Qualità della vita: non so voi ma io in Calabria mi scialo

Dom, 10/02/2019 - 11:00

Intendo chiarire da subito che questo articolo è un mio contributo alla lotta per una vera questione meridionale, che ha come primo obiettivo quello di recuperare quella reputazione che la nostra popolazione perde giorno dopo giorno, senza poter fare niente, perché come diceva Nicola Zitara la storia la scrivono i vincitori, è non siamo noi. Dedico a Nicola Zitara questa mia riflessione perché, come mi ha insegnato, ho letto con spirito critico una notizia che è girata, come ogni anno, nel periodo di dicembre. Mi riferisco alla classifica sulla qualità della vita redatta dal giornale “Italia Oggi 7”; sono 40 pagine, per lo più fatte di schemi e numeri che cercano di convincerci che la qualità migliore della vita è al nord mentre le città del sud vengono posizionate in fondo alla classifica. Ebbene io voglio contestare questa classifica perché dal mio punto di vista non tiene in debita considerazione degli elementi che per i meridionali, ma non solo, sono più importanti di altri. Prima di procedere con l’esame dei dati, che non mi convincono, invito da subito gli amici del sud a girare a tutti i professori che possono dare un contributo perché oltre le mie opinioni, si possa contestare questa classifica anche con dati scientifici, che io non ho le competenze per proporre.
Io vivo al sud, vivo in Calabria, vivo a Siderno, ho fatto questa scelta dopo l’università perché ho preferito la qualità della vita a possibilità di carriera e di successo economico. Ho fatto questa scelta per alcuni elementi che fuori di qui è difficile trovare. A chi ha stilato la classifica vorrei dire che per misurare la qualità della vita bisogna tenere in conto diverse variabili, alcune affatto trascurabili. Per esempio, quando ad agosto rientro a casa dal mare e mi faccio la doccia in giardino, ad aspettarmi c’è la pianta di fico da cui prendo un frutto, lo sbuccio e per me quel momento non ha eguali. Del mio fico sotto la doccia a Milano non c’è nemmeno la cartolina.
La mia vita è stata condizionata da una strada, la mia passione è il lungomare. Tornato per le vacanze, quando ero all’università nella piatta Bologna, una mattina al posto del corso decisi di percorrere il lungomare. Era una mattina di sole, di quel sole che non sono riuscito a vedere e sentire in nessun posto del mondo. Per chi non è locrideo forse non è facile da capire, ma uscire la mattina e vedere il mare e il meraviglioso paesaggio equivale a una cura medica. E, come dice mio cugino Cosimo, a Torino di tutto questo non sentunu mancu aduri.
Adesso passiamo allo studio dell’architettura utilizzata dal settimanale che è caratterizzata da nove dimensioni d’analisi (affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita). Questo il titolo del giornale: “La provincia autonoma in testa alla classifica di ItaliaOggi. Tonfo di Roma, all’85° posto. Bolzano reginetta d’Italia”, naturalmente ultima in classifica la provincia di Vibo Valentia e poco prima le altre calabresi, con Napoli terzultima.
Ma come si permettono, ma come sono fatte queste classifiche? Sono convinto che questa deve diventare una delle battaglie più importanti che dobbiamo portare avanti, perché è su queste grandi bugie che si costruisce il declino e il depauperamento del sud Italia rispetto al Nord.
Non condivido i criteri utilizzati, ci penalizzano perché elevano i dati di luoghi senza anima e cuore, per questo voglio proporre e analizzare criteri che secondo me hanno senso.
Il primo elemento può e deve essere il clima, su questo non esiste partita anche a livello europeo. Il clima nella Locride è tra i migliori nel mondo, basta solo ricordare lo studio che fu fatto alcuni anni fa dall’università di Vienna (Mario Diano conserva tutte le carte) che indicava come la Locride è uno dei quattro posti al mondo dove chi era affetto da malattie legate ai reumatismi riduceva del 60% l’uso di medicinali. Non bastasse portiamo come prova inconfutabile il bergamotto, che cresce solo in questo territorio per le particolari condizioni climatiche che ci sono. Uno a zero e palla al centro.
Secondo elemento da considerare non può non essere l’alimentazione. E qui siamo già sul due a zero. Lavoro da un po’ nel settore dell’agroalimentare e posso affermare senza timore di smentita che nella nostra zona esistono tra i più buoni prodotti alimentari del mondo che per crescere necessitano, ancora una volta, di particolari condizioni climatiche. Parlo degli agrumi che hanno ancora un sapore, cosa che gli italiani hanno dimenticato da tempo, come il biondo di Caulonia, ma anche di frutti unici, come tutti i frutti da albero che ogni settimana Orlando Sculli ci descrive con tanto amore. Ma potrei continuare con le specialità come gli “zinurri” (i nostri carciofini selvatici), i funghi porcini, gli ovuli d’Aspromonte, i pomodorini, i lamponi e i piccoli frutti. Continuando si raggiunge l’eccellenza con le nostre varietà di olive e di oli, i più saporiti del sud, per poi passare all’uva che vanta due DOC come la Bivongi e il greco di Bianco. Per non parlare degli allevamenti di capre e pecore – con il loro latte si ricavano dei formaggi sapientemente lavorati – e della bontà della nostra carne che raggiunge il massimo con il culto del maiale. Che meraviglia! Ma la lista continua con il caciocavallo di Ciminà, la ricotta di Mammola, il caprino d’Aspromonte, il prosciutto crudo di Canolo, le salsicce di maiale nero di San Luca, le lumache ad Africo, il pane di Platì. Anche l’acqua qui ha un sapore! Dunque, il gol è certo: due a zero.
Poi il tempo, questo bene impalpabile: qui si vive tranquilli, qui si campa d’aria, cantava Otello Profazio. Sicuramente quando si parla di vita a misura d’uomo si parla del nostro modo di vivere, che forse noi non capiamo ma che per me è sicuramente un elemento imprescindibile. Calma e Candalia, Iamu cianu. In questa bella canzone del bravo Fabio Macagnino c’è l’essenza della bellezza del tempo che si vive nei nostri territori.
Prima di concludere vorrei ricordare che il dibattito sulla qualità della vita è antico. Già Aristotele, per esempio, lo ha trattato nell'Etica Nicomachea usando il concetto di eudaimonia, che in greco significa "buon spirito" o felicità. Prima di lui, Platone aveva dedicato vari anni della sua vita a organizzare praticamente il governo e la città perfetta. Quindi come possono vedere i nostri cari amici di Italia Oggi 7, qui è nata anche la qualità della vita. Non si dispiacciano, ma la partita è persa.
Adesso sì che mi sento meglio, ogni anno ci riempiono di insulti con questa classifica e nessuno dei grandi giornali meridionali che abbia mai pensato di entrare nel merito.
Ma come si nota da una semplice lettura, gli elementi per noi importanti sono assenti, forse perché non li vedono, non li conoscono, non sanno che ci sono posti come il nostro in cui il sole ti bacia la mattina e il mare ti accarezza la sera, e non d’estate ma tutto l’anno.
Partita vinta, quindi, ma non riesco a non ricordare a tutti che nei nostri paesini anche la longevità è di casa; a questo proposito mi viene in mente il mio amico Franco Carnovale che pubblicizza i centenari di Bivongi.
No, non rinuncerei mai alla mia terra per una città triste e nebbiosa. Ieri è tornata mia nipote Cecilia che studia a Milano e quando torna ci vogliono due giorni per riprendere colore.
Ma come si fa a pensare che si viva meglio con i soldi e senza sole?

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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