Peppe Servillo batte Pironaci. Grazie Eolo!

Dom, 07/01/2018 - 12:40

Non tutto vien per nuocere. Il forte vento e il maltempo di questi giorni hanno scongiurato l’ennesima sconfitta per la cultura nella Locride. Peppe Servillo batte Pironaci, il Roccella Jazz sconfigge l’intrattenimento da piazza. E chi si deve ringraziare? Un qualche illuminato progetto di sensibilizzazione? Un assessore che ha fatto riscoprire le gioie di una serata ad ascoltare buona musica? No. Solo Eolo e il suo cattivo umore.
La leggerezza di Pironaci non è certo il male. Le sue volgarità fanno sorridere ed è comprensibile che le persone di questi tempi abbiano bisogno di una sana risata. È intrattenimento. Ci si estranea da tutto e si ascolta questo tizio che parla del nulla con la sua volgarità fine a sé stessa.
Ecco un’altra che ci attacca una pippa perché le parole sono importanti. State pensando questo alzando gli occhi al cielo. Non è così, non è  questione di linguaggio. Ormai “cazzo” è una parola che non scandalizza più nessuno. È più un problema di modi. Il problema è che essere un giullare è un mestiere e come tutti i mestieri richiede arte. Anche l’esasperazione di consonanti aspirate e di vocali aperte non è il nocciolo del fatto. Anzi ci sono notevoli esempi di come il dialetto possa essere parte del messaggio. Senza scomodare il Nobel Fo, basti pensare alle poesie dialettali di Gregory Corso.
Su internet una delle performance più cliccate di Pironaci è quella in cui si esibisce nel racconto della barzelletta su una bambina, un vecchio, una “iestima” e la crescita dei peli del pube dell’adolescente. E come ridevano le persone intorno a lui... Ma per cosa si stavano così divertendo quegli adulti? Perché il "cosa" in questo discorso è fondamentale. Non si tratta più della caricatura alla Franco, oh Franco sulle abitudini culinarie o di viaggio dei calabresi. Come quella presentata in prima serata dai Calabroni.
Non è in discussione chi preferisce il cabaret spinto di Pironaci, ma il perché questa caricatura della calabresità è l’unica che la comicità da piazza in Calabria ci propina. Ascoltando queste performance si impara tutt’al più che le donne belle possono essere tamarre come tutte le altre e che le tecnologie si applicano anche ai bidet. Assistere alla macchietta messa in scena da questo personaggio provoca un’ilarità irrefrenabile nel suo pubblico. Le persone intorno a lui in quel momento scelgono di non porsi questioni, ma non hanno neanche alternative di intrattenimento leggero.
Se uno straniero provasse a raccontarci così saremo però pronti a tirare su le barricate dell’indignazione. Perché nessuno può rappresentarci così se non noi stessi.
Per fortuna ogni tanto il vento ci salva da noi stessi.

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