Melograno bianco di Bruzzano

Lun, 08/01/2018 - 12:20
I frutti dementicati

Sette anni addietro l’insegnante Beniamino Violi di Ferruzzano, abitante a Motticella di Bruzzano, mi fece dono di alcune melegrane, spiegandomi che si trattava di frutti della varietà bianca, quantomeno rara.
Non ci feci caso a quello che affermava e arrivato a casa aprii un frutto e mi trovai di fronte ad una melagrana dai grani tutti quanti candidi, addirittura trasparenti e rimasi sorpreso e mi meravigliai ancor di più quando assaggiai dei grani, che risultarono dolcissimi.
Dopo alcuni giorni incontrai Beniamino e mi complimentai con lui per i frutti eccellenti, di cui mi aveva fatto dono e mi raccontò che egli aveva un lungo filare di melograni, sul bordo della strada sull’argine della sinistra idrografica della fiumara, in contrada Nasida del comune di Bruzzano.
Aveva da una decina d’anni comprato un “giardino” di bergamotti, dal dottor Palermiti di Brancaleone, originario di Bruzzano dove esistevano anche tanti alberi da frutto, tra cui il filare dei melograni particolari.
A questo proposito, mi cominciò a raccontare che essi rappresentavano la sua disperazione in quanto, quando i frutti cominciavano a maturare, dei maleducati senza nessun rispetto per i beni altrui, tagliavano la recinzione e rubavano le melegrane, non curandosi poi di ripararla, lasciando un varco notevole; rimanevano solo quelli delle cime più alte, irraggiungibili, appetiti però dai topi della zona che con grande cura svuotavano dei grani tutti i frutti.
A poca distanza era ubicato un ovile di numerosissime e fameliche capre aspromontane, che ogni mattina, in maniera diligente e metodica giravano attorno al campo e controllavano in maniera rigorosa la rete metallica che costituiva la recinzione, tentando di trovare un minimo varco capace di far passare la loro testa; si sa, infatti, che se passa la testa, passa anche il corpo di una capra.
Naturalmente la loro ispezione risultava vana perché Beniamino controllava a sua volta con cura l’integrità o meno della recinzione e ai primi di ottobre egli verificava ciò più di una volta al giorno.
Un giorno però egli ebbe la necessità di assentarsi e quindi il campo restò senza tutela e proprio allora qualcuno andò a rubare le melegrane aprendo un varco con una tenaglia; alle diligenti capre aspromontane non sfuggì l’opportunità e in un baleno si riversavano dentro il campo facendo piazza pulita delle piante che avrebbero costituito l’orto invernale, brucando poi le cime più tenere e a portata di bocca di tutte le piante dell’agrumeto.
Il pastore naturalmente fece finta di non accorgersi e dopo che le bestie avevano fatto danni notevoli alle piante cacciò le capre dal campo, ormai sazie.
Episodi di tal genere si ripeterono per due o tre anni di seguito, per cui Beniamino, rispettoso al massimo della natura e della biodiversità, sapendo del mio interesse per il nostro germoplasma, ebbe la delicatezza di avvisarmi, già dall’autunno inoltrato, di andare nel suo campo e prelevare tutti i polloni che avessi desiderato alla base dei melograni, perché nel tempo opportuno avrebbe provato a risolvere il problema che tanti fastidi gli stava arrecando da anni ormai.
Non accolsi il suo invito, perché non capii a pieno ciò che intendeva dire e solamente due anni addietro gli chiesi degli innesti del delicatissimo melograno bianco, ma egli mi replicò che ormai era troppo tardi, perché egli, a malincuore, nell’estate successiva all’autunno in cui mi aveva invitato a prelevare dei polloni , in pieno solleone irrorò abbondantemente con diserbante tutto il filare delle piante e tutte quante esse seccarono.
Restai molto male e incolpai me stesso per non aver accolto l’invito di anni prima e cominciai a ricercare nel territorio la varietà probabilmente estinta.
Andai alla ricerca nei comuni vicini a Bruzzano, nel mese di ottobre e non trovai traccia della pianta desiderata, perché probabilmente la varietà non esiste più; però trovai qualcosa che si può in parte avvicinare ad essa nel comune di Staiti, in contrada Stabile, nella proprietà di Benedetto Tuscano, e poi fui avvisato che qualcosa di equivalente esisteva nell’orto di Francesco Pulitanò a Ferruzzano Marina, dove la pianta esistente era nata da sola.
I frutti, come si vede dalla foto scattata da Nino Cannatà, sono costituiti da arilli in parte bianchi e in parte rosa pallido.
Quelli bianchi sono candidi e possono dare l’idea di come fossero belli i frutti del melograno bianco, dai grani interamente candidi e trasparenti, esistenti ora solo a metà.

Autore: 
Orlando Sculli
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