Reggio: Sempre più prossimo il funerale del Siracusa

Dom, 17/09/2017 - 12:40

C'è un'avversaria più pericolosa e più tenace dei terremoti di cui aver paura a Reggio. Rischia di privarci della bellezza, della memoria e del futuro, si chiama ignoranza. Non so come altro definire chi ha consentito che la speculazione trasformasse il cineteatro Margherita in un anonimo negozio e che forse, se non ci opporremo, consentirà uno scempio simile ma più grave: la destinazione del teatro Siracusa a negozio di alta moda. Spero sia solo un allarme infondato, ma l'Italia dei Valori ha denunciato questo rischio. Ogni volta passo accanto al teatro Siracusa non posso fare a meno di ammirare la sua eleganza liberty e leggo sempre la locandina che ne pubblicizzava gli ultimi spettacoli. Quel manifesto che resiste alle ingiurie del tempo rappresenta la speranza e il desiderio di una riapertura. Come la madeleine di Proust, mi ricorda tanti spettacoli musicali, poetici e di prosa. Ricordo in particolare le belle rappresentazioni dei più famosi scrittori calabresi che Pino Michienzi mise in scena quasi senza spettatori a parte me e qualche altro. Mi sentivo un privilegiato nell'assistere quasi da solo alla interpretazione della vita e delle opere di  Lorenzo Calogero, Fortunato Seminara, Mario La Cava, Corrado Alvaro e Leonida Repaci. No, non bisogna consentire che l'arte e i suoi luoghi periscano, sono la più grande ricchezza per una comunità. Reggio ha troppe ferite, non diamogli il colpo di grazia e aiutiamola a risorgere. Alcuni amici mi raccontarono che quando il re dei videopoker acquistò il Margherita, lo contattarono preoccupati delle sorti del piccolo ma prezioso cinema. Il sig. Campolo assicurò che avrebbe lasciato il cinema integro e mantenne la parola. Dopo il sequestro dei suoi beni, furono le istituzioni a compiere il misfatto e a consentire lo smantellamento del cinema che diventò negozio di abbigliamento.
Il teatro Siracusa, che ha ereditato il cognome del fondatore, e il proprietario Nino furono oggetto di una satira pungente del poeta Nicola Giunta che rimproverava l'impresario di svuotare le tasche dei giovani con spettacoli volgari. Nella poesia dialettale di Giunta l'impresario, durante i suoi funerali, esce dalla bara e prende in giro le persone che seguivano il carro facendo pettegolezzi su di lui. Speriamo che anche il funerale di questo teatro sia solo una finzione, una leggenda metropolitana o un goffo tentativo che non si realizzerà, ma bisogna vigilare, l'ignoranza è sempre in agguato, con la sua miopia e la sua violenza.

Giuseppe Gangemi

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