Truffa organizzata

Lun, 28/05/2018 - 19:00
Giudiziaria

Per accaparrarsi il denaro di una serie di inconsapevoli soggetti, perlopiù anziani, una serie di soggetti, secondo una recente indagine della procura reggina, hanno messo in piedi una truffa organizzata in piena regola con l’ausilio di dipendenti compiacenti.
Il meccanismo, per come accertato dai carabinieri, si sarebbe articolato in tre fasi.
Una prima fase era destinata al procacciamento dei titoli, bfp o libretti di deposito postali da parte degli indagati, i quali si adoperavano o per sottrarre a vittime anziane i beni e i valori in questione, con artifizi e raggiri, ovvero si procuravano i documenti e i riferimenti specifici dei titoli posseduti da ignari soggetti, valori che venivano formati e contraffatti, in alcuni casi, anche in modo grossolano.
Va tuttavia precisato che è emersa, solo in parte, la rete di connivenze di cui si sono avvantaggiati gli indagati per ottenere la refurtiva o i beni e i valori contraffatti da cambiare. Tuttavia alcune vicende oggetto di indagine forniscono esempi evidenti della capacità degli indagati di “circuire” persone anziane al fine di ottenere illecitamente i valori sopra specificati.
In una seconda fase, una volta giunti in possesso dei titoli e dei valori sopra indicati (provento di furto, rapina o oggetto di falsificazione e di contraffazione) gli indagati utilizzavano canali collaudati di connivenza e compartecipazione criminosa con direttori e dipendenti postali infedeli che si prodigavano (con impressionante spregiudicatezza e senza alcuna remora), dietro compenso, a trasformare i beni e i valori illecitamente formati o ottenuti in denaro liquido, fornendo un contributo essenziale alla realizzazione degli illeciti e al raggiungimento degli scopi prefissati dagli indagati.
È quindi di tutta evidenza che, da questo secondo passaggio, derivava che l’originario importo (sottratto alla vittima indifesa e costituito dagli importi depositati nei libretti postali o rappresentati dai buoni fruttiferi) al momento della illecita trasformazione in liquidità, subiva un processo di prima manipolazione e segmentazione che ne rendeva difficilissima l’individuazione della illecita provenienza, subendo successive decurtazioni in percentuali, anche ben individuate del quindici o venti per cento, necessarie al compenso del funzionario infedele che appare essere pienamente ben consapevole del suo ruolo essenziale e che esige il proprio compenso, così dimostrandosi non un’occasionale disponibilità ma una determinata volontà di favorire con la propria condotta la realizzazione effettiva del profitto dei reati compiuti ai danni delle persone offese, derubate dei titoli e dei valori ed anche contemporaneamente dei propri dati personali, utilizzati per la formazione dei titoli contraffatti e dei documenti di riconoscimento falsificati.
Va tra l’altro precisato che questa seconda operazione compiuta in concorso con i funzionari postali infedeli serviva sia a consolidare l’effetto profittevole dell’appropriazione dei titoli e dei valori o della loro contraffazione compiuta ai danni delle persone offese, sia a consentire agli indagati di attestare documentalmente e illecitamente delle operazioni di rimborso o di bonifico compiute con un furto di identità (per come emergente dalle dichiarazioni delle persone offese sentite a sommarie informazioni), serventi a mimetizzare gli illeciti compiuti e a ostacolare l’individuazione della illecita provenienza dei valori.
La terza fase del meccanismo operativo - con cui si completava una vera e propria triangolazione - era quella in conseguenza della quale il denaro corrispondente al valore dei titoli cambiati e dei prelievi fatti sui libretti di deposito delle vittime veniva immediatamente trasferito (attraverso operazioni di bonifico, formazione di assegni circolari o di ricarica su carte prepagate) ad altri beneficiari, in parte diversi da coloro che avevano provveduto a procurare i buoni e a cambiarli presso gli sportelli postali.
In tal modo, seguendo le tracce telematiche dei passaggi, il denaro veniva “parcheggiato” per brevissimo tempo su carte prepagate o libretti postali di titolari compiacenti, i quali, nell’arco di brevissimo tempo, anche in territori molto lontani dall’Ufficio postale che aveva operato il cambio, si adoperavano per rendere materialmente liquido il denaro illecito ottenuto, facendone letteralmente perdere le tracce.

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