Quando il vento fa il suo giro

Mar, 08/10/2019 - 17:40

Essere testimoni di un luogo così indefinito non è affare da poco. Una pagina dietro l’altra mi sono chiesta  come mai la voce che racconta  il  posto del vento  è tutta al femminile. Un femminile che abita dei luoghi che sanno d’assenza, di latenza. Un’assenza che non è sinonimo di vuoto, ma al contrario contiene storie che aspettano d’essere raccontate, è traccia di una mancanza, è custode di affetti delicati o di passioni efferate. Seguendo il profumo di menta, che apre il primo racconto, Mario Alberti ci guida con passo pacato attraverso mondi umili, silenziosi, sospesi in un tempo eterno.
Lungo il percorso, spingiamo l’uscio dell’intimità, poco a poco, porta dopo porta, e incontriamo personaggi femminili dagli affetti intensi. Siamo accompagnati, con garbo e rispetto, nello spazio segreto, quello più nascosto, quello di dentro. È uno spazio riservato, che non ha alcun bisogno di mostrarsi sulla pagina di un reseau sociale. Esente da stagnanti vanità.
È un libro controcorrente quello di Mario Alberti, dove la focale è spostata verso l’ascolto paziente, quello della curiosità empatica, del delicato pudore, della dimensione interiore, dell’elogio della lentezza. La realtà esterna è, nel racconto, prologo verso l’accesso alla realtà interna dei personaggi. Il vento sembra chiudere una latenza, per cantare il suo logos. Perché poi il vento? Di cosa è portatore? Della storia trasmessa a chi verrà al di là dei muri o quella che ci racconterà l’altro? È traccia del desiderio che porta in sé la vita, quello che non ha confini di spazio o di tempo? È collera che articola infine le sue parole ? È un canto libero che sussurra una verità prorompente ? Il libro sarà presentato a Bova (Chora tu Vua) il prossimo 13 ottobre.

Autore: 
MariaGrazia Spanò
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