Mettiamo che sono rose… ma fioriranno?

Dom, 15/04/2018 - 18:40

Giorni fa è stato approvato dalla Giunta Calabrese il Piano Strategico della Zona Economica Speciale che a questo punto non so bene, e me ne scuso, se sarà riferita a Gioia Tauro ed eventualmente ai comuni limitrofi oppure all'intera Regione. Propendo per questa ultima. Le notizie al riguardo sono state molte e non ho avuto modo di approfondirle.
Non sto qui ad elencare i vari passaggi dell'iter legislativo ed amministrativo che hanno portato alla redazione ed approvazione del Piano Strategico della ZES e non sto qui neanche ad entrare nella disamina del documento. Posso solo dire che si tratta di uno studio redatto, a mio parere, in modo ineccepibile. Che fornisce, dapprima, una mappa dei territori che verranno interessati dalle misure agevolative e fornisce poi un interessante quadro delle varie dislocazioni nel mondo delle ZES. Pensate, la prima risale al 1959 ed è stata istituita a Shannon, in Irlanda. Nel mondo se ne contano 4000, di cui 91 in Europa tra ZES e Zone Franche. Laddove è stata istituita una ZES, il territorio ne ha beneficiato molto spesso in modo determinante, agevolando un vero e proprio decollo economico ed occupazionale. Vi sono anche casi in cui invece la misura non ha prodotto gli effetti sperati. Gioia Tauro, o la ZES Calabria che dir si voglia, è la prima ZES in Italia.
Il piano fornisce poi dei collegamenti preziosi con le altre misure agevolative che già operano nei territori calabresi ed ipotizza quale potrà essere l impatto sociale ed economico conseguente all'applicazione delle agevolazioni previste.
Personalmente e da quel po d’esperienza che credo di avere, non posso che fare i miei complimenti agli autori del Piano Strategico appena approvato dalla Giunta Regionale.
Ma, pur non volendo apparire disfattista ed anzi con l’augurio che tutti gli obiettivi del piano vengano raggiunti, non posso non pormi delle domande.
Ma la Calabria è fertile al punto tale da recepire una tale macchina da guerra intesa come traino dello sviluppo economico? Voglio dire quante sono state le volte in Italia, a partire dal dopoguerra, che abbiamo gridato Ora ci siamo ed invece il divario Nord/Sud anziché decrescere è peggiorato? Sono certo che l attuale classe politica calabrese, mi riferisco alla giunta che tra un anno credo termini il suo mandato (con le ovvie conseguenze di eventuali discontinuità nella programmazione ed attuazione delle misure previste dal Piano), ha realizzato tutto nel migliore dei modi, servendosi di tecnici illustri quali l Assessore Regionale alla logistica ed allo sviluppo economico, Francesco Russo, e facendo le giuste pressioni sul Governo per la definizione del prescritto Iter legislativo.
Ma per la fase di applicazione, quella cioè successiva ,esiste già una cabina di regia? Sicuramente si, ma i cittadini vorrebbero saperlo. Altrimenti succede come per i funerali. Il giorno delle esequie la Chiesa è strapiena, ma dal giorno dopo a casa dei famigliari nessuno si affaccia.
Io sono certo che stavolta è un altra storia. Perché sono coinvolte tutte le forze in campo, dalle Istituzioni alla Chiesa, alle Forze dell'Ordine. Una volta anche il farmacista aveva voce in capitolo. Ma oggi forse no. In Calabria quante volte abbiano assistito a manifestazioni in pompa magna cui puntualmente è seguito il silenzio, il torpore e successivamente la solita rassegnazione?
Si dice e si vorrebbe che la Calabria divenisse attraente per gli investitori privati esteri (questo è uno degli obiettivi del piano). Bene, Dio lo voglia. Ma siamo certi che se oggi sbarcasse in Calabria un potenziale investitore straniero, possa veramente venirgli in mente, pur considerando tutti i vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari previsti dalla ZES, di investire nella nostra terra?
Non è che prima dovrebbe innanzitutto migliorare l accoglienza, sia quella umana che quella logistica (treni, alberghi ed altri servizi pubblici senza tralasciare la macchina burocratica anche se per quella è previsto uno snellimento). Altrimenti, si cade nello stesso equivoco che abbiamo vissuto per lo Stretto di Messina, Pensare allo Stretto mentre ancora mancavano anni alla fine dei lavori della Salerno/RC.
Non voglio sminuire gli obiettivi del Piano Strategico approvato l altro giorno dalla Giunta Calabrese. Lo dico sul serio. Vorrei però che fosse chiaro che il Piano è e deve essere solo un punto di partenza. L averlo approvato è un buon risultato, magari anche elettorale, ma non aggiunge e non toglie.
Vogliamo che dopo il funerale, nel nostro caso celebrazione festosa, chi di dovere prosegua nelle azioni di vicinanza e di stimolo ad andare avanti ed a costruire.
Inoltre, ma non da meno, il popolo calabrese deve iniziare a comprendere il vero significato del verbo condividere e/o fare squadra e dell'altra locuzione trovare le soluzioni anziché alzare le mani di fronte a tutto e guardare sempre all'erba del vicino. Ma questo tema è stato già trattato, elencando una serie di vizi ed abitudini che sarebbe meglio rivedere.
Un ultima esortazione, questa volta alla dirigenza politica ed anche pubblica. Agite per la collettività e non per voi stessi e per i piccoli interessi di bottega. Tornate all'alto valore della vecchia politica. Promulgare i piani o regolamenti che siano non è sufficiente. E l attuazione ciò che conta, la sua verifica ed il suo controllo. Porre degli obiettivi ed accanto individuare le risorse disponibili per la loro realizzazione. Occorre poi seguirne da vicino lo svolgimento, controllarne la coerenza al programmato , individuare gli scostamenti e le ragioni di questi ed intraprendere eventualmente le dovute misure correttive.
Ci sarà modo e tempo per snodare le varie tematiche che il Piano pone. Per il momento io mi sento non di remare contro, ma di evitare l ennesima delusione per la gente di Calabria. Per quanto riguarda la zona da dove provengo, dico solo che negli ultimi anni non vedo più un albergo né il vecchio campeggio. Anni fa, gli alberghi erano quattro ed il campeggio funzionava perfettamente. E vedo anche cadere a pezzi uno degli edifici storici più belli del paese, la Fondazione Zappia, mentre molti anni fa è stato costruito un nuovo Teatro (che poteva essere invece istituito nell'edificio della Fondazione) somigliante veramente ad un nulla , che per decenni è rimasto chiuso e che oggi per fortuna, mi dicono, finalmente resuscitato.
Se il Piano sarà la panacea per recuperare il tempo perduto e sanare tutte le deficienze realizzate negli ultimi decenni, saremo ovviamente tutti felici. Ma mi sono permesso di lanciare i miei dubbi personali. Fatene ciò che più vi aggrada.
Sono un calabrese, figlio di padre emigrante, esportato e catapultato nella grande città alla tenera età di 13 anni. Mi sono confrontato con una realtà quindi più complessa ma devo dire non mi sono mai arroccato. E ritengo di non aver mai tradito i miei valori, che provengono dalla nostra terra, e che sono l amicizia, l onestà e la schiettezza. In virtù dei quali, posso assicurarvi, ho perso tante battaglie, ma non ancora la guerra.

Autore: 
Ernesto Campiti
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