Sospettosi a delinquere

Dom, 14/01/2018 - 16:20

Chi potrebbe mai negare l’esistenza, a Reggio Calabria, della ‘ndrangheta, o il fatto che, per anni, le nostre strade sono state macchiate di sangue, spesso innocente, di persone che, come unica colpa, avevano quella di avere parenti o amici mafiosi?!? Questo sangue, ahimè, a nulla è servito, se non a portare alla nascita di nuove forme di Potere, che si palesano ora nel radicamento della mentalità mafiosa di una buona fetta del contesto socio-economico, ora in quello di un SovraPotere che, al pari del fenomeno ‘ndranghetista, si impone a livello territoriale, in modo più legalizzato, abolendo qualunque forma di democrazia.
Ma, parimenti, chi potrebbe negare mai l’esistenza, a Reggio Calabria, di persone oneste, moralmente corrette e impegnate in vari fronti, da quello sociale a quello politico a quello semplicemente civile, orientati al bene?
Allora è vero che “vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre” (O.Fallaci). È giunto il momento di parlare, ma che dico parlare, dico urlare… urlare: “io non ci sto, io non mi faccio prendere in giro, io vedo, capisco, parlo, mi ribello!” Proprio perché, come dice De Raho, io non ho paura di espormi, non ho nulla da nascondere, come Qualcuno, che probabilmente va anche in bagno in tutto nascondimento, e non è nemmeno libero di guardare un raggio di sole, gustandosi la Luce, ma invece immaginandoci il Buio!
In questi ultimi tempi stiamo assistendo drammaticamente allo stesso clima di terrore del pieno periodo della guerra di mafia, se pur sotto altre vesti. Infatti anche chi dovrebbe rappresentare la tutela della legalità e dell’imparzialità, finisce col diffondere la cultura del sospetto, della menzogna e della diffidenza.
Ogni giorno Qualcuno fa a gara per pubblicare, soprattutto sui giornaletti piegati al Potere, storie brutte, di delinquenti, truffaldini e collusi, in ogni settore. A forza di sentirne parlare ci siamo convinti che siano tutti così!
Ci vogliono piegare psicologicamente, inducendoci a non godere di un caffè, di una serata, di una passeggiata… ci hanno imbevuti di una cultura dove siamo tutti intercettati ed intercettabili, a dispetto della privacy e di chi vive la sua vita per fatti suoi!
Eppure… un dubbio mi sorge, visto che di dubbio Qualcuno alimenta le mie giornate, inducendomi a chiedermi se io sono io o sono qualcun altro: chi mi assicura che tra la Procura e le forze dell’ordine non sia stato siglato una sorta di Protocollo di illegalità il cui occhio bionico vede solo nero e marcio, anche dove non c’è e, nello stesso tempo, viene occultata la Verità?
Voltaire diceva che: “Il dubbio è scomodo ma la certezza è ridicola” . E per me sono ridicoli tutti questi detentori della Verità, questi Dei scesi in terra che si permettono di distruggere persone umane, sulla base di quattro chiacchiere interpretate al telefono, attribuendogli cariche di pseudo ‘ndranghetisti volti al Male! Chiacchiere de-contestualizzate, peraltro, spesso intrise del modo di parlare autoctono, qualche volta manipolate ad hoc dalle stesse Forze dell’Ordine, interpretate in maniera talmente soggettiva che si potrebbe fare una regia a mò di Beautiful!
Non temo di dire ciò che dico, perché “un dì… s’io non andrò sempre fuggendo” io parlerò, carte alla mano, di esperienze reali di siffatti casi! Spero che le Forze dell’Ordine che leggono non pensino che con queste parole io voglia evadere… in realtà ho solo, sarcasticamente, citato Foscolo!!!
È difficile, in mezzo a questa diffusa cultura del nero, del tutto marcio, pensare positivo, superare la barriera del pregiudizio e accettare l’idea del bello, della bontà, dell’onestà, dei gesti disinteressati. È l’era del sospetto , quello che disgrega, che allontana, che crea disuguaglianze.
È così difficile comprendere e fare propria la possibilità che esista il riscatto delle persone e di alcune realtà socio-ambientali?
Non sarebbe ideale che la mente di chi giudica, di chi è preposto alla tutela, di chi diffonde le notizie, fosse abituata al concetto di Bellezza, intesa come atti di gentilezza e di rispetto verso l’essere umano?
Sarebbe l’unica strada per abituare anche le menti dei cittadini, di quella parte buona o destinata al bene soprattutto, alla positività e alla Bellezza.
Dovremmo tutti noi imparare ad accogliere le notizie che ci propinano in religiosa attesa, assaporando l’evolversi delle situazioni, il districarsi dei nodi, piuttosto che attaccare all’unanimità e senza riserve, con l’unico intento di denigrare, degradare e disintegrare l’immagine di Noi e del Mondo tutto.
E così accade che anche il Bello, o ciò che potrebbe essere il Bello, viene vestito di brutto, dipinto di sospetto e velato di menzogne.
Giovanni Falcone diceva che “il sospetto è l’anticamera della calunnia” . E alla base del sospetto vi è il pregiudizio di chi non vede, o non vuole vedere, in una larva una futura farfalla, oppure continua a guardare la farfalla come se fosse sempre una larva. Quella stessa farfalla, prima larva, svolazza su un fiume di fango, ma non vi si cala dentro, ora lo guarda da lontano, ora ce lo ha più vicino. Ma sapendo che potrebbe sporcare le sue ali, o peggio rimanere impantanata, non vi si cala.
Io credo fermamente che si possa nascere in una realtà bollata come “mafiosa”, portare cognomi di un certo risalto, avere parenti, vicini o lontani, di un certo “livello”, dare la mano o parlare a chi è rinomatamente “mafioso” e, nonostante ciò, diffondere e radicare principi di Giustizia, di Verità e di Libertà!
Ognuno è responsabile delle sue scelte: si può decidere di essere una canna al vento o una montagna di dignità! Il buio esiste, ma esiste anche la Luce. E la Luce si oppone al Buio, pur non negandone l’esistenza!

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