Storia di libera interpretazione di fatti di cronaca

Dom, 15/04/2018 - 13:00

Saro stava dormendo nel suo letto. Ad un tratto sente il rumore del citofono. Dall'altra parte sente una voce che gli dice «Colleghi apra». «Colleghi e va bene», pensò subito Saro che di mestiere faceva il poliziotto ma quell'apra non riusciva a mandarlo proprio giù. Gli sembrava un distacco troppo forte per dei colleghi che ormai gli stavano bussando alla porta dell'appartamento. Ed infatti colleghi lo erano ma di quelli un po speciali. Saro avrebbe dovuto spiegare tante cose ai superiori. Lui che era abituato a fare domande e ricevere risposte sarebbe stato torchiato in quella notte di dicembre. Un poliziotto torchiato. Perché? Saro aveva intuito che qualcosa sarebbe successo quando, alcuni giorni prima, aveva riferito di una fonte confidenziale che nel paese in cui operava lo aveva messo dell'avviso di un vicenda particolarmente strana, che avrebbe avuto risvolti a livello internazionale. C'era stato un attentato in Germania. Un giovane nordafricano era inseguito da tutte le polizie d Europa. Il ricercato numero uno. Un assassino che aveva ucciso persone innocenti nel nome dell'Islam. «Ma l Islam è sicuramente altro» aveva immaginato Saro quando la fonte confidenziale gli aveva detto di possibili contatti tra quell'assassino con persone del territorio. Una storia incredibile ma pur sempre una storia che poteva avere delle fondamenta. E per questo motivo Saro riferisce, punto per punto, quanto aveva appreso. Era tutto lì.
«O forse no ?» fece come a domandarsi Saro appena aperto il portone d ingresso del suo appartamento. Un attimo dopo è accompagnato in un posto lontano, davanti ad un superiore . Saro riferisce quanto aveva appreso. Una fonte confidenziale, un assassino ricercato da mezzo mondo, con collegamenti, «ma quali davvero» si ripeteva tra sé Saro, con la Calabria. Un killer che da li a poco entra in Italia dalla Francia a bordo di un treno. La sua meta è Milano. Sarà un caso ma quel giovane nordafricano quanto sentirà l’intimazione di fermarsi dirà di essere un calabrese e spara contro la polizia. Segue un conflitto a fuoco che vede soccombere il giovane. La polizia lo ferma definitivamente. Ma la stampa non si accontenta e pone una serie di domande. Quel giovane, che viene etichettato come terrorista, poteva avere una rete o dei contatti?. Le indagini, si sa, non si fermano mai.
Nessuno immagina che in Calabria, per quel terrorista, Saro, un poliziotto di provincia ma in prima linea contro la criminalità organizzata, ha dato un importante contributo. Per lui niente encomi. Non si poteva. Sarebbe sembrato davvero strano che dal profondo sud qualcuno sia stato in grado di giungere ad una verità, forse anche in parte scomoda, ed aveva fatto scovare un assassino ricercato dal fior fiore degli investigatori europei.
Il tempo passa. Saro è uno sbirro a tutto tondo. Non dimentica quella brutta nottata. Una delle tante da dimenticare. Saro fiuta un particolare. L’intuito di poliziotto che lo ha portato a scovare tanti bunker in Aspromonte, lo porta ad indagare su alcuni legami tra calabresi e nordafricani a Milano. Alcuni mesi dopo il cerchio si stringe. Saro viene a conoscenza di un indagine su alcuni strani furti di ricettari e timbri presso studi medici ed ospedali, formazione di false ricette che vengono consegnate a soggetti appartenenti ad un gruppo criminale i quali, recandosi presso farmacie del comprensorio territoriale milanese, acquistano farmaci ad effetto drogante in modo da accumulare scorte consistenti con successivo spaccio al mercato nero. Due egiziani sono fermati perché trovati in possesso, nella loro abitazione di Milano, di un ingente quantitativo di farmaci prevalentemente di tipo Oxicontyin (Ossicodone) e Contramal (Tramadolo), contenenti principi attivi antidolorifici, a potenziale effetto stupefacente. Si tratta di farmaci detti pain killers per i quali anche a livello internazionale si segnala un rilevante ed illegale traffico, usati sia dai combattenti in teatri di guerra, particolarmente in Medio Oriente, sia per spaccio nel mercato illegale di sostanze stupefacenti. Uno dei medici che di famiglia del milanese al cui nome risultavano delle prescrizioni del tutto anomale di Contramal gestisce uno studio/ambulatorio sopra una certa farmacia. Il dominus di quella farmacia, che a sua volta è collegato con un ingrosso farmaceutico, è originario della Locride.
Saro ci vuole vedere chiaro. Riprende il filo di quella informazione confidenziale ricevuta mesi addietro. L’intuizione trovava conferma. Dietro a quel terrorista, che aveva gridato di essere calabrese poco prima di morire, ci potevano davvero essere anche dei colletti bianchi collegati con la 'ndrangheta e gli interessi delle cosche nel marcato nero. E Saro lo sa che dove ci sono i soldi importanti le ndrine si ritagliano una fetta consistente. Alle cosche non interessa se per guadagnare un sacco di soldi devono entrare in affari anche con soggetti che si possono ricondurre a cellule terroristiche. Il collegamento tra quel giovane terrorista con elementi presenti nell'hinterland milanese è trovato, cosi come è provato il legame con le ‘ndrine. Ci sarà un processo.
Saro non compare nelle fotografie. Lo sa che non ci saranno encomi pubblici neanche questa volta. Questa è una di quelle indagini troppo grandi per un agente di periferia. Per questo sbirro rimane solo una storia da raccontare ai propri nipoti, un giorno… e forse neanche allora sarà creduto fino in fondo.

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