministratore che ha sempre rifiutato la delega ai Lavori Pubblici, perché, ha confessato, non ha mai voluto avere a che fare con la mafia. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo lo descrive come un uomo chiaro, schietto e cristallino, che attraverso un’ironia dissacrante cercava di spronare i rappresentati sociali del territorio a impegnarsi per migliorare questo lembo d’Italia. Il destino gli ha concesso la possibilità di salutare in grande stile i suoi tanti estimatori quando, il 2 maggio dello scorso anno, ha presentato il suo libro “Fatti misfatti e proposte”: in esso sono presenti riflessioni di chi conosce la politica nella Locride e idee chiare su tutti gli argomenti, soprattutto quelli più spinosi che vanno dalla malasanità alla ‘ndrangheta.
Trascorse la sua infanzia ad Agnana, che vista con gli occhi da bambino rappresentava il centro del mondo; all’età di frequentare le scuole medie si trasferì a Siderno, ma l’impatto con questa cittadina non fu semplice: si sentiva solo. Ben presto, però, strinse amicizie che durarono tutta la vita, tra i compagni di scuola ricorda Gigi Malafarina da tutti considerato il più colto del gruppo e man mano che prosegue il racconto della sua vita, vengono citati tanti personaggi che hanno contribuito alla storia del territorio: i politici Candida, Pelle e Murdaca che hanno rappresentato il periodo migliore della storia della Locride. Dopo il liceo classico si iscrisse alla facoltà di Economia e Commercio a Messina, diventando in seguito insegnante di matematica, ma ha sempre ritenuto di essere stato più bravo a costruire rapporti di stima con gli studenti piuttosto che insegnare la materia. A trent’anni venne eletto consigliere comunale nella lista della DC, da quel momento si interessò ancora di più a quelli che potevano essere le esigenze del territorio e soprattutto comprese che il bene del paese interessava a pochi. Nel 1980 fondò l’associazione provinciale commercianti e artigiani “ASCOA”. L’associazione oggi è conosciuta in tutta la Regione, ha circa 6000 iscritti, una sede a Locri e una a Siderno, circa 96 servizi e le piccole e medie imprese si sentono garantiti da questa qualificata struttura. Quando nel 1992 problemi cardiaci lo portarono a curarsi a Milano, strinse amicizia con i medici che lo ebbero in cura (Colombo, Spagnolo e Halmagor) e li invitò a un convegno sulle malattie cardiache a Siderno, presso L’Hotel President. Dopo questa esperienza, il 1 dicembre 1993, creò a Locri il Tribunale per l’assistenza del malato e dei cittadini; tuttavia l’organismo non trovò consensi presso gli operatori sanitari, da qui scaturì una forte contestazione contro le carenze presenti nell’ospedale di Locri. I cittadini, purtroppo, non denunciano le inefficienze e questo fa comodo al sistema burocratico. Un altro danno che affligge il territorio è la mafia: dopo la morte di don Antonio Macrì, che rappresentava il punto di riferimento sugli affiliati, la mafia non ha avuto più regole. La famiglie mafiose curano ognuno i propri interessi danneggiando tutta la Calabria. Tracciando le varie difficoltà presenti nella Regione, l’autore ha concluso il suo libro esponendo le sue idee per lo sviluppo: bisogna puntare sull’agricoltura e sul turismo. Gli abitanti hanno bisogno di lavoro e di produzione.
Un anno dopo la dipartita di Franco Mammoliti rimangono attuali i segni del suo operato socio-economico e il suo pragmatismo valoriale. La morte non è riuscita ad allontanarlo dai suoi cari, dagli amici e dall’Ascoa. Senza mai arrendersi costatava i segni di un tempo poco sereno che creava disagi ai cittadini, ma con la sua tenacia si è sempre battuto per trovare il riscatto. Un uomo così umanamente ricco, grande combattente, sarà sempre un punto di riferimento per la Locride e per tutte quelle persone che ancora credono in una possibilità di riscatto per questa Terra. La famiglia desidererebbe, per onorare la sua memoria, istituire una borsa di studio. La finalità è quella di favorire, nei ragazzi, la diffusione della cultura e della solidarietà. A questo scopo gli alunni, alla fine dell’anno, dovranno commentare il libro “Cuore” e al più meritevole sarà offerta una somma di 500 euro. Si spera che qualche scuola prenda in considerazione questo progetto.

Autore: 
Rosalba Topini
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