Michelangelo Frammartino, un calabrese a Cannes

Lun, 24/05/2010 - 00:00

Cerco di stare fuori dalla solita retorica del calabrese che fa fortuna fuori regione, in cui spesso sono anch’io incappato: il regista Michelangelo Frammartino (foto), in questi giorni alla ribalta delle cronache cinematografiche con la sua ultima realizzazione, Le quattro volte, selezionato tra i film italiani in concorso nella sezione Quinzaine des realisateurs è nato a Milano 42 anni fa e in questo ambiente è cresciuto e si è formato culturalmente. I suoi genitori, come tanti, emigrarono nella città lombarda dal natio paese di Caulonia, in cerca di miglior fortuna. Opera seconda dopo Il dono, anche questo ambientato in Calabria, il film ha giustamente destato ammirazione tra la critica, nazionale ed internazionale, soprattutto per la sua originalità formale, libera da mode e condizionamenti, che può essere oggetto di varie letture interpretative, dal semplice documentario volto alla ricerca di una spontanea ruralità perduta o un racconto meditativo e filosofico su come questa sia ancora vitale ed esprima e dia valore a credenze animistiche che una sempre più veloce modernizzazione non è riuscita a cancellare. Le quattro volte del titolo richiamano una frase attribuita a Pitagora: “In noi ci sono quattro vite successive, incastrate l’una dentro l’altra”, per cui l’uomo sarebbe allo stesso tempo un minerale, un vegetale, un animale e anche un essere dotato di razionalità. Girato fra Caulonia, il Pollino e il Vibonese, il film ruota intorno a quattro protagonisti: il pastore, le capre, l’albero, il carbone; il primo muore proprio il giorno in cui non beve la polvere raccolta in chiesa, dal ritenuto potere taumaturgico, mentre la sua capra partorisce dando alla luce un capretto che si perde durante la sua prima uscita al seguito del gregge, rifugiandosi sotto un abete bianco. Quest’ultimo verrà abbattuto, reso protagonista di un rito pagano ed infine trasformato in carbone, in base ad un procedimento molto antico. Tra rarefatti silenzi e contemplazione, l’opera di Frammartino ha il suo punto di forza nella semplicità espositiva, che sa farsi misteriosa e appassionante, almeno a quanto ho potuto apprendere dai commenti sulla stampa o sul web e come ho potuto notare da qualche breve trailer, in attesa di poter visionare il film, in distribuzione dal 28 maggio.Tra i lustrini di Cannes, i vari divi, le solite polemiche e competizioni, Le quattro volte è certo una riflessione estremamente intensa, un’affascinante e audace poesia visiva con il grande merito di narrare della Calabria più ancestrale, che diviene simbolo di una memoria primordiale, volta a ricordarci tanto una perduta identità che il nostro fragile equilibrio, esprimendo l’urgenza e il bisogno di ricongiungerci a quel ciclo eterno che ci unisce ad ogni essere vivente e del quale abbiamo sin troppo presto dimenticato l’incanto. Antonio Falcone

Autore: 
Antonio Falcone
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