Non ci sono (sarebbero?) alternative

Mar, 08/10/2019 - 17:20
Calabrese per caso

Farsi sorprendere o ritenersi sorpresi di fronte alle notizie o alle dichiarazioni che ogni giorno caratterizzano la vita politica della nostra regione è ormai un lusso. Questo dal momento che nulla, nulla dico, riesce ad andare oltre un’onesta valutazione della realtà quotidiana e delle opportunità di cambiamento possibili. Leggere ovunque, soprattutto sui social, ormai nuova frontiera della dialettica politica, celebrazioni a posteriori di una presidenza ritenuta una delle migliori degli ultimi anni attribuendo, in risposta ai critici, le disavventure alla qualità del consiglio regionale sembra quasi un paradosso. Un esercizio quasi pindarico, se non postdalemiano, di salvare il salvabile senza tener conto delle reali condizioni in cui versa una terra lasciata a se stessa. Un esercizio a difesa impercorribile e insostenibile, dal momento che si dovrebbe mettere in discussione la maggioranza e, con questa, anche chi tale maggioranza ha voluto fissandone le candidature e attribuendo gli assessorati. Ma non solo. Vi è poi chi si lascia andare a happening eclatanti affermando, o ritenendo di poterlo fare, l’inesistenza di alternative a un candidato piuttosto che a un altro. Un’affermazione che assume un significato disarmante e che per noi, poveri destinatari di una politica per illuminati, ci attribuisce il ruolo di meri spettatori. Strumenti poco inconsapevoli, in verità, di contrattazioni di partito, ma direi personali a questo punto, che ricollocano le prossime elezioni regionali all’interno di una lotta per il potere che ha dell’arcaico nelle sue moderne manifestazioni. Affermare che non vi siano alternative all’uno o all’altro, da destra a sinistra passando per il centro mellifluo, significa escludere capacità possibili, quasi come se, e nonostante i saldi negativi raccolti a piene mani e trasversalmente dai cittadini calabresi, ci trovassimo di fronte a un ennesimo Messia. Un nuovo, si fa per dire, Salvatore di una terra che di salvatori ne ha sperimentati tanti, troppi.  Dire che non vi siano alternative a un candidato piuttosto che a un altro significa voler passare sopra ogni valutazione di chi, come e in che modo, potrebbe fare meglio escludendolo solo perché non è un prodotto della partitocrazia, o della militanza fine a se stessa. Dire che non vi siano alternative riduce, anche, ogni rispetto verso la propria area politica dal momento che ciò significa ritenere che l’investitura sia di fatto un nobile retaggio di un passato dal quale, purtroppo, tra signorie varie e fortunati politici di professione, i partiti non riescono ad affrancarsi rimanendo, ormai, mere espressioni di profili che non hanno altre spiagge sulle quali approdare. E allora, come non ricordare George Bernard Shaw, Nobel per la Letteratura, che nell’affermare che ogni progresso ha origine dalla sfida delle concezioni attuali, e che viene eseguito soppiantando le istituzioni esistenti ci fa riflettere su come l’assolutezza della mancanza di alternativa sia alla fine la ragione principe della conservazione del passato, nascosta nell’utopia di un cambiamento possibile affidato all’ultimo uomo “politico” del destino?

Autore: 
Giuseppe Romeo
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