Quando il lavoro è una carneficina

Mar, 08/10/2019 - 12:40
I briganti

Si lamentano perché non trovano più dipendenti a causa del reddito di cittadinanza. Si lamentano di non avere più carne da mandare al macello, in altri termini. In itaGlia non c’è molta cultura del lavoro, né tra i datori di lavoro, né tra i lavoratori: i primi hanno bisogno di manodopera per mandare avanti la baracca, ma siccome le tasse sono altissime (tra le più alte d’Europa) ecco che non si perde tempo e si risparmia sul lavoratore. Non soltanto non esiste una paga base, che è stabilita dal datore di lavoro, (anche se sulla busta paga figura altro importo) ma in certi casi costui ti obbliga a pagarti pure il “corso di sicurezza sul lavoro”, che è invece obbligo del datore di lavoro fornire (come da D. Lgs. 81/08), altrimenti... ci sono tante persone che se lo pagherebbero. In altre parole, se non te lo paghi ti licenzia. D’altro canto i lavoratori hanno la “colpa”, se così si può definire, di piegarsi alle volontà del capo, che a sua volta si piega allo stato, che a sua volta non tutela nessuno. Come mai il lavoratore si “piega”? Molto semplice: per la pagnotta. Non è affatto un bel periodo storico, la gente non può aspirare a fare ciò per cui è portato o ciò che sogna, perché deve solo pensare a campare, a tirare avanti. Non c’è neanche il tempo di soffermarsi e pensare alla propria vita e alle proprie scelte. Ci sono figli e parenti di mezzo, non scherziamo. È del tutto normale che una persona voglia portare a casa tutto ciò di cui c’è necessità, però c’è un limite alla sopportazione, e in questa terra questo limite lo si passa spesso. Ecco che la dignità umana ti porta a fare un biglietto di sola andata verso posti dove il tuo lavoro è riconosciuto, dove non devi ringraziare per ricevere una paga che pare elemosina, dove almeno i diritti di base sono riconosciuti. I datori di lavoro si lamentano perché la gente (che possiede i requisiti e preferisce non spaccarsi la schiena per quattro spiccioli per non riuscire nemmeno a vedere crescere i suoi figli) accetta di campare per un periodo col reddito di cittadinanza. Ovviamente questo aiuto è creato per trovarlo un lavoro, ma è anche normale pensare che in un paese dove fino a ieri eri sfruttato fino all’osso, qualcuno, potendo, possa pure provare a vivere, a respirare un po’ senza sentirsi con l’acqua alla gola (non parlo dei furbetti, quello è altro discorso). Perciò, magari, i datori di lavoro cominciassero a pagare il corso di sicurezza sul lavoro, che è compito loro. Cominciassero poi a ribellarsi per le tasse esorbitanti, e non prendessero troppi dipendenti senza poter loro assicurare una paga dignitosa.

Autore: 
Brigantessa Serena Iannopollo
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