Si prega di informarsi bene prima di parlare della Calabria

Dom, 15/04/2018 - 11:40

Il 29 gennaio 2016, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Governatore Mario Oliverio ha inaugurato la nuova sede della Regione Calabria a Germaneto. Nulla di eclatante se non fosse che la Cittadella regionale è stata paragonata per dimensioni, costi ed edifici adibiti al personale, alla Reggia di Versailles in Francia.
Il palazzo della Regione, infatti, occupa una superficie di 65.000 metri quadrati, i suoi costi sono lievitati dai 53 milioni previsti nel 1987, anno di pubblicazione del bando per la sua costruzione, ai 160 di fine lavori e il complesso vanta 14 edifici capaci di ospitare tra i 3.500 e i 5.500 dipendenti, rispetto ai circa 2.000 attualmente in servizio. Numeri ragguardevoli, che tuttavia hanno fruttato, secondo Oliverio, un risparmio per le tasche dei calabresi di ben 6 milioni e 466 mila euro.
A denunciare per primo lo spreco di denaro pubblico che si nasconderebbe dietro la costruzione dell'edificio, tuttavia, è stato il giornalista e saggista Sergio Rizzo. In un suo articolo del 2016, pubblicato dal Corriere della Sera, aveva infatti definito la Cittadella uno sperpero di denaro pubblico, un vero e proprio mare magnum di spazi inutilizzati nel quale non si è riusciti a trovare una collocazione nemmeno alla struttura commissariale attualmente ospitata nella sede di Palazzo Alemanni in pieno centro storico a Catanzaro.
In questi giorni, nelle trasmissioni televisive, si è tornati a parlare della Cittadella Regionale attraverso servizi che hanno contribuito a gettare benzina sul fuoco della polemica. La trasmissione televisiva di Rete 4 Quinta Colonna , ad esempio, ha trasmesso immagini che ritraevano documenti accatastati, uffici vuoti, e spazi non sorvegliati. Cavalcando l onda, pochi giorni dopo anche Massimo Giletti, su La 7, è tornato sull’argomento, invitando a Non è l Arena lo stesso Rizzo, ritornato volentieri sullo spreco di denaro tipicamente calabrese rappresentato dalla Cittadella.
Ovviamente, come in ogni trasmissione, intervista o articolo, quando si parla del Sud, e in particolare della Calabria, si tende sempre a raccontare gli aspetti loschi, riportando spesso notizie parziali. Lo spettatore, ormai ridotto a consumatore di verità nascoste, si lascia trasportare da quello che gli viene mostrato, non potendo cogliere la sottile differenza tra un servizio confezionato ad arte e uno più attinente alla realtà. Parlare soltanto dei tempi e delle risorse investite, infatti, non rende giustizia al progetto della Cittadella.
Nella trasmissione di La 7, ad esempio, si è ironizzato molto senza sottolineare tuttavia che il trasferimento del Dipartimento regionale della Protezione Civile presso il palazzo della Regione ha dato un taglio netto a sprechi e privilegi. Tantomeno si è parlato del parcheggio, un fiore all'occhiello che farebbe invidia anche ai più sontuosi edifici nazionali ed europei: diviso per zone, è contrassegnato da insegne e strisce colorate, con l area riservata ai portatori di handicap, alle donne in dolce attesa, ai taxi, alle auto elettriche e ibride, ai motocicli, ai mezzi di carico e scarico. Per non parlare infine del fatto che, se nel 2014 gli uffici della Regione erano dislocati in ventitré sedi, con una spesa di gestione complessiva degli immobili di 15 milioni e 317 mila euro, nel 2018 tale cifra è scesa a 8 milioni e 851 euro. Un risparmio del 42%.
Forse, se a tagliare i costi fossero state la Regione Lombardia o Veneto ci saremmo messi sull'attenti, ma credere che possa accadere in Calabria ci fa soltanto scuotere la testa nella convinzione che si tratti di una bufala.
Come se non bastasse, l atteggiamento tenuto dai conduttori di Rete 4, La 7 e Rizzo, dimostra una totale mancanza di conoscenza del contesto storico in cui sono state operate determinate scelte amministrative nella nostra regione.
Motivo principale delle critiche alla Cittadella, infatti, è stata la considerazione che, nonostante la struttura ospiti gli uffici della Giunta, lo staff del Presidente e i vari dipartimenti, la sede del Consiglio Regionale resta ubicata a 157 chilometri di distanza dal capoluogo, presso il Palazzo Campanella di Reggio Calabria, evenienza che rende la nostra regione l unica in Italia ad avere Giunta e Consiglio non solo in due sedi distinte, ma persino in due province differenti.
Ciò di cui non hanno tenuto conto i detrattori, tuttavia, è che il motivo di questa distinzione ha una precisa origine storica. Facciamo riferimento ai moti che scossero Reggio Calabria tra l estate del 1970 e l inverno del 1971, in seguito all'istituzione degli Enti Regionali. Nonostante fino ad allora Reggio fosse considerata dai più il capoluogo della nostra regione, infatti, l istituzione dell'ente avrebbe trasferito il titolo a Catanzaro, ingenerando mesi di dibattiti, scioperi e manifestazioni che terminarono solo con l assedio della città e i carri armati sul lungomare. Per alleggerire la tensione di una scelta imposta dall'alto, a Reggio venne concesso solo il compromesso politico del Pacchetto Colombo , con il quale sarebbe nata la divisione degli organi istituzionali della Calabria ancora oggi in vigore.
Insomma, a parlare siamo tutti bravi, e lo sappiamo, ma un conto è raccontare una favola per bambini, un altro è sproloquiare con toni sventati. È facile, a questo punto, dedurre che coloro che si sono professati preparati, hanno fatto ben misera figura nei confronti della Calabria, danneggiandone tuttavia ancora una volta l immagine agli occhi del resto del Paese. Indignazione massima, in tal senso, è stata giustamente espressa dal Governatore Oliverio che, in una nota stampa, non solo ha rimarcato i vantaggi di una sede unica, ma ha letto nel dibattito sulla Cittadella una vicenda che non colpisce tanto la parte politica quanto piuttosto la Calabria e i calabresi, spesso oggetto di attacchi sulla base di preconcetti pretestuosi e negativi.
Le parole e i toni usati hanno, nostro malgrado, contribuito a strumentalizzare la nostra terra, etichettando noi calabresi con i soliti stereotipi ingiusti e leziosi. L immagine dei calabresi che si continua a dare all'Italia e al mondo intero ci vede come un popolo rassegnato e atavico, luoghi comuni smentiti apertamente da coloro che non si limitano al sentito dire . I problemi della nostra terra sono, infatti, i problemi di qualunque terra. Limitarsi a pensare che certe situazioni e certi sprechi si verifichino solo in Calabria farebbe esclamare al povero Fantozzi: «È una cagata pazzesca!»
Non dimentichiamo, infatti, che il paese dei balocchi, come molti pensano sia la Calabria, racchiude e custodisce le origini della civiltà europea. Quando da noi prosperava la cultura e la civiltà, nel resto della Penisola ci si domandava ancora se per accendere un fuoco convenisse attendere che un fulmine colpisse un albero o sacrificare un animale agli dei nella speranza che giungesse già cotto e condito.
Condizione che, a nostro parere, dovrebbe bastare da sola a imporre a chiunque voglia parlare o scrivere della Calabria, di raccontare verità concrete e non parziali.

Autore: 
Gaetano Marando
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