Sangue Calabrese

Dom, 15/04/2018 - 12:00

Non credo nella etnia e ancor meno nella razza ma la madre di Matteo Vinci (per come è apparsa in televisione) mi rende orgoglioso di esser calabrese. Mi ha colpito il suo volto ferito dalle rughe profonde, il suo dolore atroce ma contenuto, le sue parole ferme e dure come macigni.
Ovviamente la televisione e i quotidiani nazionali hanno dato alla tragedia dei Vinci uno spazio decisamente maggiore rispetto alla cattura di Strangio che, si badi bene, deve scontare appena due anni e mezzo di carcere. Già mercoledì la strage di Limbadi era scomparsa dalle pagine dei più importanti giornali eppure, è inutile nasconderselo, l autobomba scoppiata in un piccolo paese della Calabria rappresenta un dramma di inaudita gravità che riporta la nostra Terra molto indietro nel tempo e l'avvicina metaforicamente ai luoghi in cui con il tritolo si è costretti a convivere.
Ovviamente ignoro chi possano essere i responsabili della strage ma è certo che ci troviamo dinanzi a criminali militarmente attrezzati, certi della propria impunità, capaci di mettere in campo una insidiosa strategia terroristica di notevole efficacia.
È fuor di dubbio, la bomba che ha ucciso il giovane biologo Matteo Vinci e ferito gravemente il padre, ha avuto anche il compito di consegnare un messaggio alla comunità di Limbadi e, in qualche modo, alla Calabria intera: la 'ndrangheta è forte, protetta, ammanigliata ed è in grado di imporre il proprio volere.
Nello stesso tempo, la tragedia dei Vinci ha messo in evidenza la grande e angosciante solitudine di una famiglia che aveva già conosciuto un attentato alla vita del padre, e che per lunghi anni è stata costretta a subire angherie e minacce e a convivere con il terrore e con la paura, avvertendo in ogni momento il fiato della morte sul collo.
Si ha la sensazione che in tanto parlar di lotta alla mafia chi si oppone veramente non abbia tutela alcuna e venga lasciato solo con se stesso.
Le scorte hanno altre funzioni e ad altri sono destinate.
In questi anni, lo Stato in tutte le sue espressioni s è tenuto lontano dei Vinci nel momento in cui sono stati aggrediti, malmenati, artificiosamente processati.
Proprio per questo acquistano un immenso valore le parole che l anziana madre di Matteo ha avuto forza di scandire: non ci arrenderemo mai !
Una frase tanto più toccante perché scolpita mentre il figlio veniva portato in obitorio e il marito si trovava in ospedale a lottare tra la vita e la morte.
Sono convinto che questa donna rappresenti la nostra Calabria!
Questa madre coraggio ci rende molto più orgogliosi della nostra identità rispetto ai tanti prefetti, ministri, procuratori, questori, generali, sindaci e parlamentari che da mane e sera recitano giaculatorie antimafia.
È questa la Calabria della Resistenza a mani nude alla 'ndrangheta, senza privilegi, senza fama, senza gloria.
Una Calabria che non va in televisione e su cui non si producono discutibili fiction finalizzati più che altro a denigrare sistematicamente la nostra terra; che non occupa le prime pagine se non nei giorni delle tragedia, eppure scrive col proprio sangue pagine di autentico eroismo.
Non so quanto sia profonda la trincea immaginaria scavata in Calabria da coloro che combattono veramente la mafia; so per certo che i combattenti della prima linea sono le famiglie come quelle dei Vinci e persone normali destinate a restare sconosciute. Qualora un giorno si istituisse il Registro dei veri combattenti contro il crimine e per una Calabria migliore, i nomi di costoro dovrebbero essere scritti a caratteri d oro!
Oggi il nome di Matteo Vinci come 41 anni fa è stato scritto quello del mugnaio Rocco Gatto.
Se un giorno la Calabria sarà libera dal sottosviluppo e dalla 'ndrangheta sarà anche e soprattutto per il loro sacrificio.
Molti altri fanno ammuino teso ad acquisire una facile popolarità sciogliendo consigli comunali, emettendo interdittive antimafia e chiudendo locali pubblici su semplici rapporti di polizia, praticando una giustizia ingiusta roboante quanto sommaria a danno di innocenti.
Concordo con le belle e toccanti parole dell'avvocato della famiglia Vinci che ha chiesto funerali di Stato per Matteo.
Penso che non li concederanno.
Non parlo dello Stato in senso astratto che rispettiamo e che non c'entra nulla, ma è certo che le forze prevalenti all'interno di Esso non potranno mai tollerare che le uniche pagine eroiche scritte in Calabria nella lotta alla 'ndrangheta siano vergate col sangue del nostro popolo. Persone destinate a restare senza nome e senza gloria.
Ribadisco: non ci può essere lotta alla 'ndrangheta che non sia contemporaneamente lotta per la Libertà, per la giustizia, per la pari dignità, per il riscatto della Calabria. Una politica vergognosamente imbelle, codina e cortigiana ha rinunciato a tale compito e proprio per questo è necessario che calabresi si diano uno strumento di presenza democratica per poter contare, così come occorre che i PM, i prefetti e i questori e altri ancora ritornino a svolgere con scrupolo e discrezione i loro compiti e solo quelli che la Costituzione attribuisce loro! Senza una svolta a 360° per la Calabria non ci sarà futuro e del coraggioso sacrificio dei Vinci non resterà traccia alcuna.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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