Sebi Romeo: “La Locride non ha bisogno di ZES per diventare un Eden”

Dom, 24/09/2017 - 17:00
Questa settimana abbiamo avuto un lungo e interessante confronto con Sebi Romeo, capogruppo del Partito Democratico in consiglio Regionale, nella Locride per seguire da vicino la triste vicenda dei lavoratori Call&Call. Reduce dall’esperienza di Cantiere Calabria all’UNICAL, Romeo ci ha parlato di una Regione in crescita e di una Locride che potrebbe divenire una delle aree più floride d’Italia.

Il 9 dicembre il governo Oliverio compie tre anni. Come ha visto cambiare la Calabria in questo lasso di tempo e quanto ha influito la concordanza politica con il governo nazionale?
La Regione è cambiata molto, anzitutto nella sua organizzazione. Da 16 dipartimenti generali siamo passati a 10, abbiamo imposto la rotazione dei dirigenti, commissariato e messo in liquidazione i carrozzoni che dirottavano i fondi pubblici verso le clientele d’affari spesso anticipando le sacrosante iniziative della magistratura, approvato la riforma che prevede almeno il 30% della rappresentanza femminile in ambito governativo, recuperato quasi tutta l’agenda comunitaria e avviato una nuova programmazione che ci ha permesso di effettuare la migliore spesa del mezzogiorno. È cambiato il reddito pro capite dei calabresi e mai come oggi c’è stata in Calabria una pianificazione nell’utilizzo di risorse importante come quella destinata alle infrastrutture. Sono infatti ripartiti i cantieri presso la diga del Menta, la Gallico-Gambarie e la ferrovia ionica, e abbiamo programmato il recupero della diga sul Lordo. Abbiamo attuato un piano dei rifiuti che ci ha permesso di differenziare il 40% degli scarti e di sgomberare i centri storici dalla spazzatura, realizzato un piano dei trasporti molto avanzato, che prevede l’integrazione tra il ferro e la gomma e una nuova organizzazione della mobilità con interventi sulle metropolitane di superficie delle grandi aree urbane. Abbiamo realizzato una legge urbanistica innovativa che ha fatto del “suolo zero” e della riqualificazione territoriale le proprie scelte. Prima del nostro arrivo non esisteva una politica di prevenzione e cura del territorio, ma oggi abbiamo le risorse per mettere in sicurezza le fiumare e abbiamo incrementato del 300% la produttività degli uffici dedicati. È stato finalmente realizzato un piano per la sicurezza delle scuole, ambito nel quale siamo diventati modello, e attuato una programmazione enorme in sinergia con il governo nazionale, senza l’intesa con il quale certamente non avremmo 9 miliardi da spendere per la nostra Regione. Si badi bene però a non intendere questa intesa come una sinergia di potere, ma come una sinergia operativa nell’interesse della nostra Regione. Mi pare un dato in grado di dimostrare la capacità del presidente Oliverio di bonificare, riorganizzare, programmare e aprire una nuova fase politica per la Regione.
Con la riqualificazione della ferrovia ionica, alla quale accennava poco fa, sta migliorando la mobilità locale, ma lunedì mattina l’Associazione Ferrovie in Calabria ha denunciato la concreta possibilità che vengano soppressi nuovi treni a lunga percorrenza diretti nella nostra regione. Perché c’è questa difficoltà a dialogare con Rete Ferroviaria Italiana?
Abbiamo già acquistato nuovi treni e previsto l’investimento di 500 milioni nel rifacimento della ferrovia ionica, che sarà oggetto di un intervento che non si effettuava dai tempi di Cavour. La spinta sulla mobilità locale, comunque, non ci impedirà di opporci e anzi di impedire le scelte di RFI che riterremo lesive per la nostra regione e per i nostri cittadini. La nostra programmazione, infatti, non ci lascia tranquilli: restiamo consapevoli delle condizioni in cui versa la Regione e sappiamo bene che è quella nella quale c’è meno volontà a investire.
Di recente ha affermato che Oliverio è intervenuto sulle aree portuali e turistiche dopo 40 anni. A proposito di aree portuali: Gioia Tauro può essere considerata la prima Zona Economica Speciale d’Italia?
La ZES è ormai realtà a Gioia Tauro ed è proprio dove ci serviva davvero. Dobbiamo infatti considerarla parte di un progetto di valorizzazione del porto non del reggino, o della Calabria, ma del Mediterraneo, del Mezzogiorno, dell’Europa. Se noi avremo la capacità di fare di Gioia Tauro il porto commerciale dell’Europa avremo la possibilità di far crescere la Piana e tutta l’area retroportuale.
Durante Cantiere Calabria Claudio De Vincenti raccomandava di non “diluire” troppo la ZES. Questo significa che la Locride non farà parte di quella di Gioia Tauro?
La Locride non sarà ZES, ma beneficerà di interventi cuciti su misura per valorizzare le proprie vocazioni naturali. La Locride non è un porto. Ha il Porto delle Grazie e la Regione ha finanziato opere per migliorarlo proprio di recente, ma la Locride è anche bellezze paesaggistiche, naturali, beni culturali, arte, mestieri, tradizioni enogastronomiche… In quest’area abbiamo una straordinaria concentrazione di chiese, cattedrali, monasteri… la storia della Magna Grecia che Oliverio vuole far crescere chiedendone all’UNESCO il giusto riconoscimento. Questa valorizzazione che punta su turismo e agricoltura potrebbe fare della Locride una delle zone più floride d’Italia, ma per realizzare interventi che ne cambino il destino bisogna pensare in grande e avere ambizioni, idee, progetti e lavorare senza interessi partitici. Questo territorio deve essere unito: abbiamo primi cittadini capaci, che devono tuttavia sviluppare un’idea comprensoriale per la quale ci si renda conto che solo facendo fronte comune si può invertire la tendenza. La Regione ha già individuato dei siti che si inseriscono in un progetto di investimento per il comprensorio. Si tratta di luoghi storici spalmati su tutta la Locride (Stilo, Caulonia, Bianco, Locri…) e che sono emersi da un confronto diretto con gli agenti del territorio. È in questa direzione che va anche la nuova filosofia del Distretto Turistico-Culturale. Allo stesso modo prevedere la possibilità che il Palio di Ribusa, il Borgo Incantato, il Kaulonia Tarantella Festival, il Roccella Jazz Festival per tre anni vengano inseriti in una programmazione, consente di avere una visione più lunga e di sottrarre le risorse ad appetiti che non mirano davvero alla crescita del territorio.
Cantiere Calabria: perché la scelta di organizzarlo all’Università e, parafrasando Oliverio, che tipo di raccolto vi aspettate dopo la semina di questi primi anni?
Nessuna amministrazione, prima di questa, ha avuto un rapporto così intenso con le università. Si tratta di un “amore” non privo di interesse, ma fondato su un protocollo che ha messo a disposizione dell’università calabrese ingenti risorse. Per questo, organizzare Cantiere Calabria all’UNICAL è stata una scelta simbolica, perché ha rappresentato l’approccio e la considerazione che abbiamo per il mondo universitario, ma non formale, perché non si è trattato di una semplice convention, ma di una tre giorni di confronto tra forze produttive, sindacali, sociali, dell’istruzione, degli enti locali, che ha ricordato con quanta fiducia la nostra Regione possa guardare al futuro. Un approfondimento durante il quale gli agenti si sono confrontati sulle cose fatte, la semina, e hanno parlato dell’apertura della seconda fase amministrativa, il raccolto, senza interpretarlo come un principio di campagna elettorale.
La scorsa settimana il Consiglio Regionale si è riunito per rinnovare le cariche dell’Ufficio di Presidenza. L’esito della votazione ha premiato Nicola Irto e ribadito la crisi del centrodestra calabrese. Come spiega questo andamento politico?
Il Partito Democratico, in ambito regionale, ha fatto tre scelte: Irto, Ciconte e Neri, puntualmente eletti. Il centrodestra, invece, non è riuscito a dare un’indicazione unitaria e ha finito con il dividersi. Da qui l’individuazione di due minoranze: NCD, che ha eletto Gentile e Forza Italia, che avrebbe voluto eleggere Ferro e Tallini finendo col non nominare nessuno dei due ma, anzi, indicando come questore eletto alla minoranza Graziano. Una frammentazione che non ci rende contenti, perché avevamo chiesto al centrodestra una posizione unitaria delle minoranze che ci avrebbe permesso di confrontarci in maniera più diretta con loro.
La riunione del Consiglio si è accompagnata alla polemica delle interminabili ferie della giunta. Come mai questa pausa tra le riunioni?
Effettivamente tra le ultime due riunioni del Consiglio sono intercorsi 70 giorni, ma bisogna considerare che tra giunta, consiglieri e commissioni nessuno si è preso effettivamente più di una settimana di vacanza. Non è solo calcolando la distanza tra due riunioni del Consiglio che si dovrebbe parlare di ferie e, comunque, pur avendo fatto davvero meno riunioni rispetto a quante fatte dalla passata legislatura nel medesimo lasso di tempo, bisogna considerare ciò che è stato realizzato. Abbiamo infatti stilato più leggi e di migliore qualità, che denotano una maggiore scrupolosità nel nostro lavoro. Non ho la pretesa di descrivere i consiglieri comunali come uomini di fatica che sono costretti a tenere un fazzoletto in mano per detergersi il sudore dalla fronte, ma non voglio nemmeno piegarmi al luogo comune degli scansafatiche.
Si sente parlare con insistenza di nuovi cambiamenti interni alla giunta e, da più parti, si vocifera addirittura di un vero e proprio rimpasto costituito, ancora una volta, da tecnici. Ma Oliverio è davvero così allergico a chi si è formato nei partiti o i tecnici sono ciò di cui la Calabria ha bisogno?
Non parlerei di allergia, anche perché ritengo che pochi rappresentino la politica come la rappresenta il governatore. C’è piuttosto una valutazione su questa fase amministrativa che ritengo perdurerà fino alle elezioni politiche. Detto ciò Oliverio ha dimostrato consapevolezza per ciò che servirà nella seconda fase amministrativa e sicuramente agirà per il meglio del nostro territorio.

Autore: 
Jacopo Giuca
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